Lorenzin: Amsterdam in ritardo su sede Ema, verificare l’assegnazione

Roma, 15 dicembre  – “In queste ore stiamo avendo alcune indiscrezioni da Londra e Bruxelles sul fatto che Amsterdam non sarebbe in grado di garantire la riallocazione di Ema con il personale nella sede definitiva prima del maggio 2020. Se il ritardo di un anno fosse vero, credo che l’Italia dovrebbe immaginare se ci siano strade percorribili dal punto di vista giuridico, prima che politico, per verificare se l’assegnazione che è stata fatta sia ancora valida”.

Queste le affermazioni rese dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin (nella foto), a margine del convegno “Italy, a Healthy Investment”, tenutosi ieri a Roma, riprese da alcuni lanci d’agenzia.

“Siamo ancora a livello di indiscrezioni” ha detto ancora Lorenzin “ma come ministro sono molto seccata per questo, perché già la procedura di selezione è stata molto singolare. Ma se dovesse essere vero che c’è un ritardo di più di un anno dal momento della Brexit vuol dire che noi rimarremo in una lunga fase transitoria. E allora – si chiede la ministra – vorrei capire per quale motivo Amsterdam ha vinto”.

“Pensavo che l’Italia si meritasse Ema, era stato fatto uno straordinario lavoro di sistema, una delle poche volte in cui le istituzioni italiane avevano lavorato nella stessa direzione”. E la conferma era arrivata anche dal primo turno delle votazioni, ricorda Lorenzin, con l’Italia che ottenne 25 voti, “con uno stacco fortissimo sugli altri”.

Poi sono subentrate altre dinamiche, “sono nati altri asset geografici e la sorte è stata contraria. Ha deciso una monetina, non abbiamo perso”.

E a chi sostiene che l’Italia non avrebbe perso Ema, qualora ci fosse stato un altro governo, Lorenzin ha risposto con una poco istituzionale ma molto eloquente battuta in romanesco: “Ma  de che?”

Le voci su un possibile ritardo di Amsterdam rispetto agli impegni assunti in sede di presentazione della candidatura ad ospitare la sede Ema erano già stati oggetto, nei giorni scorsi, di un’interrogazione alla Commissione europea da parte delle europarlamentari Patrizia Toia (Pd) ed Elisabetta Gardini (Fi).  Facendo riferimento ai ripetuti  articoli di stampa  che ipotizzano la mancata disponibilità di una sede, seppure provvisoria, dell’Agenzia europea del farmaco ad Amsterdam entro marzo 2019, le due europarlamentari italiane hanno evidenziato alla Commissione e al Consiglio europei che la circostanza, oltre a danneggiare “il diritto alla salute dei cittadini”, rappresenterebbe il mancato rispetto del “principio di business continuity, arrecando costi aggiuntivi al bilancio Ue”.  Da qui la richiesta di Toia e Gardini agli organismi europei di verificare se sia da ritenere “ancora valida la valutazione tecnica fornita prima dell’assegnazione”  e se il mancato rispetto degli impegni presi non costituisca una ragione “per riaprire la procedura”.