Mandelli: “Farmacie e farmacisti, ruolo sempre più riconosciuto”

Roma, 17 novembre – Un’ampia rassegna sulla situazione della farmacia e della professione farmaceutica al termine di un anno estremamente difficile, che ha peggiorato, in modo esponenziale, i già gravi problemi della sanità italiana  dovuti all’annosa, irrisolta questione del suo sottofinanziamento, ricadendo anche su farmacie e farmacisti. Una panoramica inevitabilmente densa di notazioni negative, dunque, ma all’interno della quale spiccano anche (per usare la sua definizione) “amare soddisfazioni”. Questa, a volerne sintetizzare essenza e significato, la lunga relazione che il presidente Andrea Mandelli (nella foto) ha svolto sabato 14 novembre nel corso del Consiglio nazionale Fofi, svoltosi via web in ragione delle ben note misure restrittive in vigore per contrastare la diffusione della pandemia.

I motivi di soddisfazione, secondo Mandelli, sono tutti legati al sempre più chiaro riconoscimento del ruolo di farmacia e farmacista all’interno di un sistema di sanità pubblica che si sta invece progressivamente indebolendo e alle buone prospettive che si aprono al percorso della “farmacia dei servizi”. L’emergenza pandemica ha permesso alle istituzioni di acquisire una maggiore consapevolezza sulle potenzialità delle farmacia di comunità nel quadro di una sanità territoriale che ha manifestato tutte le sue carenze e inadeguatezze. Proprio le farmacie, infatti, hanno mostrato di essere un presidio di prossimità  sempre più vicino al cittadino, del quale il Ssn non può fare a meno, come testimonia la continuità di servizio di un “avamposto di salute” mentre molti ospedali e la maggior parte degli ambulatori medici chiudevano per la pandemia.

La recrudescenza autunnale della pandemia, ha detto Mandelli, renderà ancora più evidente la indispensabilità di farmacia e farmacisti e, per questo, bisogna essere ancora pronti “ad assistere, informare, proteggere e consigliare i cittadini, a diffondere quella cultura della prevenzione e della responsabilità individuale che sono la risorsa più importante di cui disponiamo in questo momento. E accanto a questo, abbiamo il compito di non permettere che le terapie si interrompano e favorire l’accesso alle prestazioni”.
Per contro, il presidente della Fofi ha sottolineato le evidente inadeguatezze del sistema di distribuzione diretta dei farmaci, enfatizzate dall’emergenza:  se prima “era relativamente facile ignorare” i disagi sofferti dai cittadini per accedere al farmaco nelle strutture pubbliche, rassegnandosi a spostamenti spesso lunghi, a orari limitati, a lunghe attese in locali inadeguati o addirittura all’esterno, è diventato impossibile farlo nel corso dell’emergenza, con ospedali e Asl  quasi off limit per i cittadini. “È un’amara soddisfazione vedere che in diverse Regioni si sta invertendo la tendenza” ha detto al riguardo Mandelli. “E lo stesso discorso vale per il passaggio alla distribuzione per conto di alcuni farmaci di recente introduzione, come i nuovi anticoagulanti orali”.
Sempre a proposito di ruolo nel sistema salute, il presidente Fofi ha annunciato che la Fofi ha commissionato alla European House Ambrosetti la realizzazione di un rapporto dedicato, che si incaricherà anche di mettere a fuoco l’attività dei farmacisti ospedalieri e di quelli degli esercizi di vicinato.
Altro motivo che deve far sperare in un futuro migliore per il servizio farmaceutico è il processo di digitalizzazione della sanità, dal quale potrà arrivare una spinta decisiva alla prospettiva della “farmacia dei servizi”, in particolare sul versante della presa in carico del paziente da parte del farmacista.  “Dobbiamo considerare un nostro successo aver ottenuto che nel Fascicolo sanitario elettronico fosse presente il Dossier farmaceutico curato dal farmacista, che sarà anche la chiave per la completa dematerializzazione delle prescrizioni”.
Resta la nota dolente del fin qui inarrestabile peggioramento della situazione economica delle farmacie, che nel 2020 ha dovuto incassare gli effetti negativi della crisi Covid. registrando un ulteriore calo dei fatturati (-3.3%, secondo i dati Iqvia, che sale a un meno 4,9% per i farmaci da prescrizione): una situazione che reclama la necessità di investimenti sulla farmacia, ha detto Mandelli, se non si vuole compromettere la sostenibilità di un servizio sanitario indispensabile.
Gli strumenti su cui fare leva sono già stati indicati dalla Fofi al Governo nel corso degli Stati generali dell’Economia: il rinnovo della Convenzione tra Ssn e farmacie, in primo luogo, “che deve rendere stabile il ruolo di presidio polifunzionale della farmacia di comunità”, ma anche la previsione di “stanziare più risorse che permettano di remunerare adeguatamente i servizi cognitivi e le altre prestazioni previste”. Poi una riforma della remunerazione, “alla quale si lega necessariamente un profondo riordino della distribuzione del farmaco”.

