Muschietti: “Scaduti, norme ancora ambigue, si doveva far meglio”

Roma, 4 aprile – Nel copioso ordinamento legislativo che regola il servizio farmaceutico italiano, non mancano davvero le norme all’origine di qualche scontento tra i farmacisti. E, se è abbastanza comprensibile che tra queste rientrino le leggi più datate, rese inadeguate dalle inesorabili trasformazioni che il trascorrere del tempo porta con sé cambiando in profondità situazioni, contesti e necessità, sorprende sempre quando a suscitare mugugni (molto spesso giustificati) siano leggi di conio recente che – nate con il lodevole intento di risolvere un problema o assicurare una più efficace regolazione di un qualche profilo dell’attività della farmacia – finiscono invece per rivelarsi toppe peggiori del buco.

È il caso, recente, delle norme sulla depenalizzazione dei farmaci scaduti, contenute nella Legge Lorenzin e destinate a risolvere un problema annoso della farmacia, esposta a rischi penali pesanti per fattispecie sostanzialmente ineliminabili dall’attività professionale, come il semplice rinvenimento anche di una sola confezione di farmaco scaduto.

A una lettura più attenta delle nuove disposizioni che avrebbero dovuto eliminare il problema, però, gli esperti di diritto farmaceutico (come ad esempio Francesco Cavallaro, che all’argomento ha dedicato qualche settimana fa un commento sul portale IusFarma)  hanno subito rilevato profili di ambiguità tali, se possibile, da peggiorare le cose:  “Sulla base della nuova disposizione la presenza di scaduti in farmacia espone in ogni caso il titolare ad una sanzione, benché la scadenza dei medicinali in farmacia costituisca, come è ovvio, un evento normale e inevitabile” ha osservato Cavallaro al termine della sua disamina delle nuove norme, prevedendo un intervento correttivo da parte della Corte Costituzionale.

Sulla questione, ha ritenuto opportuno intervenire anche il presidente di Farmacieunite Franco Gariboldi Muschietti (nella foto). E lo ha fatto in modo non privo di originalità, inviando ai giornali di settore un breve articolo sul tema del consulente legale del suo sindacato, Michele Sartoretti.

“Un articolo attualissimo, per quanto indubitabilmente vecchio” lo definisce Muschietti, rivelando che si tratta di un contributo pubblicato sulla newsletter di Farmacieunite nel 2014,  “quando la norma oggi oggetto di lamentazioni e proteste variamente assortite era ancora in discussione e c’era il modo, il tempo e lo spazio per correggerne le fin da allora evidenti, gravi insufficienze”.

Muschietti sottolinea come, “con buona pace del tempestivo warning lanciato dal nostro sindacato”,  non si fece purtroppo nulla per migliorare le nuove disposizioni. “Con ogni probabilità” scrive il presidente di Farmacieunite “le più alte rappresentanze della categoria avevano altro di più importante di cui occuparsi”.

Il risultato è che ancora oggi “i titolari di farmacia italiani continuano a dover subire norme tutt’altro che risolutive del problema degli scaduti e si trovano ancora esposti a sanzioni amministrative pesanti, nonostante la scadenza dei medicinali in farmacia costituisca un evento normale e inevitabile” scrive ancora Muschietti, esprimendo rammarico per il fatto che “ai piani alti della categoria non si riesca ancora a fare tesoro del plurimillenario precetto ippocratico del ‘prevenire è meglio che curare’ e abbondino invece gli specialisti in chiusura delle stalle a fuga dei buoi già avvenuta”.

“Prima o poi bisognerà porsi il problema di cambiare registro” conclude Muschietti “cominciando, magari, con il prestare ascolto (prima, e non dopo) alle molte e assennate sollecitazioni e indicazioni che la categoria sa fortunatamente ancora esprimere”.