Marche, Protezione civile requisisce carico di 315mila mascherine

Roma, 8 maggio – Una fornitura di 315 mila mascherine regolarmente arrivata dalla Cina su ordinazione di un imprenditore di Fermo, Claudio Trasatti, destinate in parte al Senato e in parte a una trentina di farmacie marchigiane che avevano già corrisposto un acconto pari al 75% dell’ordine (e questo settimane prima dell’ordinanza n. 11 del commissario straordinario Domenico Arcuri che ha fissato a 0,50€ + Iva il prezzo delle mascherine chirurgiche) è stata bloccata e requisita dagli operatori della dogana di Civitanova Marche, proprio  su ordine della struttura commissariale di Arcuri, che le ha fatte dirottare alla Protezione civile.

La vicenda risale al pomeriggio del 6 maggio pomeriggio e il sequestro è già diventato un caso, tanto da far scendere in campo esponenti politici di rilievo nazionale come il leader della Lega Matteo Salvini:  “Sono 315mila le mascherine che sono state ordinate, pagate ma requisite a Civitanova dal commissario Arcuri per destinarle alla Protezione civile nazionale” ha denunciato il segretario del Carroccio. “Risultato: trenta farmacie, che avevano versato l’acconto, si ritrovano senza dispositivi. È l’ennesimo episodio di una lunga serie: chiederemo spiegazioni”.

A spiegare alla stampa locale i contorni della vicenda è lo stesso Trasatti, che aveva già importato 100mila mascherine, sempre dalla Cina, senza avere alcun problema: “Non so in realtà cosa sia accaduto questa volta. Mi risulta soltanto che 315 mila mascherine sono bloccate al porto di Civitanova senza una motivazione esauriente” ha detto l’imprenditore. “Le ho importate regolarmente dalla Cina e sono mascherine del tipo chirurgico. Non avendo il marchio Ce sono state declassate a dispositivo generico, ma non illegale. Un quantitativo di 20mila pezzi era destinato al Senato, le altre alle farmacie. Le mascherine, ordinate circa un mese fa, quando i prezzi erano alle stelle, sono state vendute a 55 centesimi ognuna e il mio guadagno è di tre centesimi. Nonostante il bassissimo ricarico, non mi sono tirato indietro e ho sfruttato i miei rapporti commerciali con la Cina per fornire un servizio all’Italia. Ora rischio di pagarne le spese io. Questo è inaudito”.

Ancora più inaudito è che le mascherine sequestrate a Civitanova Marche potrebbero essere utilizzate per “mettere una pezza” alle situazioni di carenza che si verificano su tutto il territorio nazionale, sollevando (oltre a una tempesta di polemiche)  molte preoccupazioni per l’indisponibilità di presidi mai tanto necessari come in questa delicata fase di inizio del dopo-lockdown.  Così mascherine comprate a 55 centesimi più Iva da farmacisti marchigiani potrebbero finire per essere vendute ad altre farmacie (o altri canali distributivi), non è dato sapere a quali condizioni,  in attesa che arrivino le mascherine a prezzo calmierato promesse da Arcuri.

Poi uno si chiede perché nel nostro Paese vadano in onda con grande successo da quasi trent’anni  trasmissioni come Scherzi a parte