Li Bassi: Farmaci, migliorare il controllo? Si impara da esperienza

Roma, 12 novembre – Sulla questione legata alla presenza di nitrosammine in alcuni farmaci (prima gli anti-ipertensivi della classe dei sartani e poi la ranitidina) che nei mesi scorsi ha sollevato un allarme internazionale, allertando le agenzie regolatorie di tutto il mondo, è tornato ieri il direttore generale dell’Aifa Luca Li Bassi (nella foto) in un editoriale pubblicato sul sito dell’agenzia che fa un po’ il punto della situazione.

Ricordando che la riscontrata presenza di nitrosammine, sostanze che rientrano tra quelle che sono tecnicamente definite “impurezze”, che non dovrebbero essere presenti nei medicinali se non in quantità tali da risultare innocue per la sicurezza del paziente, anche se si tratti di sostanze presenti in natura e assimilate dall’uomo da altre fonti (l’acqua, il fumo di sigaretta, alcuni alimenti).

Nei farmaci, però – scrive Li Bassi – “non vogliamo che ci siano”.

Il DG Aifa risale al primo caso di contaminazione, verificatosi nell’estate del 2018 e riguardante il valsartan prodotto dall’azienda cinese Zhejiang Huahai Pharmaceutical (ZHP), che nel 2012 aveva introdotto una modifica del processo produttivo. “È stata una spia che ha allertato immediatamente a livello globale il sistema regolatorio, facendo scattare una serie di azioni ordinarie e straordinarie, ispirate innanzi tutto al principio di massima precauzione per i pazienti” scrive Li Bassi. “Sono stati emessi quindi dei provvedimenti a scopo cautelativo (ritiro dei lotti convolti), che hanno riguardato tutti i farmaci prodotti con valsartan proveniente da ZHP”.

Successivamente, ricorda ancora il DG dell’Agenzia regolatoria nazionale,  “altri ritiri precauzionali hanno riguardato farmaci della stessa famiglia”, dopo che sulla base delle informazioni acquisite e delle prime valutazioni effettuate dagli esperti del network regolatorio europeo in stretta collaborazione con altri organismi internazionali gli accertamenti erano stati estesi ad altri farmaci della classe dei sartani con struttura analoga a quella del valsartan, indipendentemente dal sito di produzione e dal metodo utilizzato per la sintesi dei principi attivi.

Intanto l’Ema, a seguito di una valutazione del potenziale impatto sulla salute dei pazienti, ha stimato “basso il rischio anche nel caso di un utilizzo prolungato, alle massime dosi e con la più alta quantità di nitrosammine rinvenute nei sartani”. Sempre l’Ema, lo scorso settembre, ha convenuto con le  Agenzie regolatorie europee “di avviare una revisione di tutti i prodotti medicinali di sintesi chimica, in modo da escludere che tali impurezze possano interessare anche altri farmaci, com’è avvenuto recentemente per il principio attivo ranitidina”.

Li Bassi evidenzia come il sistema regolatorio – tra provvedimenti cautelativi, ispezioni mirate, valutazioni del rischio, analisi dei processi – si sia subito attivato “per gestire una situazione imprevista e non prevedibile fino a qualche anno fa. Se è stato possibile riconoscere il problema – infatti – è anche grazie al continuo affinamento dei metodi analitici, che oggi ci consentono di vedere ciò che in un passato non troppo lontano non saremmo stati in grado di trovare”.

Il DG Aifa entra quindi nel vivo del problema: “Quello che è emerso dagli studi che sono stati condotti, alcuni dei quali ancora in corso, è che le cause di contaminazione da nitrosammine possono essere più d’una e non sono necessariamente correlati a uno specifico sito o processo produttivo: dall’uso di particolari solventi e reagenti, alla degradazione di materie prime, a eventi intervenuti nel corso del processo produttivo” spiega Li Bassi. “La differenza rispetto al passato è che adesso conosciamo il problema. Sappiamo che in determinate condizioni possono generarsi nitrosammine e abbiamo gli strumenti per rilevarne la presenza anche in quantità molto basse (o tracce). Possiamo quindi agire per evitare che si ripresentino casi analoghi, operando su più fronti: chiedendo alle aziende analisi specifiche, indirizzando opportunamente le ispezioni e i controlli, perfezionando l’efficienza dell’intera rete regolatoria”.

Per questo, informa il direttore di Aifa,  “l’Ema sta lavorando con le autorità nazionali, la Commissione europea, l’Edqm, per valutare come migliorare la gestione di eventuali casi simili in futuro, ma anche come prevenirli, agendo prima che i medicinali vengano autorizzati e quindi immessi in commercio”.

Un classico esempio di  lesson learnt exercise, ovvero “un esercizio per capire cosa ci ha insegnato questa lezione” scrive Li Bassi. “È il sistema che impara dall’esperienza per migliorarsi”.

“L’Aifa e l’intero network europeo sono all’avanguardia nel campo delle ispezioni, del monitoraggio sui farmaci e delle valutazioni scientifiche”  rassicura quindi il direttore generale, aggiungendo che le garanzie che in casi come questi l’agenzia nazionale può fornire ai cittadini “sono rappresentate dalla rapidità con cui il sistema reagisce all’evento imprevisto, dall’applicazione del principio di massima precauzione a tutela della salute dei pazienti, dall’approfondimento scrupoloso delle cause, dal miglioramento dei processi”.

“Soprattutto, abbiamo il dovere di garantire la trasparenza del nostro operato, anche quando questa richiede un impegno a migliorarsi per rispondere alle legittime aspettative dei cittadini a essere informati su tutto ciò che riguarda la propria salute” conclude Li Bassi. “Se chiediamo ad altri attori del sistema uno sforzo in più in questo senso (come abbiamo fatto con la Risoluzione presentata dall’Italia e approvata dall’Organizzazione mondiale della sanità), non possiamo tirarci indietro di fronte al cambiamento, quando ci riguarda direttamente. Laddove ci siano margini per aumentare la trasparenza del sistema, non possiamo che essere favorevoli. D’altra parte non abbiamo altro modo per meritare la fiducia che chiediamo ai cittadini di riporre nelle istituzioni sanitarie”.