Legge di bilancio 2020, i suggerimenti di Openpolis al governo

Roma, 26 marzo – In vista della scadenza del 10 aprile (data entro la quale il governo, secondo quanto annunciato alla Camera dal ministro dell’Economia Giovanni Tria (nella foto), presenterà il  Documento di economia e finanza, primo step del ciclo di bilancio, aggiornando le previsioni economiche contenute nella Manovra 2019), Openpolis, l’associazione che promuove l’accesso alle informazioni pubbliche come strumento di  trasparenza e  partecipazione democratica dei cittadini, propone un utile riepilogo della situazione.

A tre mesi dall’approvazione della legge di bilancio per il 2019, l’esecutivo è in effetti  già al lavoro sulla manovra per avviare ufficialmente il ciclo di bilancio, che avverrà con la trasmissione del Def al Parlamento (entro la già ricordata scadenza del 10 aprile, confermata da Tria). Poi, entro il 27 settembre 2019, il governo dovrà trasmettere al Parlamento una Nota di aggiornamento sul Def (Nadef), necessaria per aggiornare le previsioni economiche e finanziarie alla luce dei dati più recenti. Quindi, entro il 20 ottobre, lo step più corposo, ovvero la presentazione del disegno di legge di bilancio, provvedimento centrale di tutta la manovra, che come  è noto deve essere approvato entro il 31 dicembre,  pena il ricorso all’esercizio provvisorio.

Queste le scadenze che il governo è chiamato a rispettare, contrariamente a quanto avvenuto lo scorso anno, quando tutti i documenti della manovra sono stati trasmessi in ritardo e il Parlamento ha dovuto votare un provvedimento di cui non conosceva il contenuto e del quale lo stesso governo .- scrive Openpolis – “non si è assunto la piena responsabilità”.

Molte e diverse le circostanze attenuanti per i gravi ritardi  e gli errori commessi nel corso dell’iter del disegno di legge di bilancio 2019, a partire dal fatto che l’esecutivo Conte, insediatosi a giugno, ha dovuto fare i conti con un Def elaborato da un altro governo, trovandosi anche a misurarsi con la mancanza di tempo e i vincoli europei.

Openpolis, con la dichiarata speranza che, “con l’avvio del nuovo ciclo di bilancio, il governo colga l’occasione per approvare una manovra condivisa da Parlamento, istituzioni europee e parti sociali”, ripercorre errori e manchevolezze dello scorso anno, con l’implicito invito a evitare di commetterli nuovamente.

L’associazione ricorda intanto che – pur comprendendo alcune importanti misure di bandiera, come quota 100 e reddito di cittadinanza, e al netto delle tonitruanti dichiarazioni di alcuni esponenti del nsotro governo,  il testo finale della legge di bilancio è stato scritto seguendo le indicazioni provenienti da Bruxelles. “Le istituzioni europee erano infatti contrarie alla richiesta dell’Italia di rivedere il bilancio in senso espansivo” ricorda Openpolis,  rammentando anche la decisione del nostro governo di procedere in direzione di un superamento dei vincoli europei.“La conflittualità che ha caratterizzato le trattative con l’Unione ha alimentato incertezze circa i contenuti del provvedimento” scrive Oponpolis. “Infatti si sapeva sin dall’inizio che sarebbe stato necessario rivedere le ottimistiche previsioni sulla crescita dell’Italia fatte dal governo”.

Inconciliabili le stime sul tavolo: a fronte della crescita del Pil italiano pari a +0,2% prevista dalla Commissione europea per il 2019, c’era infatti quella stimata dal governo nella Nadef, fissata al + 1,5%. Un fossato che certamente la narrazione governativa sulle trattative – tutta tesa a far intendere che non si sarebbe scesi ad alcun compromesso – non ha contribuito a colmare, impedendo anche che nel Paese si realizzasse un dibattito sui reali contenuti della manovra. “Solo verso fine novembre” annota Openpolis “l’esecutivo, forse ascoltando gli inviti del Capo dello Stato, ha iniziato ad aprirsi al dialogo con l’Europa”.

L’Italia ha evitato per un soffio la procedura di infrazione. Ma non senza conseguenze, come attestano i diversi step di verifica previsti per controllare che il nostro esecutivo rispetti gli impegni presi. In caso di violazione degli accordi sono state annunciate penali che peserebbero duramente sulle tasche degli italiani.

Nelle prime fasi di discussione della manovra dello scorso anno, le opposizioni parlamentari accusarono il governo di violare l’articolo 81 della costituzione, che introduce nel nostro ordinamento il principio del pareggio di bilancio e limita i casi in cui si può ricorrere all’indebitamento. Il governo, all’interno della Nadef, aveva anticipato la volontà di scostarsi dall’obiettivo programmatico stabilito dal Def. Il documento prevedeva infatti un aumento del deficit al 2,4% del Pil, molto superiore all’obiettivo dello 0,8% fissato dal precedente governo in aprile. Tuttavia l’Ufficio parlamentare di bilancio, organismo indipendente che valuta le previsioni economiche del governo, aveva dichiarato la mancanza delle condizioni necessarie per richiedere lo scostamento del saldo strutturale dall’obiettivo programmatico.

