Legge Lorenzin, firmato il decreto attuativo su elezioni degli Ordini

Roma, 19 marzo – La ministra della Salute Beatrice Lorenzin (nella foto) ha firmato il secondo decreto attuativo della legge n. 3/2018 (meglio nota come “legge Lorenzin”) che, tra le altre disposizioni, riordina il sistema ordinistico delle professioni sanitarie.

Il provvedimento  disciplina le procedure per la composizione dei seggi elettorali (al fine di garantire la terzietà di chi ne fa parte) e quelle per lo svolgimento delle elezioni per il rinnovo degli Ordini delle professioni sanitarie, ma si preoccupa anche delle modalità per l’indizione delle elezioni, per la presentazione delle liste, per lo svolgimento delle operazioni di voto e di scrutinio e per la conservazione delle schede.

Oltre alle novità sui meccanismi elettivi che prevedono non più due, ma tre convocazioni con quorum differenziati  (rispettivamente a due quinti, un quinto e, in terza convocazione, il voto valido qualunque sia il numero dei votanti) e al fatto che le liste presentate sono valide per tutte le votazioni, ci sono anche disposizioni per l’equilibrio di genere e il ricambio generazionale e la previsione di regolamenti elettorali di dettaglio emanati dalle Federazioni.
Il decreto è il frutto di una laboriosa mediazione tra ministero e rappresentanti delle professioni su una prima versione del provvedimento, significativamente “limata” al termine di un incontro svoltosi le scorsa settimana. Il testo scaturito dal confronto – che ha fatto giustizia di alcune previsioni ritenute problematiche dalle federazioni professionali di medici, farmacisti e infermieri), come quella di istituire seggi “itineranti” per favorire la partecipazione al voto  – è stato salutato con soddisfazione da Fnomceo, Fofi e Fnopi.

“Il decreto ministeriale (…) ha conseguito l’obiettivo di rendere le norme previste della legge 3/2018 il più possibile aderenti alla vita e all’operatività reali delle rappresentanze professionali, nonché alla necessità di rendere la normativa facilmente applicabile, a tutto vantaggio della trasparenza e del regolare svolgimento delle elezioni, che sono uno dei momenti centrali dell’attività ordinistica” è il commento della Fofi, che tra le principali innovazioni introdotte ricorda “la possibilità di candidature in forma singola o attraverso una lista; la possibilità di votare un’intera lista, anche riportandone soltanto la denominazione, ovvero di votare soltanto alcuni dei nominativi presenti nella lista o nelle liste o quello del candidato che si presenta singolarmente, dando così agli iscritti la massima libertà nell’espressione del voto”. 

Ma c’è chi, come il giurista Luca Benci, esprime un giudizio decisamente negativo sul testo del decreto. In un articolo a sua firma pubblicato ieri da quotidianosanita.it, Benci – dopo una disamina del provvedimento – afferma che esso non risolve il vulnus democratico importante” del sistema ordinistico.  “Ricordiamo che la legge 3/18 aveva precisato che il nuovo sistema elettorale doveva essere improntato al metodo democratico’” scrive Benci. “L’obiettivo non è stato certo raggiunto: non si favorisce la partecipazione, non si promuove l’equilibrio di genere, si finge di promuovere il ricambio generazionale, non si tutela la minoranza. Forse qualcosa può essere integrato nei regolamenti successivi ma è già chiara la direzione che si è voluto imprimere”.

Nella lunga lista di rilievi, il giurista definisce grave “l’assenza della determinazione al ‘limite dei mandati’ per la rielezione ai Consigli direttivi e ai Comitati centrali. Inutile parlare di ricambio generazionale se non si pongono in essere le norme fondamentali che lo possono garantire” e conclude manifestando stupore per le reazioni positive delle federazioni professionali, in particolare quella della Fnomceo, “che nell’elusione legislativa delle elezioni per liste rinviene addirittura una ‘garanzia di democrazia’ quando rappresenta, invece, il suo contrario”.