Legge Lorenzin da ieri in vigore, ora si aspettano i decreti attuativi

Roma, 16 febbraio – Ci siamo: la legge 3/2018, che – c’è da giurarci – le cronache giornalistiche e gli addetti ai lavori continueranno ancora a chiamare per anni ddl Lorenzin – è a tutti gli effetti una legge dello stato. Il provvedimento è infatti entrato in vigore ieri, anche se il suo percorso è ancora lontano dall’essere terminato: serviranno infatti una ventina di decreti attuativi (tutti ancora da varare) perché le sue disposizioni diventino finalmente operative. “Stiamo lavorando con il  @MinisteroSalute per i decreti attuativi” ha twittato ieri la ministra Beatrice Lorenzin (nella foto), che ha dato nome alla legge. Ma è molto probabile che della partita finirà per occuparsene il prossimo titolare del dicastero.

Il cuore del provvedimento (una sorta di omnibus che si occupa anche di sperimentazione clinica, abusivismo professionale e dirigenza del  ministero della Salute) è sicuramente il riordino della disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie e il riconoscimento di nuove professioni. Viene infatti ridisegnata la disciplina relativa al funzionamento interno degli Ordini, risalente al 1946, e vengono inserite disposizioni finalizzate a migliorare la funzionalità degli organi, a chiarire i compiti svolti, valorizzandone, in particolare, il rilievo pubblico e la funzione deontologica, oltre che a favorire la partecipazione interna da parte degli iscritti.

Misure che, nella sintesi della relatrice del provvedimento Emilia Grazia De Biasi, “consentiranno di lavorare meglio e di rispondere a più di un milione di professionisti che aspettano da più di 10 anni”.

Tra le novità più rilevanti (che non mancherà di produrre effetti negli assetti della sanità pubblica, con una ridefinizione dei “pesi” e dei rapporti di forza tra le sue componenti professionali) va sicuramente ricordato l’upgrading della professione infermieristica, che dall’ordinamento in collegi passa finalmente a costituirsi in Ordini professionali. La storica federazione Ipasvi (acronimo che metteva insieme infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia) diventa infatti Fnopi, Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche e sarà la casa comune dell’esercito dei 440 mila infermieri  italiani, diventando per distacco la federazione di professionisti sanitari più numerosa.

Destino analogo per le ostetriche: la Fnco, Federazione nazionale collegi ostetriche, chiude la sua storia, sostituita dalla Fnopo, la Federazione nazionale della professione ostetrica, che sarà la nuova sigla delle 20 mila ostetriche italiane.

Non meno significativa è l’istituzione del “super-ordine” dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, che metterà insieme  i circa 200 mila professionisti fin qui iscritti a diciassette albi diversi. Pur se appartenenti a tre classi di laurea differenti e in possesso di caratteristiche disomogenee per formazione, suddivisione territoriale e consistenza numerica, questi operatori confluiscono infatti in un unico ordine “plurialbo”.

La legge 3/2018  riscrive poi la procedura per il riconoscimento di nuove professioni sanitarie, stabilendo dunque un sistema potenzialmente aperto.Tale procedura, che passerà per il parere tecnico scientifico del Consiglio superiore di Sanità, richiederà l’accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome. Nell’ambito di tale procedura, un percorso semplificato è fissato per gli osteopati e i chiropratici, la cui individuazione è già fissata dalla legge, mentre il percorso per il definitivo riconoscimento passa attraverso l’accordo in Conferenza che definirà l’ambito di attività, le funzioni, i criteri di valutazione dell’esperienza professionale nonché quelli per il riconoscimento dei titoli equipollenti connessi a tali professioni.
Con decreto del Miur, di concerto con il ministro della Salute, saranno, inoltre, definiti l’ordinamento didattico della formazione universitaria.

Vengono poi riordinate le professioni dei chimici, dei fisici, dei biologi e degli psicologi. La nuova legge stabilisce che la vigilanza su tali professioni, e sui relativi ordini, passi dal ministero della Giustizia al ministero della Salute. Anche a tali ordini si applicheranno, dunque, le nuove disposizioni relative al funzionamento interno degli Ordini, modificati dal ddl Lorenzin.

La legge interviene anche sul reato di esercizio abusivo della professione, per inserire un’aggravante quando il reato riguardi una professione sanitaria e per prevedere in tali ipotesi la confisca obbligatoria dei beni utilizzati per commettere il reato. In particolare, quando si tratta di beni immobili, si dispone il loro trasferimento al patrimonio del comune dove sono situati, per essere destinati a finalità sociali e assistenziali.

Per quanto riguarda la professione farmaceutica, va infine ricordato che la legge Lorenzin introduce una norma volta a dirimere i dubbi interpretativi concernenti la maggiorazione di punteggio ai farmacisti rurali nei concorsi pubblici per l’assegnazione di sedi farmaceutiche. Grazie a un emendamento presentato da Rosanna Scopelliti e poi approvato nel corso del dibattimento, la legge 3/2018  chiarisce infatti che “il punteggio massimo di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, 30 marzo 1994, n.298 è da intendersi comprensivo dell’eventuale maggiorazione prevista dall’articolo 9 della legge 8 marzo 1968, n.221“. In pratica, dunque, il limite complessivo di 35 punti attribuibili a ciascun candidato non potrà in ogni caso essere sforato.