Il governo  decise infine di rimodulare l’aumento del deficit, evitando di incappare in una violazione di un principio costituzionale. Nelle procedure seguite per l’approvazione del bilancio, diversi osservatori ravvisarono anche una violazione dell’articolo 72 della Costituzione, che disciplina il procedimento di approvazione delle leggi. La Costituzione prevede che ogni disegno di legge venga esaminato da una Commissione parlamentare e poi dall’Aula. Per il bilancio dello Stato si deve necessariamente seguire la normale procedura di esame e approvazione.

Ma per l’approvazione della legge di bilancio 2019 le cose non sono davvero andate così. La Commissione Bilancio del Senato, in particolare, ha avuto pochissimo tempo per esaminare il testo, stravolto nei contenuti rispetto al disegno di legge precedentemente discusso. Openpolis quantifica in quattro secondi il tempo disponibile per l’esame di ogni comma della legge di bilancio in Commissione al Senato. L’Aula ha avuto infatti  per l’esame appena poche ore, non sufficienti neanche a leggere il testo prima di votare la fiducia.

“Prima di allora nessun esecutivo aveva svuotato in questo modo il Parlamento del suo ruolo” sottolinea Openpolis.  La prassi sviluppatasi all’inizio della legislatura 2001-2006 (secondo il cosiddetto lodo Pera-Morando, all’epoca presidente del Senato il primo e capogruppo Ds in Commissione Bilancio il secondo, che concordarono una modifica dei regolamenti parlamentari diventata poi consuetudine fino ad oggi) prevedeva infatti che il governo ponesse la questione di fiducia sul testo approvato in Commissione.

“La compressione dei tempi è stata dovuta a un accumulo di ritardi, parzialmente giustificato dal fatto che il governo, al momento di presentare la Nadef, si era formato solo da pochi mesi” scrive ancora Openpolis, ricordando che  il disegno di legge di bilancio venne trasmesso al Parlamento con 11 giorni di ritardo.

Nonostante alcuni dei ritardi siano comprensibili, osservano gli analisti di Openpolis, “è fondamentale che le scadenze disciplinate da regolamenti parlamentari e dalla legge 196/2009 vengano rispettate, al fine di assicurare il tempo necessario per l’interlocuzione con l’Unione europea e per il dibattito parlamentare”. Parlamento e parti sociali, invece, lo scorso anno sono state escluse dalla fase di elaborazione del testo finale, e questo non può accadere, come ricordato molto recentemente anche dalla Consulta nella decisione adottata a seguito del ricorso sulle modalità di approvazione della legge di bilancio avanzato il 28 dicembre 2018 da 37 senatori del Partito democratico. La Corte, nella sua decisione, ha dichiarato inammissibile il ricorso, ma ha anche evidenziato che ci sono state delle forzature che in futuro “non saranno tollerate”.

Di fatto, ciò che è avvenuto lo scorso anno è ben chiaro: il governo, facendo macchina indietro anche rispetto ai dannunziani “Me ne frego” rivolti dal vicepremier Matteo Salvini alle richieste di Bruxelles, si è trovato alla fine a dover riscrivere la legge in pochissimo tempo proprio a seguito delle durissime trattative con l’Unione Europea. Il Parlamento ha dovuto votare il provvedimento alla cieca, a causa della mancanza del tempo materiale per leggere il testo. Con un risultato che Openpolis non manca di annotare:  “All’indomani dell’approvazione della legge quasi nessuno ne conosceva nel dettaglio i contenuti”.

Bisogna riconoscere all’esecutivo di aver inserito nel testo finale alcune delle più importanti norme contenute nel “patto di governo”. Ma questo non basta. Molti investimenti su cui l’esecutivo puntava non sono presenti nella manovra, come – solo per fare un esempio – gli aiuti pubblici allo sviluppo previsti dalla Nadef. “Considerato il difficile percorso della scorsa manovra finanziaria, il rischio è che nell’anno in corso i conti non tornino” scrive Openpolis. “Rimaniamo in attesa dell’approvazione del Def di quest’anno, per vedere se ci saranno i soldi per attuare le misure previste dalla legge di bilancio”.

Openpolis chiude il suo giro di orizzonte sulla situazione alla vigilia dell’inizio ufficiale del ciclo di bilancio per avanzare tre suggerimenti al governo, che in realtà suonano più come raccomandazioni. Il primo è quello di ripristinare il ruolo centrale del Parlamento all’interno della decisione di bilancio, per assicurare la democraticità del procedimento. Il  secondo quello di assumersi le responsabilità delle proprie scelte: il governo e la sua maggioranza devono essere responsabili per tutto il testo della legge di bilancio e per farlo sarà necessario un percorso trasparente dall’inizio fino alla fine. L’ultima “dritta” è quella di “basare il dialogo con l’Unione europea su fatti concreti, e non polemiche sterili, al fine di giungere a decisioni chiare e condivise anche con la società civile”.