Mandelli: “Farmacisti, senza il numero chiuso disoccupati alle stelle”

Roma, 18 ottobre – Cinquantamila possibili laureati in farmacia senza lavoro da qui al 2040: è stato ancora una volta lo spettro della disoccupazione il tema forte della relazione del presidente Andrea Mandelli al Consiglio nazionale della Fofi tenutosi lunedì scorso a Roma.

La drammatica proiezione scaturisce dai dati: a fronte del fabbisogno di circa 1.500 farmacisti l’anno stimato dalla Commissione europea, nel nostro Paese si iscrivono agli Albi professionali  4.000 nuovi farmacisti all’anno, con la legittima aspettativa di esercitare la professione, già oggi frustrata per migliaia di loro: i farmacisti in cerca di occupazione sarebbero infatti già 13 mila. Ma nei prossimi venti anni supererebbero largamente quota 60 mila, se lo scarto tra fabbisogno e nuovi laureati immessi sul mercato dovesse continuare ai ritmi attuali.

La gravità della situazione, proprio grazie agli allarmi della Fofi, comincia secondo Mandelli a essere percepita anche a livello istituzionale, come attesta la riduzione che la Conferenza Stato-Regioni, d’intesa con il Ministero della Salute, ha operato sulla stima del fabbisogno di farmacisti per il servizio sanitario nazionale per l’anno prossimo, scesa a 448 laureati.  E anche la stampa economica ha incominciato a rivedere l’indicazione (infondata) contenuta nei tradizionali articoli destinati alla scelta della facoltà universitaria, dove la facoltà di Farmacia  veniva fino a ieri indicata “come un percorso sicuro”.
Per scongiurare l’emergenza, l’unico possibile correttivo, secondo Mandelli, è l’introduzione del numero chiuso per i corsi di laurea in Farmacia e Ctf, misura da introdurre a livello nazionale, dal momento che “non basta che ciascuna facoltà esibisca un numero programmato se poi si assiste al proliferare degli stessi corsi”.
Tra gli altri temi affrontati da Mandelli nella sua relazione, la Legge sulla concorrenza (“provvedimento” ha ribadito “che disegna un quadro precario, del quale non apprezziamo nulla”), la revisione della tariffa dei medicinali (“un risultato al quale si è giunti attraverso la collaborazione di tutte le componenti professionali coinvolte”), il nodo delle parafarmacie (“un’esperienza mal concepita già in partenza, ma non siamo noi a dover trovare una soluzione, spetta a chi l’ha creata, ovvero la politica”) e il ddl Lorenzin di riordino delle professioni sanitarie, sul quale il presidente ha confermato il giudizio fortemente critico della Fofi: “Un testo da cambiare, perché così com’è più che una riforma degli Ordini è un tentativo di impedirne qualsiasi ruolo di politica professionale e presenta vere e proprie antinomie normative tali da generare gravi difficoltà di interpretazione e applicazione e il rischio di una paralisi degli organismi professionali”.