Ministero su legge 124/17: “Chiederemo chiarimenti al CdS”

Roma, 17 ottobre – Le misure sulle farmacie della legge sulla concorrenza? Presentano troppi passaggi oscuri, su punti chiave, che debbono essere assolutamente chiariti, per poter fornire le opportune e uniformi indicazioni applicative alle Regioni.

A sostenerlo è stato Giuseppe Chiné, capo di gabinetto del ministero della Salute, in occasione del seminario sul tema “Legge sulla concorrenza: società di capitali, professioni e farmacia” organizzato ieri dalla Fofi e ospitato nella Sala Capitolare del Convento di Santa Maria sopra Minerva del Senato.

Un appuntamento voluto per sviscerare tutti gli aspetti della legge 124/2017 approvata nello scorso mese di agosto, in primo luogo in sede tecnica (compito affidato a due esperti, l’avvocato Quintino Lombardo e la commercialista Paola Castelli) e per valutarne anche le ricadute “di sistema”  sulle farmacie e sulla professione che viene esercitata al loro interno.
Netta la valutazione di Chiné: i sette commi (in tutto) che la legge 124 dedica alla farmacia e che, con il metodo della novella, intervengono a introdurre modifiche sostanziali a un quadro normativo complesso formatosi al termine di un percorso praticamente secolare,  presentano molte ombre e ambiguità, in particolare in materia di incompatibilità e di requisiti dei soci di capitale.

Per Chinè, la formulazione di alcune disposizioni è di tale indeterminatezza da prefigurare anche possibili vulnus del dettato costituzionale e proprio per questo – ma anche per evitare sul nascere che sul territorio possano registrarsi applicazioni difformi della legge – il Ministero ha deciso di rivolgersi al Consiglio di Stato, che sarà chiamato a chiarire i passaggi controversi del provvedimento. E questa è pur sempre una notizia, anche se di quelle che autorizzano a pensare tutto il peggio possibile sulla qualità del processo legislativo del nostro Paese, dove un provvedimento di legge di iniziativa del Governo, presentato a febbraio 2015, ha bisogno di quasi 900 giorni di navetta tra i due rami del Parlamento (con un soggiorno lunghissimo, in particolare, a Palazzo Madama) prima di essere approvato ad agosto 2017 con un testo che obbliga lo stesso Governo, per il tramite del suo ministero della Salute, a richiedere l’intervento della magistratura amministrativa per avere lumi sulla sua interpretazione.

 

Giorni (Regioni): “Su criticità della legge concorrenza,

disposti fin da subito a un confronto con i farmacisti”

La mancanza di chiarezza di alcune norme della legge 124, peraltro, non  poteva sfuggire nemmeno alle Regioni, che al riguardo hanno elaborato un documento, indirizzato all’Ufficio legislativo del ministero della Salute, ancora in attesa di risposta, secondo quanto riferito da Loredano Giorni, dirigente del servizio farmaceutico della Regione Piemonte. Che, sull’ingresso dei capitali, non si è risparmiato una battuta caustica. “Fermo restando che le Regioni le leggi dello Stato si preoccupano di rispettarle e attuarle rigorosamente, al di là dei clichè da accapponare la pelle sentiti anche qui, secondo i quali farebbero invece un po’ come credono” ha detto Giorni”c’è da dire che il nuovo assetto societario che scaturisce dalla legge 124 è a dir poco complesso. Nel merito, personalmente penso che aver consentito l’ingresso del capitale faccia piacere soltanto al capitale, comprensibilmente interessato a un settore, uno dei pochi, che vede la spesa in crescita. Ma attenzione, cresce la spesa, non certo il suo finanziamento pubblico, che anzi in termini reali è in flessione. Per questo, prima o poi, qualcosa finirà per succedere”.

Giorni, però, dopo aver ricordato puntigliosamente che le Regioni svolgono al meglio il loro ruolo citando l’esempio del concorso straordinario (“In 15 regioni su 21 le farmacie sono state aperte,  80 nel solo Piemonte” ha ricordato il dirigente del Piemonte “e i moltissimi ricorsi opposti, il 95% dei quali respinti, vengono tutti da farmacisti“), ha aperto una porta a una collaborazione con le sigle della professione farmaceutica sul tema del seminario: “Siamo disposti fin da subito a un confronto con la Fofi per vedere le problematiche della 124, verificando anche cosa c’è in comune tra le osservazioni, perplessità e richieste dalla federazione e quelle che noi abbiamo esplicitato nel già ricordato documento inviato al ministero della Salute” ha detto Giorni. “Mi sento di assumere un impegno in questo senso, nella certezza di potergli dare seguito”.

