Morbillo, in Italia numeri drammatici: quasi 5000 casi nel 2017

Roma, 26 gennaio – Con buona pace dei giornalisti di grande notorietà e visibilità che sulle pagine dei giornali che dirigono o dalle tribune televisive che quasi quotidianamente frequentano sparano ad alzo zero contro la legge sull’obbligo vaccinale, divertendosi a inscrivere nel rango delle presunte bufale gli allarmi sul ritorno di malattie come il morbillo, esistono i fatti. E, a raccontare quei fatti, ci sono numeri precisi, raccolti da istituzioni serie e al di sopra di ogni sospetto (anche quelli avanzati non si capisce su quali basi e considerazioni scientifiche dai sopraddetti giornalisti à la page), come l’Istituto superiore di sanità.

Che ieri, appunto, ha reso noto l’aggiornamento mensile sulla diffusione  di morbillo e rosolia nel nostro Paese. E i numeri giustificano le reprimende e l’invito a vergognarci che, nell’aprile dello scorso anno, ci venne indirizzato dal commissario Ue alla Salute Vytenis Andriukaitis: nel 2017 ci sono stati in Italia 4.991 casi di morbillo, quasi sei volte quelli del 2016, con quattro decessi (tre bambini e un adulto di 41 anni, tutti non vaccinati; va però precisato che in tutti i casi erano presenti altre patologie di base e la causa del decesso è stata l’insufficienza respiratoria).

Nell’anno appena trascorso, insomma,  l’Italia è stata il secondo Paese per numero di casi dopo la Romania.

Complicanze si sono registrate nel 35,8 % dei casi. Il 44,8% dei pazienti colpiti  è stato costretto al ricovero ospedaliero e un ulteriore 22 % si è rivolto a un Pronto soccorso. Il range d’età dei pazienti varia da un giorno a 84 anni, con l’età mediana che è risultata di 27 anni.

Dal rapporto dell’Iss emerge anche che l’87,5 % dei casi per i quali è noto lo stato vaccinale, era non vaccinato e il 7,2% aveva effettuato una sola dose di vaccino; l’1,6 % aveva ricevuto due dosi e il 3,7% dichiara invece di non ricordare il numero.

Per quanto riguarda la diffusione regionale, il 90% dei casi si è concentrato in otto Regioni: Lazio (1.699), Lombardia (787), Piemonte (629), Sicilia (425), Toscana (370), Veneto (288), Abruzzo (173) e Campania (108).

Il Lazio ha riportato il tasso d’incidenza più elevato (28,8 casi/100.000 abitanti), seguito da Piemonte (14,3) e Abruzzo (13,1).

L’incidenza più alta per fascia d’età si è registrata in quella  tra 0 e 4 anni (34,8 casi per 100mila abitanti),  seguita da quella tra 15 e 39 (17,3).

“Questi dati ci dicono che il morbillo è un problema enorme nel Paese non solo nei bambini sotto i due anni ma anche negli adolescenti e nei giovani adulti” commenta  sul Corriere della Sera Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione mondiale per le Malattie infettive e i Disordini immunologici. “Questo spiega l’importanza della legge che ha introdotto almeno l’obbligo per l’ingresso a scuola dei più piccoli”. Ora però, conclude Esposito, l’attenzione deve rimanere elevatissima anche “per i giovani e negli ospedali, dove è fondamentale che gli operatori si vaccinino perché sono una categoria ad altissimo rischio”.