Mnlf: “Enpaf, va costruito un nuovo modello previdenziale”

Roma, 8 marzo – Un documento articolato, redatto seguendo il filo rosso dell’urgenza dei problemi da affrontare nel percorso di riforma dell’ente di previdenza di categoria. è quello che Vincenzo Devito e Agnese Antonaci, presidente e vicepresidente del Movimento nazionale dei liberi farmacisti, hanno consegnato ai vertici dell’Enpaf nel corso dell’audizione tenutasi ieri a Roma nell’ambito del confronto avviato dalla cassa di categoria per raccogliere tutti i contributi, i rilievi e le proposte utili a sviluppare un percorso di riforma della previdenza professionale.

A dettare  e classificare le urgenze, secondo Mnlf, è la vera protagonista dei cambiamenti intervenuti nello scenario professionale nell’ultimo decennio; la precarietà, sia nei rapporti di lavoro che nella loro stessa tipologia. Per questo i primi interventi cui fare fronte, secondo i liberi farmacisti, sono quelli sul contributo di solidarietà, attualmente a fondo perduto e inutile ai fini della maturazione di diritti pensionistici. Per Mnlf, si deve almeno prevederne la deducibilità ai fini fiscali.

Altra mossa da fare subito è la riduzione del contributo di solidarietà all1% per i primi 5 anni per tutti i farmacisti disoccupati, anche per quelli iscritti all’Ordine prima del 2004. Se permane lo stato di disoccupazione – questa la proposta del Mnlf – si può prevedere un “passaggio al contributo di solidarietà al 3% per gli anni successivi ai primi 5 anni, senza scadenza temporale”.

Altro intervento urgente  è quello a favore dei lavoratori con contratti con durta inferiore a seimesi/anno, che non riusciranno mai ad avere diritto alla pensione (che richiede 20 anni di attività professionale e 30 di versamenti) e che non potranno vedersi restituiti i contributi versati dopo il 2003. In questo caso, la richiesta è di “abilitare anche per questi lavoratori la possibilità di optare per la restituzione graduale di quanto versato se insufficeinte a maturare le condizioni per accedere alla pensione”.

Da ultimo, viene indicata come urgente anche la concessione ai farmacisti titolari di parafarmacia, a fronte di motivata e documentabile situazione di precarietà economica, della possibilità di “accedere alla contribuzione ridotta per l’anno fiscale considerato”.

Ma il documento Mnlf affronta il processo di riforma della previdenza di categoria con uno sguardo più ampio, nella convinzione che sia necessario un cambiamento profondo che, su una base comune, provi a “costruire un progetto previdenziale in cui solidarietà, sostenibilità e libera scelta siano i punti caridnali su cui edificare”.

I contributi propositivi di Mnlf, al rigurardo, si riferiscono a uno “spacchettamento” della contribuzione previdenziale in due quote, una fissa e una in percentuale sul reddito, con una piccola quota parte da destinare alla solidarietà e all’assistenza. La quota totale dovrà essere completamente deducibile, sostiene  Mnlf, secondo il quale una riforma della contribuzione di questo tipo “potrebbe portare anche a una progressiva e graduale diminuzione del prelievo dello 90,90% sul ssn fino a sua completa eliminazione”.

Mnlf propone quindi l’abolizione dell’obbligo contributivo quale condizione vincolate per l’iscrizione all’Ordine, con la libera scelta di iscrizione all’Enpaf. In subordine, in presente di un’altra forma di contribuzione, viene chiesto l’accesso al pagamento del solo contributo di solidarietà per tutti, e la piena deducibilità del contributo stesso.

Ancora, Mnlf chiede l’introduzione dell’istituto della restituzione delle quote versate all’Enpaf (in caso di cancellazione dall’ente, in presenza di altra contribuzione obbligatoria), che deve poter valere per le quote versate sino al momento della domanda, maggiorate degli interessi di legge con esclusione di quanto dovuto all’Ente. La restituzione, chiede Mnlf, deve avvenire “nell’arco temporale massimo di dieci anni”.

Alla sigla dei liberi farmacisti non sfugge, ovviamente che ogni intervento sull’Ente non possa prescindere dal rispetto dei conti e dei vincoli imposti dalla legge, che “debbono certamente essere il punto di riferimento”. Ma, scrive Mnlf, “all’interno di questi vincoli c’è sicuramente lo spazio per immaginare una previdenza per i farmacisti che sia più inclusiva”.

L’ultima considerazione avanzata dal documento riguarda il confronto avviato dall’Enpaf “per ascoltare tutte le componenti della categoria“, che Mnlf ritine certamente “encomiabile”, ma che potrebbe essere forse portato a sistema, studiando “una struttura permanente di ‘ascolto’ che affianchi gli organi decisionali”, al fine di “avere piena e completa rappresentanza di tutte le comonenti e al contempo avvicinare l’Ente agli iscritti”.

“implementare la partecipazione delle rappresentanze alle decisioni dell’Ente in termini sostanziali e non formali” conclude al riguardo il documento dei liberi farmacisti “sarebbe un segnal importante della reale volontà di cambiare”.