Migranti, i medici:
“Falso che portino
malattie in Europa”

Roma, 10 luglio . “È falso che i migranti portano in Italia e in Europa malattie. Oggi il tema delle migrazioni è diventato terreno di scontro politico, ideologico e sociale, e spesso è caratterizzato dal ricorso a luoghi comuni e semplificazioni che hanno gravissime conseguenze su due imprescindibili capisaldi della convivenza: la dignità umana e il diritto universale alla salute”.

Ad affermarlo, riferisce un lancio Ansa, sono i medici Vito Di Marco, epatologo del Policlinico di Palermo, e Tullio Prestileo, dirigente dell’unità operativa Malattie infettive dell’Ospedale Civico di Palermo, impegnati  da oltre tre anni con il gruppo di lavoro Itaca (Immigrant take care advocacy)  in programmi di accoglienza, assistenza e cura dei migranti, rimarcando alcune criticità nella giornata dedicata alla micro-eradicazione dell’epatite C che si è tenuta a Palermo.

Il problema dell’epatite C è molto contenuto,  riguarda l’1-2% dei migranti che arrivano in Sicilia, mentre è più rilevante il fenomeno dell’epatite B, dove l’incidenza sale a circa il 10%” aggiungono i due medici. “Entrambe la malattie sono curabili con farmaci disponibili in Europa e quindi è importante fare sapere che i giovani migranti provenienti dall’Africa non portano molte malattie e che quelle che hanno possono essere individuate e facilmente curabili”.

“Si devono mettere in campo iniziative per proteggere i diritti umani di tutti i rifugiati e migranti sempre e in qualunque situazione”  aggiungono i medici, che hanno stilato un manifesto dopo la giornata di studio.  “Condannare fermamente la xenofobia. Educare alla tolleranza e contrastare tutte le forme di violenza. Garantire la salute di tutti, ma soprattutto dei più fragili come le donne e i bambini. Per questo bisogna fornire conoscenze e indicazioni specifiche per migliorare l’accesso ai servizi socio-sanitari e ai programmi di screening. Offrire un’adeguata assistenza sanitaria attraverso programmi specifici di accoglienza, presa in carico, prevenzione, diagnosi, cura e follow-up per tutte le malattie“.

La sortita dei due medici palermitani è un’ulteriore conferma degli esiti della relazione conclusiva sulla tutela della salute dei migranti e della popolazione residente redatta a novembre dello scorso anno dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema d’accoglienza, identificazione ed espulsione, dopo la valutazione di un campione di 17.989 persone, la totalità di quelle sbarcate nel porto di Catania nel 2016.

Dalle analisi effettuate su ognuno dei migranti, risultò che la quasi totalità dei migranti sbarcati non risulta portatrice di malattie infettive e gode di condizioni di salute migliori rispetto alla media dei Paesi di arrivo. Semmai, il pericolo di ammalarsi queste persone lo corrono in Italia, a causa soprattutto delle scarse condizioni di igiene, malnutrizione e alla difficoltà di accesso al sistema sanitario.

Rarissimi i casi di malattie infettive registrati dalla rilevazione: soltanto 19 casi di tubercolosi polmonare, 4 casi di tubercolosi extrapolmonare, 11 polmoniti batteriche, 11 gastroenteriti, otto episodi di varicella, tre di schistosomiasi, due infezioni da Hiv, un episodio di pielonefrite e uno di spondilodiscite.

“Dagli studi e dal monitoraggio portati avanti per tutto il 2016” aveva spiegato in quell’occasione il relatore del documento, l’allora deputato Pd Federico Gelli, responsabile nazionale sanità del partito  “risulta evidente che la cosiddetta Sindrome di Salgari, ossia lo stereotipo del migrante ‘untore’, pericolosa fonte di malattie, specie di tipo infettivo, non è oggi supportata da alcuna evidenza scientifica. Si tratta di un falso mito”.