Mancato rispetto accordi Dpc, titolari Forlì-Cesena ricorrono al CdS

Roma, 10 dicembre – Federfarma Forlì-Cesena impugnerà davanti al Consiglio di Stato la sentenza dei giudici amministrativi dell’Emilia Romagna (cfr. RIFday del 3 dicembre)  che aveva respinto il suo ricorso contro Regione e Asl Romagna per inadempienza degli accordi sottoscritti sulla Dpc.

La decisione è stata presa da Federfarma Forlì-Cesena sofferta e, secondo quanto riferisce  il presidente Alberto Lattuneddu (nella foto) in un’intervista pubblicata oggi dalla newsletter F-Press), è stata piuttosto sofferta, in ragione dell’impegno economico che sarà richiesto dal prolungamento del contenzioso davanti ai giudici di Palazzo Spada.

Ma, argomenta Lattuneddu a F-Press, sulla necessità di impugnare a tutti i costi la sentenza l’accordo è stato totale, perché,  spiega, “non farlo avrebbe voluto dire pagare un prezzo ancora più alto”.

Con la sentenza n. 902/2019 pubblicata lo scorso 25 novembre,  afferma infatti Lattuneddu,  i giudici del Tar Bologna di fatto sdoganano il principio secondo il quale gli accordi sulla Dpc sottoscritti con le farmacie possono essere bypassati dalla parte pubblica. Una sorta di “pacta non sunt servanda”, insomma, che – se non contrastato con ogni mezzo e con forza, esporrebbe le farmacie non solo  di Forli e Cesena, ma dell’intera Emilia Romagna e (certe prassi hanno capacità di contagio virali) dell’intera Italia al rischio di trovarsi senza tutele di fronte agli arbitri della parte pubblica. In buona sostanza, infatti, la sentenza del Tar Emilia Romagna svincola – e lo fa unilateralmente – Regione e Asl da ogni obbligo derivante dagli accordi pattizi sottoscritti con le farmacie in materia di distribuzione per conto, lasciando queste ultime in totale balia dei decisori pubblici.

Lattuneddu informa anche di aver chiesto a Federfarma Emilia Romagna e a Federfarma nazionale di sostenere il ricorso di Forlì-Cesena, con un intervento ad adiuvandum sul quale il sindacato provinciale conta comprensibilmente molto. “Se ce lo dovessero rifiutare” spiega al riguardo il presdiente del sindacato provinciale “dedurremmo che il tutti per uno-uno per tutti non c’è più e trarremmo le dovute conclusioni”.