L’esercizio professionale ai tempi di Covid 19: il decalogo della Fofi

Roma, 6 marzo – Un decalogo con le indicazioni operative alle quali i farmacisti dovranno attenersi  per assicurare il servizio tutelando adeguatamente, per quanto possibile, i profili di sicurezza e di tutela della sicurezza dei professionisti e dei clienti. A trasmetterlo, nel pomeriggio di ieri,  con la richiesta di diffonderlo con ogni mezzo possibile a tutti gli iscritti agli albi, è stata la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani.

L’importante nota della Fofi sopperisce alla mancanza di chiare disposizione al riguardo da parte delle istituzioni, alle quali (sempre ieri, 5 marzo) la federazione professionale ha indirizzato una serie di circostanziate e pressanti richieste. In una nota inviata al ministro della Salute, al capo della Protezione civile e a tutti i presidenti regionali, la Fofi ha infatti chiesto “indicazioni operative, condivise e uniformi su tutto il territorio nazionale, che consentano ai farmacisti e ai loro collaboratori di operare in modo corretto per la loro salute, garantendo al contempo la sicurezza dei cittadini con i quali entrano in contatto”.

La Fofi ha chiesto anche “misure organizzative, nei casi in cui si ravvisino le condizioni, tali da consentire un accesso alle farmacie aperte al pubblico con modalità contingentate e comunque idonee a evitare assembramenti di persone”  e procedure finalizzate a “facilitare l’erogazione delle prestazioni farmaceutiche, al fine di consentire un’efficiente gestione delle prescrizioni, garantendo l’accessibilità dei pazienti all’assistenza farmaceutica e la gestione dell’emergenza sanitaria in corso”. La nota alle autorità ribadisce quindi la richiesta di “apposite misure di protezione individuale” anche per i farmacisti e il personale che opera nelle farmacie e nelle parafarmacie e chiede altresì interventi in materia di disciplina delle espportazioni dei medicinali e dei dispositivi medici e presidi medico-chirurgici, cosiì da prevenire, “anche sulla base del principio di precauzione….situazioni di rarefazione di tali prodotti sul territorio nazionale”.Nell’attesa che ministero, Protezione civile e Regioni forniscano le dovute risposte a queste fondamentali istanze, la Fofi ha appunto provato a “vicariare” temporaneamente le autorità, anche sulla spinta delle sollecitazioni arrivate da parte degli iscritti di tutta Italia. Che, ora, avranno un utile e organico quadro di linee guida al quale fare riferimento. Queste le dieci “regole” della Fofi per l’esercizio professionale ai tempi di Covid-19:

  • 1) evitare assembramenti nei locali eventualmente disciplinando gli accessi con l’apertura regolata delle porte di ingresso;

  • 2) garantirsi una distanza minima di almeno un metro sia tra i pazienti presenti sia tra questi ultimi e i farmacisti al banco, nonchè il personale addetto;

  • 3) ove la specifica situazione territoriale sia valutata a rischio, indossare dispositivi di protezione individuale (mascherine e guanti);

  • 4) rendere disponibili ai cittadini nei locali i prodotti per la igienizzazione o disinfezione delle mani;

  • 5) lavarsi frequentemente le mani ed evitare di toccarsi occhi, naso e bocca;

  • 6) effettuare una pulizia accurata degli ambienti (in particolare del bancone e dell’area prospiciente ad esso) con disinfettanti a base di acol o cloro;

  • 7) nebulizzare nell’ambiente spray igienizzanti;

  • 8) esporre l’ultima versione del decalogo dell’Istituto superiore di sanità nonchè eventuali altre informazioni di pubblica utilità;

  • 9) sospendere le attività dei tirocini dei corsi di laurea per tutta la durata di interruzione delle attività didattiche negli atenei;

  • 10) gestire i rapporti con i fornitori e con i loro incaricati in modo da limitare i contatti con i pazienti.

La circolare della Fofi fornisce anche un chiarimento in ordine a eventuali profili di responsabilità del farmacista datore di lavoro in caso di contagio si suoi collaboratori (farmacisti e non farmacisti). La federazione, al riguardo, evidenzia che la responsabilità del datore di lavoro “è limitata all’applicazione delle misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro di cui al D.Lgs. 81/2008, di tutte le indicazioni diramate dal Ministero della Salute, nonché di decreti e ordinanze, differenziati su base teritoriale, emanati dalle competenti autorità”.

Tra le molte richieste di un intervento della Fofi finalizzato a fornire ai farmacisti indicazioni operative in questa fase emergenziale, si segnala quella avanzata dal presidente dell’Ordine di Roma Emilio Croce, che – dopo averle anticipate in un confronto per le vie brevi con il presidente nazionale Andrea Mandelli – ieri mattina ha rappresentato le istanze pervenute da moltissimi iscritti  in una nota formale.

Esplicita la richiesta avanzata alla Fofi “nella sua qualità di massima autorità professionale”: predisporre e diramare, “ove perdurasse l’assenza di adeguate disposizioni legislative”,  un protocollo di indicazioni e buone norme comportamentali “al quale le farmacie e i farmacisti debbano uniformemente fare riferimento e attenersi su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione agli obblighi da rispettare per tutelare la sicurezza dei professionisti e, con essa, la continuità del servizio”.

“Una richiesta che ha trovato immediata risposta da parte della Federazione, pienamente consapevole del problema e quindi da qualche giorno già al lavoro per la sua soluzione” commenta Croce. “Era fondamentale dare agli iscritti almeno un primo, concreto segnale della volontà di uscire dalla logorante, sofferta situazione di incertezza nella quale molti colleghi sono stati fin qui costretti a operare per evidenti – chiamiamoli così – deficit di attenzione da parte delle istituzioni”. 

“I farmacisti delle farmacie e delle parafarmacie” continua il presidente di Roma“sono stati bravissimi a  garantire le loro prestazioni professionali ai cittadini  pur in una situazione che non assicurava, nè peraltro ancora assicura, le condizioni minime di chiarezza e tranquillità  dovute a professionisti che con dedizione, professionalità  e abnegazione svolgono quotidianamente il loro servizo professionale, rischiando in prima persona nel contatto diretto con clienti e pazienti  spesso disorientati e spaventati. A questo riguardo, a tutti i colleghi va il ringraziamento doveroso e soprattutto meritato dell’Ordine e mio personale”.

“Il decalogo della Fofi, con il  suo quadro organico di indicazioni, potrà essere una bussola preziosa e autorevole, per la fonte da cui discende, per indirizzare il servizio professionale da qui in avanti, ma non rappresenta ovviamente ancora la soluzione” conclude Croce. “Che arriverà soltanto quando le autorità competenti, centrali e regionali, risponderanno con specifiche disposizioni ad hoc alle istanze avanzate dalla professione”.

Disposizioni che,  è il caso di esplicitarlo, dovranno riguardare non solo la determinazione delle distanze minime da rispettare durante il servizio ma anche l’eventuale possibilità di esimersi dall’effettuare prestazioni che non consentano il rispetto delle stesse distanze, insieme alla possibilità di adottare procedure e misure per contingentare l’accesso nelle farmacie e nelle parafarmacie e alla possibilità di svolgere il servizio a battenti chiusi, laddove un aggravamento della situazione lo richiedesse. Tutte misure che, per essere messe in atto, non possono prescindere da una norma di legge che, oltre a legittimarle, le imponga.