Manovra 2018, il voto complica il percorso dei decreti attuativi

Roma, 25 gennaio – L’approvazione a fine dicembre della Legge di bilancio 2018 è stata solo il primo atto, ancorché fondamentale, della congerie di provvedimenti che dovranno regolare e governare i conti del Paese nell’anno appena cominciato. A dare corpo e sostanza alla manovra economica, come è noto, dovranno infatti provvedere gli oltre  150 decreti che i ministeri interessati dovranno emanare per dare attuazione alle norme previste nei 1181 commi dell’articolo unico della più importante legge dell’anno.

Un’impresa di per sé già piuttosto impegnativa per peso e mole, che quest’anno però si annuncia molto più problematica del solito: l’imponente numero di atti legislativi di secondo livello (per molti dei quali la Legge di bilancio indica un termine entro il quale provvedere all’emanazione) dovrà infatti fare i conti con la campagna elettorale, il voto del 4 marzo e la delicata fase che ne seguirà, con l’insediamento del nuovo Parlamento e la costituzione (che i sondaggi continuano a prevedere piuttosto problematica) del nuovo governo. Un contesto che, ovviamente, sarà tutt’altro che neutro e privo di effetti sul lavoro dei tecnici dei ministeri coinvolti e delle Commissioni parlamentari che dovranno esprimere i loro relativi pareri in un Parlamento con poteri ridotti e convocazioni quasi azzerate.

A meno di quaranta giorni dal voto, insomma, per molti decreti attuativi della manovra si preannuncia una vera e propria corsa contro il tempo. E logica e necessità vogliono che proprio ai provvedimenti sui quali pende la spada di Damocle della scadenza (con le rituali formule “entro il giorno….” oppure “entro novanta giorni dalla data di entrata della presente legge”)  verrà data la precedenza.

Nessuna scadenza, invece, è indicata (nel comma 404 dell’articolo unico della Legge di bilancio che se ne occupa) per il decreto attuativo sul quale sono maggiormente appuntate, et pour cause, le attenzioni del mondo della farmacia, quello con il quale il ministero della Salute – di concerto con il MEF e previa intesa sancita in sede di Conferenza Stato-Regioni, dovrà individuare le nove Regioni (tre per l’anno 2018, tre per il 2019, tre per il 2020) in cui avviare la sperimentazione sulla farmacia dei servizi.

Il che autorizza il ragionevole pensiero che il decreto i parola non rientra nel novero di quelli ai quali verrà data la priorità nell’immediato. Insomma, la prospettiva che il provvedimento possa essere  demandato alle cure del parlamento e del governo che verranno è tutt’altro che irrealistica. Il risultato inevitabile? Uno spostamento in avanti – difficile prevedere fino a quando – dell’inizio della sperimentazione triennale, che una volta partita sarà sottoposta (come recita il comma 405 della Legge di manovra economica) a monitoraggio da parte del Comitato paritetico e del Tavolo tecnico istituiti dall’intesa stipulata nel 2005 in sede di Conferenza  Stato-Regioni, allo scopo “di verificarne le modalità organizzative e gli impatti nonché di valutarne un’eventuale estensione sull’intero territorio nazionale”.

Riepilogando, giusto per avere chiari i termini della questione: difficile, al momento, prevedere i tempi per il varo del decreto attuativo con il quale il ministero della Salute, d’intesa con il MEF, assolverà la condizione fondamentale per l’avvio della sperimentazione della farmacia dei servizi, individuando le nove Regioni interessate. Da quel momento in poi, dovranno ovviamente trascorrere tre interi anni prima che si possa valutare e decidere “un’eventuale estensione sull’intero territorio nazionale” della farmacia dei servizi. Che, come più volte sottolineato i massimi livelli del sindacato dei titolari di farmacia, dovrebbe costituire il volano della nuova convenzione.

Tutto questo per dire (riprendendo il titolo dell’editoriale del presidente dell’Ordine di Roma Emilio Croce sul mensile RIF di dicembre e le sue realistiche considerazioni al riguardo) che forse è meglio “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Per quanto, con la Legge di bilancio 2018, sia stato indubitabilmente compiuto un gigantesco passo in avanti, parlando di “farmacia dei servizi” – se si vogliono rispettare i principi di realtà e di cautela – sarà meglio continuare a coniugare i verbi al futuro.