Manca farmaco per la terapia del Parkinson, Aifa blocca l’export

Roma, 5 novembre – L’Aifa ha disposto il blocco temporaneo delle esportazioni del la specialità medicinale Ongentys, a base del principio attivo opicapone, utilizzata nei pazienti con Parkinson,  “per garantire la disponibilità di quantitativi sufficienti a rispondere alle esigenze di cura di tutti i pazienti”. L’agenzia regolatoria ha anche rivolto ai medici l’invito a “razionalizzarne l’utilizzo” del farmaco.
La carenza dovrebbe terminare entro il 15 gennaio 2020 e il motivo, come riportato dall’azienda titolare dell’Aic (Bial Portela & Cª., S.A.), sono “problemi produttivi che hanno riguardato il sito di produzione del principio attivo”.

“In Italia sono circa 500.000 le persone che soffrono di Parkinson e circa 6.000 sono i pazienti che sono in terapia con Ongentys, farmaco di fascia A che non è il pivot della terapia ma ne migliora l’efficacia. D’altro canto, non ci sono sostitutivi che si basano sullo stesso principio attivo” spiega all’Ansa Pietro Cortelli, presidente della Fondazione Limpe e ordinario di Neurologia all’Università Alma Mater di Bologna. La situazione è talmente delicata, prosegue l’esperto, che la stessa l’Aifa fa appello ai medici “per una razionalizzazione dell’uso del medicinale che consenta di riservarne l’utilizzo ai soli casi in cui sia considerato essenziale”.

La carenza di Ongentys fa seguito a quella registratasi a maggio 2019 per Sinemet (levodopa). “In quel caso l’emergenza – spiega ancora Cortelli – era stata molto importante poiché era l’asse portante della terapia per il Parkinson. In quel caso, per la prima volta, è stato predisposto il blocco dell’export”. Misura, quest’ultima, inserita in un articolo del decreto Calabria proprio allo scopo di arginare le situazioni di carenza di farmaci, nel bloccando temporaneamente le esportazioni di quelli di difficile reperimento.

L’allarme carenza, però, non riguarda solo l’Italia, ricorda la nota dell’Ansa, richiamando un nuovo rapporto della Food and drug administration (Fda), secondo il quale negli USA il fenomeno interessa circa 116 farmaci, in parecchi casi salva-vita: dall’eparina (per i malati cardiaci) al tamoxifen (per il tumore del seno).