Malati oncologici, serve network sul territorio, con il farmacista

Roma, 6 giugno –  Farmacisti più specializzati, in particolare per dare risposte ai pazienti con malattie tumorali, ai quali offrire, ove possibile, anche spazi di privacy per consentire un rapporto più confidenziale. Una sorta di nuova figura professionale, in grado di dare risposte concrete ai bisogni dei pazienti,  aiutandoli a gestire al meglio la terapia anche dopo aver lasciato l’ospedale.

Questo è il “farmacista oncologico” così come tratteggiato nel documento OncoCare – Networking in oncologia, edito da Edra in collaborazione con le aziende Sandoz e Novartis, presentato in una conferenza stampa virtuale venerdì scorso: un professionista in contatto diretto con la farmacia dell’ospedale, con lo specialista e il medico di medicina generale, ma attivo nella prossimità e dunque presente a fianco del paziente nel quotidiano, assicurando così un contributo fondamentale per sviluppare al meglio la rete di gestione del malato oncologico, che necessita di un network di competenze in grado di farsi carico di una patologia che espone come poche altre a una condizione di particolare fragilità.

“Le necessità di cura e assistenza ai malati oncologici non si esauriscono con i trattamenti terapeutici: la condizione di fragilità determinata dalla malattia influisce spesso su una vasta gamma di aspetti psicologici ed emozionali” hanno spiegato al riguardo Giordano Beretta (nella foto) e Francesco De Lorenzo,  presidenti dell’Associazione italiana oncologia medica (Aiom) il primo e dell’Associazione italiana malati di cancro (Aimac) il secondo.

A delineare il ruolo delle farmacie di comunità nell’assistenza ai pazienti oncologici sono stati gli interventi di Andrea Mandelli, presidente di Fofi, e Vittorio Contarina, vicepresidente di Federfarma. Il primo ha fatto riferimento alla drammatica esperienza della pandemia di Covid per sottolineare come essa abbia reso ancora più evidente la necessità di un più alto livello di assistenza sul territorio, anche  “incrementando il modello, che da tempo abbiamo proposto, che integra il farmacista di comunità nel network di tutti i professionisti della salute per migliorare la qualità degli interventi, operare in sinergia, supportare il paziente e ridurre gli sprechi”.
Offrire ai pazienti oncologici spazi dedicati, ha spiegato Contarina “è una scelta da favorire perché può migliorare ancora di più l’empatia che si crea con il paziente oncologico che, il più delle volte, tende a confidarsi più con il farmacista che con il medico”. Il rappresentante del sindacato dei titolari ha anche rilevato “la volontà del farmacista di specializzarsi sempre di più in questo settore. Per il malato oncologico, accanto ai riferimenti ospedalieri sono fondamentali quelli sul territorio: oltre ai medici di medicina generale, noi farmacisti di comunità, considerata la diffusione delle farmacie sul territorio e i frequenti contatti che abbiamo con il paziente, dobbiamo essere parte del processo di sorveglianza e di assistenza”.

Uno specifico riconoscimento al ruolo-chiave dei farmacisti di comunità in oncologia è arrivato dagli stessi De Lorenzo e Beretta:  “Sono professionisti che hanno un ruolo importante” ha detto il presidente dell’Aimac “perché  sono quelli più più vicini al malato quando affronta la terapia e nella gestione dei disturbi correlati”.

“Per questo la formazione di questi professionisti ha un grande valore aggiunto” ha aggiunto il presidente Aiom Beretta“in particolare nelle farmacie rurali. Ci sono piccoli comuni dove il medico c’è una volta alla settimana, la farmacia c’è sempre”.

Sul territorio, sia pure non nella prossimità, c’è anche il farmacista che opera nei servizi farmaceutici delle Asl e anche questa figura – nel quadro tracciato dal documento OncoCare –  può e deve svolgere un ruolo di straordinario rilievo, occupandosi del controllo dell’aderenza terapeutica e della gestione di eventuali eventi avversi. “Siamo convinti che non solo dall’integrazione delle professionalità, ma anche dalle diverse competenze e ambiti di attività all’interno della nostra professione, possa nascere una presa in carico efficace ed efficiente del paziente oncologico, ormai diventato paziente cronico” ha detto al riguardo Simona Creazzola, presidente della Sifo, la Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici.

Quella che gli esperti che hanno redatto il documento OncoCare – Networking in oncologia vogliono favorire, in altre parole, è una vera trasformazione culturale non solo a livello di modelli e processi di presa in carico dei pazienti, ma anche di formazione e sensibilizzazione degli operatori sanitari verso i nuovi bisogni dei malati oncologici. Per questo è stata attivata la Scuola di alta formazione Farmacia oncologica: una serie di incontri formativi alla fine dei quali i farmacisti ricevono una certificazione dall’ente di accreditamento CertiQuality, che guida i pazienti a identificare le farmacie specializzate nel fornire supporto a chi soffre di tumore.