Morbillo, allarme degli infettivologi, tasso di mortalità in crescita

Roma, 7 marzo –  Nel 2017 in Italia il morbillo ha ucciso 30 persone e ne ha colpite 14.451, circa il 400% in più  rispetto all’anno precedente, quando furono registrati 4.643 casi. I paesi dove l’epidemia si è  manifestata più violentemente sono stati Romania (5560) e Italia (5004).

A sostegno dei dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sui crescenti casi di morbillo in Italia, riferisce l’agenzia AGI, arriva la riflessione degli specialisti della Simit, La Società italiana malattie infettive e tropicali, che pongono l’accento sulla imprescindibilità della vaccinazione.

In Italia i numeri sono allarmanti, pari a un terzo di tutti i casi europei, soprattutto se si considera che secondo i dati del Ministero della Salute nel 2016 erano stati 862.

Il maggior numero di morti sono stati registrati in Romania con 19 casi, poi al secondo posto l’Italia con 4 decessi sugli oltre 5mila casi. In tal caso si conserva il trend di incidenza che spesso si ripete nelle epidemie di morbillo di un morto ogni circa mille casi. L’88% di tutti i casi italiani del 2017, ricordano gli infettivologi, si è registrato in soggetti non vaccinati; un altro 6% in persone che hanno fatto una sola dose. Quindi il 94% dei pazienti sono persone che non si sono adeguatamente vaccinate.

Un altro dato interessante è relativo al 44% dei malati che ha registrato un quadro clinico tale da portarli all’ospedalizzazione, per un totale di circa 2000 ricoveri.

Nel primo mese del 2018 ci sono stati 164 casi di morbillo in Italia” rileva Massimo Andreoni, ordinario di Malattie infettive dell’Università romana di Tor Vergata. “Ben due i decessi, un 38enne e un 41enne. La crescita dei casi di mortalità  e’ quindi molto aumentata, con un decesso ogni 80 casi. Le regioni più  colpite nel 2018 sono la Sicilia, Lazio, Calabria e Liguria dove si sono registrati l’80% dei casi. Il 93% di tutti i casi del nuovo anno ha interessato i pazienti che non hanno eseguito la vaccinazione; mentre un caso su due è finito in ospedale”.

Ma cosa succederà nei prossimi mesi? “Probabilmente, dobbiamo aspettarci una progressiva riduzione dei casi nel corso del 2018″  risponde Andreoni “ma siamo ancora in piena fase epidemica, quindi si consiglia ancora di vaccinarsi o di completare la vaccinazione con la dose di richiamo. I due casi letali del 2018 devono ricordarci come questa malattia che noi consideriamo all’apparenza poco fastidiosa potrebbe provocare addirittura il decesso della persona”.

L’unico vero strumento capace di proteggerci è il vaccino, conclude Andreoni. “La diffusione dello scorso anno e l’aumento di mortalità ci deve far
riflettere sull’importanza che questo assume. Non solo per coloro per i quali è previsto l’obbligo della vaccinazione, ma anche per i giovani adulti, per i quali è un richiamo
” conclude il professore.  “La causa principale dell’esplosione del morbillo, infatti, è  proprio l’alto numero di
persone non protette che permette una piu’ ampia circolazione del virus. Più le persone non si vaccinano, maggiore è  il rischio di registrare un aumento dei casi”.

Roma, 7 marzo –  Nel 2017 in Italia il morbillo ha ucciso 30 persone e ne ha colpite 14.451, circa il 400% in più  rispetto all’anno precedente, quando furono registrati 4.643 casi. I paesi dove l’epidemia si è  manifestata più violentemente sono stati Romania (5560) e Italia (5004).

A sostegno dei dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sui crescenti casi di morbillo in Italia, riferisce l’agenzia AGI, arriva la riflessione degli specialisti della Simit, La Società italiana malattie infettive e tropicali, che pongono l’accento sulla imprescindibilità della vaccinazione.

In Italia i numeri sono allarmanti, pari a un terzo di tutti i casi europei, soprattutto se si considera che secondo i dati del Ministero della Salute nel 2016 erano stati 862.

Il maggior numero di morti sono stati registrati in Romania con 19 casi, poi al secondo posto l’Italia con 4 decessi sugli oltre 5mila casi. In tal caso si conserva il trend di incidenza che spesso si ripete nelle epidemie di morbillo di un morto ogni circa mille casi. L’88% di tutti i casi italiani del 2017, ricordano gli infettivologi, si è registrato in soggetti non vaccinati; un altro 6% in persone che hanno fatto una sola dose. Quindi il 94% dei pazienti sono persone che non si sono adeguatamente vaccinate.

Un altro dato interessante è relativo al 44% dei malati che ha registrato un quadro clinico tale da portarli all’ospedalizzazione, per un totale di circa 2000 ricoveri.

Nel primo mese del 2018 ci sono stati 164 casi di morbillo in Italia” rileva Massimo Andreoni, ordinario di Malattie infettive dell’Università romana di Tor Vergata. “Ben due i decessi, un 38enne e un 41enne. La crescita dei casi di mortalità  e’ quindi molto aumentata, con un decesso ogni 80 casi. Le regioni più  colpite nel 2018 sono la Sicilia, Lazio, Calabria e Liguria dove si sono registrati l’80% dei casi. Il 93% di tutti i casi del nuovo anno ha interessato i pazienti che non hanno eseguito la vaccinazione; mentre un caso su due è finito in ospedale”.

Ma cosa succederà nei prossimi mesi? “Probabilmente, dobbiamo aspettarci una progressiva riduzione dei casi nel corso del 2018″  risponde Andreoni “ma siamo ancora in piena fase epidemica, quindi si consiglia ancora di vaccinarsi o di completare la vaccinazione con la dose di richiamo. I due casi letali del 2018 devono ricordarci come questa malattia che noi consideriamo all’apparenza poco fastidiosa potrebbe provocare addirittura il decesso della persona”.

L’unico vero strumento capace di proteggerci è il vaccino, conclude Andreoni. “La diffusione dello scorso anno e l’aumento di mortalità ci deve far
riflettere sull’importanza che questo assume. Non solo per coloro per i quali è previsto l’obbligo della vaccinazione, ma anche per i giovani adulti, per i quali è un richiamo
” conclude il professore.  “La causa principale dell’esplosione del morbillo, infatti, è  proprio l’alto numero di
persone non protette che permette una piu’ ampia circolazione del virus. Più le persone non si vaccinano, maggiore è  il rischio di registrare un aumento dei casi”.