Mandelli: “Laurea abilitante primo passo, ora riformare corso e tirocinio”

Roma, 21 ottobre – Fatto 30, bisogno fare 31. Ben venga la decisione di rendere abilitante la laurea in Farmacia abolendo l’esame di stato, anche alla luce del fatto che quest’ultimo aveva perso ormai da tempo la sua funzione originaria, ovvero quella di verificare il possesso, da parte del professionista, delle competenze, conoscenze e capacità necessarie all’esercizio della professione, ma ora è necessario completare il percorso, mettendo mano ad altri due aspetti fondamentali:  la riforma dello stesso corso di laurea e la riforma del tirocinio.

Ad affermarlo è il presidente della Fofi Andrea Mandelli (nella foto), che dopo il cambiamento appena  introdotto dal governo rilancia subito, evidenziando la necessità di rivedere il cursus studiorum del farmacista,  considerando che la sua funzione “è cambiata e cambierà ancora di più in futuro, come mostrato anche dalle vicende drammatiche della pandemia”.

“Si prospetta infatti una sempre maggiore partecipazione al processo di cura, attraverso prestazioni come il supporto all’aderenza terapeutica, le campagne di screening, la telemedicina, senza dimenticare che la natura stessa del farmaco sta mutando a un ritmo vertiginoso, con l’avanzare delle biotecnologie e il progressivo ridursi delle molecole di sintesi” spiega Mandelli.

Non meno cruciale, però, è intervenire sulla riforma del tirocinio “che a questo punto assume un valore fondamentale come punto di contatto tra formazione universitaria e professione, e deve essere ampliato e articolato, prevedendo un maggiore coinvolgimento del farmacista tutor”.

“La figura del farmacista” conclude Mandelli “sta evolvendo rapidamente, quindi il suo percorso formativo richiede un radicale aggiornamento e per raggiungere questo obiettivo la Federazione offre la più ampia collaborazione”.