Covid-19, le regole: distanza di un metro, anziani a casa, no a strette di mano

epa06238416 FC Barcelona´s midfielder Sergio Busquets celebrates his goal during the Spanish Primera Division match FC Barcelona vs UD Las Palmas, 01 October 2017 in Barcelona, Spain. The board of the FC Barcelona decided to play behind closed doors. The club released a statement on their official website which reads: "FC Barcelona condemns the events which have taken place in many parts of Catalonia today in order to prevent its citizens exercising their democratic right to free expression. Given the exceptional nature of events, the Board of Directors have decided that the FC Barcelona first-team game against Las Palmas will be played behind closed doors following the Professional Football League's refusal to postpone the game." EPA/Alejandro Garcia

Roma, 4 marzo – Stando alle anticipazioni filtrate nella serata di ieri dopo la riunione dei capigruppo convocata dal capo del governo Giuseppe Conte a Palazzo Chigi,  oggi sarà varato un nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri con tutte le misure di contenimento sanitario dell’epidemia di coronavirus che la collettività dovrà osservare, sulla base delle indicazioni del comitato scientifico insediato dal governo.

Il provvedimento, atteso nelle prossime ore, conterrà anche ulteriori e circostanziate indicazioni comportamentali per cercare di fermare la trasmissione del Sars CoV 2: mantenere una distanza di almeno un metro dalle altre persone, salutarsi da lontano senza baci, abbracci o strette di mano, evitare i luoghi affollati, non uscire anche se si ha soltanto un po’ di febbre e non c’è alcun sospetto di aver contratto la malattia, rimanere a casa se si hanno più di 75 anni o comunque più di 65 ma non si è in buona salute. Si tratta, in buona sostanza, delle raccomandazioni impartite fin da subito ai residenti delle «zone rosse» e delle Regioni  (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) maggiormente colpite dal virus, che ora dovranno essere seguite per un mese in tutto il Paese.

In coerenza e per conseguenza con queste disposizioni, tutti gli eventi sportivi (dunque anche le partite del campionato di calcio) dovranno essere disputati, sempre per un mese, a porte chiuse, così come dovranno essere rinviati a data da destinarsi incontri pubblici, convegni e congressi, a partire da quelli che riguardano il settore sanitario, così da non “distrarre” medici e personale e averlo a disposizione per fronteggiare la situazione. previsto anche il divieto di accompagnare persone nei Pronto soccorso e misure per limitare gli accessi in cliniche private, Rsa e ospizi.

Il decreto, come anticipato in premessa, dovrebbe vedere la luce oggi e avere trenta giorni di validità, ma le misure saranno rivalutate ogni settimana ed eventualmente “aggiustate” in relazione all’evoluzione della situazione e delle esigenze delle varie Regioni. L’obiettivo primario è quello di evitare che il contagio possa essere favorito da contatti troppo stretti tra le persone.  Da qui raccomandazioni meticolose come quella di “starnutire e tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie” e di “evitare scambi di bottiglie e bicchieri in particolare durante attività sportive“, regole di igiene in apparenza banali ma che ora diventa imperativo osservare rigorosamente per contenere il rischio di contagio.  C’era anche l’ipotesi di estendere la distanza “sociale” di sicurezza fino a due metri, poi rientrato perché adotarla avrebbe significato la chiusura immediata di scuole, università e uffici pubblici.

Dal punto di vista epidemiologico, intanto, la situazione vede un aumento dei casi di contagio, saliti a 2.502 (con un incremento notevole, + 466, rispetto al giorno precedente. Tra questi, le persone guarite sono 160 e i decessi 79, in prevalenza ultra 80 e 90enni con patologie concomitanti (ma c’è anche un 55enne). A oggi, i tamponi effettuati sul territorio nazionale sono 25.856.

Le Regioni con il maggior numero dei contagiati (esclusi i deceduti e guariti) sono  Lombardia (1.326), Emilia-Romagna (398 ,  Veneto (297), Marche (61), Piemonte (56), Campania (30), Liguria (24), Toscana (19),  Lazio (14), Friuli Venezia Giulia (13),  Umbria (8), Sicilia (7),  Abruzzo (6), Puglia (4), Trento (4), Molise (3) e quindi  in Sardegna, Basilicata, Calabria e  provincia autonoma di Bolzano ciascuna con un caso.

“Penso che nessuno di noi possa avere la certezza dell’evoluzione, sicuramente questa è una settimana importante per vedere l’evoluzione del contagio nel Paese. Noi abbiamo una serie di approcci e siamo pronti a rivedere le nostre azioni sulla base di scenari che dovessimo andare a incontrare. Tutto dipende dall’evoluzione dei dati”, ha detto ieri il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, nel quotidiano incontro con la stampa.
Borrelli ha anche riferito che sono arrivate 400mila mascherine protettive dal Sudafrica e presto ne arriveranno 500mila dallo stesso fornitore. “Le stiamo cercando in tutto il mondo in modo capillare” ha detto il capo della protezione civile. “La Francia ne ha bloccato la vendita, riservandole al proprio interno per il caso di necessità. In Italia non si producono e viviamo di importazione”.

Il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro ha invece prefigurato la possibilità di allargare la “zona rossa”, includendo alcune aree del  pBergamasco. “Stiamo valutando l’opportunità di estendere la zona rossa sulla base di alcuni criteri epidemiologici, geografici e di fattibilità della misura”  ha detto Brusaferro.  “Stiamo analizzando con la Lombardia con grande attenzione su nuovi casi per comuni della cintura bergamasca e stiamo vedendo con i dati d’incidenza e in base ai tassi di riproduzione del virus”.