Meridiano Sanità, l’Italia è in salute, ma sul futuro pesano troppe criticità

Roma, 15 novembre – È una promozione con riserva, quella che scaturisce dal  XII Rapporto Meridiano Sanità presentato ieri a Roma da The European House-Ambrosetti, noto e accreditato “think tank” che si occupa da anni di valutare le performance del sistema sanitario italiano, comparandole a quelle dei principali Paesi europei.

Il nostro Ssn – confermano le rilevazioni del Meridiano Sanità Index 2017 – resta ai vertici del Continente se si considerano gli indicatori relativi allo stato di salute della popolazione, all’aspettativa di vita alla nascita (siamo primi in Europa e secondi al mondo, dopo il Giappone) e ai tassi di mortalità.

Ma precipita in classifica se si considerano altri indicatori, come quello dei fattori di rischio per i bambini, delle disabilità e dell’aspettativa di vita in buona salute a 50 anni, quest’ultimo ben al di sotto della media europea: un campanello d’allarme sulla capacità del nostro sistema sanitario di garantire il mantenimento dell’attuale (e complessivamente buono) stato di salute del Paese.

Queste difficoltà vanno ad aggiungersi a quelle ormai storiche: l’insufficienza delle risorse economiche disponibili, le disparità regionali in materia di assistenza sanitaria, i ritardi nella prevenzione vaccinale, l’uso inappropriato di antibiotici, l’accesso ritardato ai farmaci innovativi e l’ancora scarsa digitalizzazione del sistema, tutte puntualmente registrate dal rapporto.

Anche Meridiano Sanità non può mancare di evidenziare l’inadeguatezza delle risorse economiche destinate al settore, che non solo sono “inferiori rispetto alla media europea” ma si inseriscono anche in un contesto che vede “l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil in calo e destinata a diminuire”. Le criticità maggiori, entrando nel dettaglio, si registrano nella spesa per la  long-term care e la protezione sociale, e il dato – in un Paese dove la popolazione over65 è destinata ad aumentare, passando dai 13,4 milioni nel 2016 a 16 milioni nel 2030 – è oltremodo preoccupante.

Altra nota dolente sono le basse coperture vaccinali, che impattano negativamente sul mantenimento dello stato di salute. Ma se per la popolazione infantile si attendono gli effetti positivi dell’obbligo vaccinale per l’iscrizione a scuola introdotto quest’anno dal Governo, molto resta da fare per aumentare le coperture vaccinali negli adulti, che sono tra l’altro  quelle che producono la quota maggiore di costi indiretti per il Sistema Paese, a partire dalla perdita di produttività lavorativa.

Anche “l’evidente ritardo nell’accesso all’innovazione terapeutica che contribuisce al potenziale deterioramento dello stato di salute della popolazione” è sottolineato in rosso tra i punti deboli della nostra sanità. In Italia, in media, passano 15,6 mesi dall’approvazione di un nuovo farmaco al momento della sua prima commercializzazione di un farmaco. Un enormità, se comparata ai tre mesi di tempo della Germania.

Altra criticità (peraltro nota da tempo) è quella dell’uso inappropriato di antibiotici, con la collegata diffusione del fenomeno della resistenza degli agenti patogeni ai farmaci. L’Italia, ricorda Meridiano Sanità, è ai primi posti in Europa per consumo di antibiotici negli animali e al secondo posto per consumo umano, oltre a essere tra i Paesi con la prevalenza più alta di alcuni ceppi resistenti. Secondo stime elaborate da The European House-Ambrosetti, i costi dell’incremento delle degenze dovute all’antibiotico-resistenza (Amr) ammontano a 319 milioni di euro nel 2016. Una cifra che, senza adeguate iniziative di contrasto contro l’Amr, potrebbe esplodere fino a raggiungere 1,8 miliardi di euro entro il 2050.

Nel cahier de doleances, Ambrosetti inserisce anche tassi di digitalizzazione e di accesso ai servizi informativi per la sanità lontani dalla media europea. In Italia il 10% dei cittadini utilizza l’e-booking per prestazioni sanitarie (contro il 19,7% medio dell’Europa), il 31,2% delle strutture sanitarie utilizza il Fascicolo sanitario elettronico (47,6% in Europa) e il 9,2% dei medici utilizza l’e-prescription (38,5% in Europa).

In perfetta consonanza con molti altri check up della sanità italiana, anche Meridiano Sanità non può fare a meno di evidenziare i preoccupanti divari tra le sanità regionali, che sostanziano l’esistenza di una “questione meridionale della salute”. Le notevoli differenze in termini di organizzazione, accesso e qualità di servizi e prestazioni ricadono ovviamente sulla salute popolazione e sulla capacità delle Regioni di preservarla nel lungo periodo, con situazioni drammaticamente diverse tra  le ottime performance della sanità delle province autonome di Bolzano e Trento e quelle invece disastrose di Campania e Calabria e largamente deficitarie di altre Regioni del Sud.

Ma, come detto in premessa, il Meridiano Sanità Index riporta anche non poche note liete, come quella relativa all’area “Efficienza, efficacia e appropriatezza delle cure”, dove gli indicatori attestano che le performance del nostro sistema sanitario sono superiori alla media europea. Un esempio: tra il 1990 e il 2009 la sopravvivenza a cinque anni dei pazienti affetti da tumori è aumentata del 15% per gli uomini e dell’8% per le donne e risulta ancora in aumento, grazie ai progressi della scienza e della medicina e agli interventi di prevenzione e diagnosi precoce. All’allungamento dell’aspettativa di vita della popolazione e alla riduzione della mortalità per molte patologie (indicatori che collocano il nostro Ssn ai piani alti della classifica) hanno contribuito in modo rilevante gli sviluppi delle terapie, con l’arrivo di nuovi farmaci e gli investimenti in ricerca clinica. Anche da Meridiano Sanità arriva dunque un ulteriore riconoscimento alle eccellenti performance della farmaceutica in Italia, comprovate dal record storico raggiunto nel 2017, con una pipeline di oltre 14mila prodotti in sviluppo, di cui più della metà in fase clinica.

Il report Meridiano Sanità 2017 si conclude, come da tradizione, con la formulazione di alcune proposte riferite a quattro aree ritenute prioritarie: vaccinazioni, prevenzione e gestione delle malattie croniche, sperimentazioni cliniche e digitalizzazione della sanità. Per ciascuna area, vengono dettagliate e portate all’attenzione delle istituzioni e degli operatori del settore una serie di indicazioni operative, tutte ispirate a quella che è, a un tempo, la filosofia e il filo rosso che lega le iniziative di The European House Ambrosetti: coniugando la prevenzione con l’innovazione si produce valore.