Limitazioni ingiustificate a rimborsabilità farmaco, indagini in Aifa

Roma, 15 novembre – Tornano agli onori delle cronache (si fa per dire…) Avastin e Lucentis, i due farmaci di Roche e Novartis al centro di un caso esploso cinque anni, con la salatissima sanzione (180 milioni di euro circa, più o meno 90 a testa) comminata dall’Antitrust alle due aziende per aver posto in essere un’intesa anticoncorrenziale finalizzata a favorire artificiosamente la vendita del più costoso Lucentis in luogo di Avastin, provvedimento confermato giusto questa estate dalla sentenza n. 4990/2019 del Consiglio di Stato (cfr. RIFday del 16 luglio 2019).

Le ragioni che riportano i due farmaci all’attenzione dell’opinione pubblica sarebbero iù o meno della stessa natura: la Guardia di Finanza di Roma ha trasmesso un invito a dedurre ad alcuni ex dirigenti dell’Aifa (tra i quali ci sarebbero anche gli ex direttori generali Luca Pani e Mario Melazzini) e ad alcuni membri della sua Commissione consultiva tecnico scientifica, con la richiesta di fornire alla Corte dei Conti eventuali documenti in loro difesa in merito a un’indagine in cui sono accusati di aver illecitamente imposto delle limitazioni alle prescrizioni del farmaco meno costoso (Avastin) per favorire quello a prezzo più alto.

Si ripeterebbe, in buona sostanza, in un altro contesto e con diversi interpreti, lo schema che portò alle sanzioni del 2014. L’ipotesi dell’accusa, ovviamente tutta da provare, è che ad Avastin (farmaco che fino al 2014 non era inserito tra i prodotti rimborsabili dal Ssn) siano state imposte almeno fino al 2017  “ingiustificate limitazioni” all’utilizzo, per favorire il farmaco Lucentis di Novartis, e ciò sulla base di una presunta e vantaggiosa intesa tra le due aziende. Entrambi i farmaci, infatti,  sono stati sviluppati da un laboratorio di Roche, ma Novartis ha la licenza per vendere Lucentis fuori dagli Stati Uniti.

Secondo gli investigatori, le limitazioni decise dall’Aifa –  ritenute non giustificate alla luce della equivalenza sul piano terapeutico dei due farmaci, emersa da una serie di studi comparativi – avrebbero fatto spendere allo stato 200 milioni di euro in più in farmaci rimborsabili. La differenza di prezzo per una singola dose è compresa tra 600 e 730 euro.

I dirigenti dell’Aifa e i componenti della Commissione tecnico scientifica dell’agenzia hanno ora 60 giorni per fornire la loro versione dei fatti alla Corte dei Conti.