Alla riforma della remunerazione Mandelli ha anche voluto legare, ritenendo le questioni “indissolubili”, il rinnovo del Ccnl delle farmacie, scaduto ormai da molti anni e con le trattative in un sostanziale stallo, dovuto secondo il presidente della Fofi proprio in ragione alla “costante caduta della redditività delle farmacie. Il momento è difficilissimo, ma si deve assolutamente giungere a un rinnovo del contratto soddisfacente: nessuno può dimenticare che l’assistenza farmaceutica si è retta sulla spalle dei colleghi collaboratori”.
Sempre agli Stati generali, la Fofi aveva rappresentato la necessità di potenziare l’organico dei farmacisti ospedalieri e di ampliarne il ruolo nella gestione delle terapie e nel processo di cura. Mandelli non ha ovviamente dimenticato di affrontare le questioni di maggiore attualità, anch’esse legate al ruolo della farmacia e del farmacista, ovvero i vaccini e l’attività di screening, con test e tamponi rapidi, in funzione anti Covid.

La Fofi ha più volte rappresentato la disponibilità dei farmacisti a recitare un ruolo attivo nella campagna vaccinale contro l’influenza, riuscendo anche ad ottenere che venisse destinato al canale privato l’1,5% dei vaccini acquisiti dalle Regioni (250.000 dosi) con la possibilità per ciascuna amministrazione regionale di aumentare la quota. Una quantità del tutto insufficiente, come subito evidenziato dalla federazione professionale, e che oltre tutto in molte Regioni continua a non essere disponibile, esponendo le farmacie a gravi difficoltà nel rapporto con i cittadini. Ma la questione della disponibilità delle dosi per la popolazione attiva è solo un aspetto della questione: sullo sfondo, infatti, c’è  anche la prospettiva di riconoscere al farmacista la possibilità di effettuare la vaccinazione antinfluenzale, come avviene in molti altri Paesi in Europa e nel mondo, Prospettiva che, peraltro, sembrava sul punto di concretizzarsi e che è stata per il momento accantonata a causa, soprattutto, delle resistenze arrivate da altre figure professionali, arroccate nella trincea di norme di legge che risalgono al 1934 e mostrano tutta la loro inadeguatezza

L’altro fronte è quello dei test rapidi  per individuare il Sars CoV-2: a partire da settembre, alcune Regioni si sono mosse autonomamente per coinvolgere anche le farmacie nell’attività di testing&tracing del coronavirus e lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza si è espresso favorevolmente al riguardo, ottenendo fin da subito la piena disponibilità dei farmacisti a collaborare in tutti i modi possibili, ovviamente su base volontaria, per far fronte a una situazione che – stante la sua eccezionalità – richiede soluzioni non convenzionali. “Ma se si tratta di una sperimentazione, come detto dal Ministro, ci si deve sedere a un tavolo e predisporre un protocollo per l’esecuzione del tampone e misure per garantire la sicurezza degli operatori coinvolti, dei pazienti sottoposti al test e delle persone che frequentano le farmacie” ha detto al riguardo Mandelli.  Per risparmiare tempo e minimizzare i rischi,  sarebbe quindi opportuno – secondo il presidente Fofi  “che fosse un infermiere già addestrato a questa prestazione a eseguirla”.
Sia i vaccini che i test anti Covid, in ogni caso,  sono cartine di tornasole di una necessità che secondo Mandelli non può più essere ignorata nel prossimo futuro:  “I farmacisti italiani devono ottenere, come i colleghi di molti altri Paesi, di poter svolgere tutte le prestazioni cui possono dedicarsi sulla base della loro preparazione, delle loro competenze e della posizione strategica che occupano nelle società moderne: presenti ovunque, sempre accessibili e con un rapporto di fiducia strettissimo con il pubblico”. E  Mandelli non ha dubbi sul fatto che “le campagne vaccinali e di screening sono al primo posto in questo senso”.

Relazione Mandelli al Consiglio nazionale Fofi del 14 novembre 2020