Un invito subito raccolto dal presidente della Fofi, Andrea Mandelli, che ha convenuto sull’utilità di una riflessione comune sulla legge 124, garantendo l’impegno della Federazione ad avviarla quanto prima, anche alla luce del fatto che la legge sulla concorrenza certamente non è fatta per rispondere ai bisogni dei cittadini o del sistema salute, ma rischia semmai di produrre distorsioni, introducendo derive oligopolistiche nella distribuzione dei medicamenti.

 

Cossolo: “Integrazione in rete, professionalità

e sostenibilità economica per vincere la sfida”

Oltre a quello del vicepresidente Fofi Luigi D’Ambrosio Lettieri, tornato sulle criticità della legge sulla concorrenza puntualmente oggetto di proposte emendative purtroppo non accolte (come ad esempio quella finalizzate a rivedere il tetto percentuale delle farmacie di proprietà del capitale, troppo alto e tale da spalancare le porte agli oligopoli, e quella volta ad assoggettare le società di capitale al pagamento dei contributi Enpaf), il seminario ha visto gli interventi dei presidenti di Federfarma e Federfarma Servizi, Marco Cossolo e Antonello Mirone, freschi reduci dalla presentazione a Firenze di una comune iniziativa   per i farmacisti titolari, invece,

Per Cossolo, la legge sulla concorrenza rappresenta “una sfida epocale” che ha anche qualcosa di buono: costringe la farmacia a darsi una mossa, imboccando la via di un cambiamento (anche di mentalità e atteggiamento) che è ormai assolutamente necessario.

“La legge 124 comporta opportunità e pericoli” ha detto il  presidente Federfarma. “Bisognerà porsi nella condizione di sfruttare le prime e ridurre al minimo i secondi”. Federfarma ha già cominciato a farlo, muovendosi sui binari obbligati della salvaguardia della professionalità del farmacista e dell’integrazione delle farmacie. “In primo luogo, rivedremo il nostro statuto in senso inclusivo, aprendo cioè alla società di capitale” ha detto Cossolo. “Se, come vorrebbe qualcuno, le lasciassimo fuori, non solo le inviteremmo a costituire una propria sigla, ma rischieremmo anche di lasciare fuori i nostri associati che hanno costituito una società con i loro familiari. Al di là di questo, utilizzeremo tutte le risorse del sistema farmacia, comprese le società di scopo come Promofarma e Credifarma, per mantenere alle farmacie la loro identità di presidi sanitari territoriali liberi e indipendenti”.

“Ma essere indipendenti” ha spiegato Cossolo “non significa essere soli, così come essere liberi non è possibile senza sostenibilità economica. Per questo, con Federfarma Servizi stiamo lavorando a un processo di integrazione con l’obiettivo di costruire una rete di protezione per le nostre farmacie. Abbiamo avviato una ricognizione di tutto quello che c’è già” ha continuato il presidente Federfarma “dalla quale partiremo per definire un format, declinato sul paradigma della professionalità, che scriveremo anche con la collaborazione della Fofi, con la quale ragioneremo insieme anche sulla convenzione, per la quale siamo finalmente riusciti, dopo 19 anni, a riaprire il tavolo. Il caposaldo della trattativa  dovrà essere la farmacia dei servizi e il ruolo professionale del farmacista per la gestione delle cronicità, l’aderenza terapeutica e il dossier farmaceutico”.

Capitoli che, peraltro, sono inscrivibili a pieno titolo all’interno del processo della sanità digitale, ricordato da Cossolo all’inizio del suo intervento: “Non v’è alcun dubbio che il futuro del sistema sanitario sarà nel digitale” ha detto al riguardo il presidente dei titolari “e per quanto ci riguarda non potrà prescindere dal Fascicolo sanitario elettronico e dal dossier farmaceutico. Se ne restiamo fuori, siamo morti”.