Mandelli: “Orgoglioso di appartenere a nobile e antica professione”

Roma, 16 aprile – Un’espressione di tristezza e cordoglio ma anche di gratitudine per chi ha pagato il prezzo più alto e definitivo per la sua dedizione a una  professione dedita “al servizio della collettività”. Ma, al contempo, anche una orgogliosa affermazione del ruolo che la professione farmaceutica svolge ogni giorno per tutelare la vita degli altri.

Questi il senso e il contenuto della lettera che il presidente della Fofi Andrea Mandelli (nella foto) ha diffuso ieri, dopo la scomparsa, nel pieno delle festività pasquali, di altri due farmacisti contagiati dal coronavirus, allungando la lista dei professionisti in caduceo (otto, in totale) caduti sulla trincea del contrasto al virus.

Qui di seguito, il testo integrale del messaggio del presidente della Fofi:

“Lorenzo Repetto, Raffaele Corbellini, Paolo D’Ambrogi, Francesco De Donno, Patrizio Forti Paolini, Antonio Perani, Antonio Tilli, Reanna Casalini. Sono i nomi dei colleghi che, nel momento in cui scrivo queste righe, ci sono stati strappati dall’epidemia scatenata dal nuovo Coronavirus.
Non è semplice descrivere quelli che credo siano i sentimenti di tutti noi: una profonda tristezza, certamente, e il rammarico per quanto si sarebbe potuto fare se, come la Federazione ha chiesto fin dal 25 febbraio, fossero stati forniti ai farmacisti i mezzi di protezione indispensabili a tutti i professionisti impegnati a curare e assistere le persone, nell’ospedale e nel territorio.
Quante vite si sarebbe potuto salvare, fermo restando che anche una sola vita persa lascia un vuoto incolmabile?
Ma non si tratta solo di questo. Provo in questo momento l’orgoglio di appartenere a una professione, nobile e antica, che è al servizio della collettività: nelle strutture di ricovero, nelle farmacie di comunità delle grandi città come in quelle rurali, negli esercizi di vicinato, nella distribuzione, nella ricerca e nell’industria, occupandosi della salute dell’uomo e di quella animale.Centomila camici bianchi che, dovunque, esprimono le loro competenze di specialisti del farmaco e il loro impegno a tutelare la salute.
È vero, come è stato scritto, che nessuno abbraccia una professione, anche quelle della salute, per essere un eroe; ma è altrettanto vero che nei nostri codici deontologici è inscritta la promessa di tutelare ad ogni costo la vita degli altri, anche a costo della propria.
Non so se questo sia eroismo, ma è il gesto più alto che ciascuno di noi può compiere, ed è quanto hanno fatto Lorenzo e Raffaele, Paolo e Francesco, Patrizio, i due Antonio e Reanna. Non li dimenticherò e non li dimenticheremo: hanno dato un esempio luminoso, hanno dimostrato in massimo grado il valore della nostra professione e sono stati, soprattutto, bellissime persone.
Grazie a loro e grazie a tutti voi, colleghi, per quanto state facendo ogni giorno. Sarà con questo formidabile impegno di tutti che riusciremo a superare anche questa terribile emergenza”.