Mascherine, ordinanza dispone il prezzo fisso: 0,50 euro (al netto Iva)

Roma, 27 aprile – “Il prezzo finale di vendita al consumo dei prodotti indicati nell’allegato 1, praticato dai rivenditori finali, non può essere superiore, per ciascuna unità, ad € 0,50, al netto dell’imposta sul valore aggiunt0”.

Questo il testo dell’unico articolo di cui si compone l’ordinanza (annunciata nel corso della conferenza stampa di sabato mattina) diramata dal commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri  (qui il testo del provvedimento). La misura, spiegano le premesse dell’ordinanza, si propone di impedire che  il prevedibile aumento della domanda di mascherine che sarà provocato dall’avvio della “fase 2” che partirà il 4 maggio possa dare origine a “una lievitazione ingiustificabile dei prezzi al consumo” di beni utili a fronteggiare l’emergenza e, quindi, ritenuti di primaria necessità, con il conseguente rischio di  “pregiudicare il più ampio accesso a tale tipologia di dispositivi e, conseguentemente, la piena efficacia delle misure di contrasto programmate”.

Le prime reazioni della categoria alla  misura – che pure va incontro alle reiterate richieste di molti (tra i primi Fofi e Federfarma) – espresse su chat e gruppi di discussione sono di segno decisamente negativo e accusano Arcuri (nella foto) e il governo di non rendersi conto della realtà: a quelle condizioni, affermano molti, potranno essere vendute solo mascherine a un velo, del tutto inutili e comunque lontane dai requisiti tecnici richiesti dall’ordinanza. Inoltre le farmacie si troveranno di fronte già fin da oggi a clienti che pretenderanno di pagare le mascherine al prezzo di 50 centesimi, avendole spesso acquistate a costi superiori, anche – specifica qualcuno – duo o anche tre volte superiori al prezzo massimo di vendita fissato da Arcuri, e questo non certo per speculare, ma con il fine esclusivo di renderle disponibili ai cittadini in un momento di emergenza.

Il sentimento prevalente, per quello che è possibile valutare da una prima e velocissima rassegna, sembra essere quello (insieme a un generalizzato scontento per come l’intera vicenda è stata gestita dagli organismi di rappresentanza di categoria) di volersi astenere dalla vendita delle mascherine chirurgiche in farmacia e di limitarsi a commercializzare solo le Ffp2. E la previsione è scontata: le mascherine chirurgiche, da beni di “primaria necessità”, si trasformeranno in un attimo in beni introvabili.