Manovra e farmaci, sale a 1,2 miliardi il taglio a spesa convenzionata

Scissors Cutting Euro --- Image by © Matthias Kulka/Corbis

Roma, 2Visualizza immagine di origine3 dicembre – Piove sul bagnato: la già penalizzante previsione di abbassare il tetto della spesa farmaceutica convenzionata dal 7,96% al 7,30% è stata oggetto di un’ulteriore stretta. Un emendamento approvato il 21 dicembre dalla Commissione Bilancio che vede come prima firmataria Beatrice Lorenzin (nella foto a sinistra), oggi nel Pd,  dopo l’esordio politico in Forza Italia e un percorso che l’ha portata alla guida del ministero della Salute dall’aprile 2013 al giugno 2018  in tre diversi governi (Letta, Renzi e Gentiloni),  dispone infatti un taglio aggiuntivo, portando la quota di finanziamenti destinati alla spesa per farmaci che “passa” in farmacia al 7%, ovvero un punto percentuale (lo 0,96%, per l’esattezza) in meno rispetto al passato.

Il che, in termini assoluti, comporterà una riduzione molto più consistente dei finanziamenti per la convenzionata, che – se avrebbero perso 800 milioni con la prima ipotesi di abbassamento del tetto – con il nuovo colpo di scure dell’emendamento approvato due giorni fa finiranno per perdere qualcosa come 1,2 miliardi.

Più che comprensibili, dunque, le reazioni di Federfarma e di Fofi, delle quali il nostro giornale ha dato conto ieri (vedi qui e qui),  fortemente critiche nei confronti della misura firmata, per ironia della sorte, da un’esponente politica con la quale le due sigle, ai tempi della sua lunga permanenza al vertice del ministero, hanno sempre vantato ottimi rapporti.  Il sindacato e la federazione professionale hanno evidenziato come la drastica riduzione dei fondi per la convenzionata metta a rischio  “le condizioni di precario equilibrio finanziario delle farmacie” e non sia in alcun modo bilanciata da “misure di finanziamento per la governance farmaceutica e a favore della farmacia italiana”. 

In soldoni (anche perché alla fine è di quelli che si parla), si taglia sulla spesa farmaceutica territoriale mettendo ulteriormente in pericolo la sostenibilità di presidi di prossimità come le farmacie, non solo pregiudicandone la possibilità di investire nell’erogazione di servizi a favore dei cittadini ma creando addirittura “le condizioni per esporre al rischio di  fallimento le farmacie: il tasso di indebitamento verso le banche e i fornitori non è più sostenibile e un grande numero di farmacie è ormai in crisi irreversibile, alcune di esse sono già avviate a procedure concorsuali e altre a pratiche di concordato concluse”.

Tutto questo – lamenta Federfarma – senza che sia stata presa in considerazione “l’ormai indifferibile esigenza di varare un nuovo modello di remunerazione, peraltro previsto per legge dal 2012: unica condizione per garantire le condizioni minime di sostenibilità economica delle farmacie stesse”.