La Commissione Ue, sistemi sanitari ai raggi X, Italia promossa

Roma, 24 novembre – Solo riprogettando i nostri sistemi sanitari possiamo garantire che restino all’altezza dei loro compiti e forniscano assistenza centrata sul paziente. È questo il suggerimento che scaturisce dalla relazione Lo stato della salute nell’Ue del 2017, che accompagna i 28 profili dei sistemi sanitari degli Stati membri approntati e presentati ieri dalla Commissione europea.

Il lavoro (il cui summary  può essere consultato collegandosi  a questo link, dal quale si può poi accedere ai documenti di dettaglio), presenta un’analisi approfondita dei sistemi sanitari degli Stati membri dell’Unione europea: sono passati al setaccio lo stato di salute della popolazione e i fattori di rischio importanti e allo stesso tempo l’efficacia, l’accessibilità e la resilienza dei sistemi sanitari in ogni Stato membro. L’Italia (qui il profilo sullo stato sanitario del nostro Paese) esce bene dal check up europeo: il nostro Ssn presenta dati tra i migliori dell’Unione, con una speranza di vita tra le più alte d’Europa, nonostante il permanere di una ben nota criticità, quella delle disparità a livello regionale e socioeconomico. Nonostante i vincoli di bilancio, l’Italia è però riuscita a riorganizzare, ampliare e migliorare le prestazioni sanitarie nazionali e il governo sta anche provando a intervenire per ricentralizzare i finanziamenti, attraverso la definizione di un nuovo sistema che consenta di ripartire le risorse tra le Regioni con l’obiettivo di riequilibrare il sistema, eliminare le disparità e offrire a tutti gli italiani un pacchetto di prestazioni sostanzialmente analogo. Le informazioni di dettaglio, frutto del lavoro congiunto dell’Ocse e dell’European Observatory on Health Systems and Policies, in collaborazione con la Commissione europea, sono comunque disponibili al link già ricordato, riportato anche in calce all’articolo.

Il primo commento sui risultati del lavoro, considerati nel loro complesso, è arrivato da Vytenis Andriukaitis (nella foto) commissario Ue per la Salute e la sicurezza alimentare: “Spendere solo il 3% dei nostri bilanci sanitari per la prevenzione, rispetto all’80% per la cura delle malattie, è semplicemente troppo poco. È indispensabile un accesso migliore all’assistenza sanitaria di base, in modo che il pronto soccorso non sia la prima struttura cui si rivolgono i cittadini” ha affermato Andriukaitis.  “È inoltre indispensabile che la promozione della salute e la prevenzione delle malattie siano al centro di ogni settore d’intervento in modo da migliorare la salute della popolazione e ridurre la pressione sui sistemi sanitari. Queste sono solo alcune delle indicazioni che scaturiscono dalla relazione sullo stato della salute nell’Ue  del 2017. Mettendo a disposizione dati e approfondimenti esaurienti intendiamo sostenere le autorità sanitarie nazionali nel far fronte alle criticità e nell’adottare le scelte giuste in ambito strategico e negli investimenti. Mi auguro che faranno buon uso del nostro lavoro”.

I profili sanitari degli Stati membri sono stati redatti in cooperazione con l’Ocse e l’Osservatorio europeo delle politiche e dei sistemi sanitari. Dalla relazione di accompagnamento scaturiscono cinque conclusioni trasversali. La prima è che la promozione della salute e la prevenzione delle malattie creano le condizioni per un sistema sanitario più efficace ed efficiente. Va affrontata, oltre allo squilibrio degli investimenti nella prevenzione, la problematica delle disuguaglianze sociali, illustrata dalla diversa frequenza di screening tumorali o attività fisica delle persone in funzione del livello di reddito e di istruzione più e meno elevato.

La seconda conclusione è che una robusta assistenza sanitaria di base guida in modo efficiente i pazienti nel sistema sanitario e contribuisce ad evitare spese inutili. Il 27% dei pazienti si rivolge a un pronto soccorso per via dell’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria di base. Solo 14 paesi dell’Unione impongono la prescrizione di un medico di base per accedere a una consulenza specialistica; altri 9 paesi prevedono incentivi finanziari correlati alla prescrizione.

La terza conclusione riguarda l’assistenza integrata, che garantisce che il paziente riceva un’assistenza onnicomprensiva, evitando le situazioni che si verificano attualmente in quasi tutti i Paesi dell’Unione nei quali  l’assistenza è frammentata e i pazienti devono cercare soluzioni in un labirinto di strutture sanitarie.

La quarta conclusione è riferita alla programmazione e alla previsione proattive delle esigenze in materia di forza lavoro nella sanità, che a giudizio della Commissione aumentano la capacità dei sistemi sanitari di adattarsi alle evoluzioni future. Nella Ue i professionisti della sanità sono 18 milioni ed entro il 2025 saranno creati altri 1,8 milioni di posti di lavoro. Le autorità sanitarie devono preparare la forza lavoro ai cambiamenti imminenti: invecchiamento della popolazione e multimorbilità, necessità di politiche di assunzione oculate, competenze nuove e innovazione tecnica.

L’ultima conclusione è dedicata ai pazienti come fulcro della prossima generazione di dati sanitari migliori al servizio delle politiche e delle pratiche. La trasformazione digitale della sanità e dell’assistenza aiuterà a comprendere gli esiti e le esperienze della vita reale che hanno importanza per i pazienti, con un grande potenziale di accrescere l’efficienza dei sistemi sanitari.

Dopo la presentazione ai ministri della Sanità di tutti i Paesi della Ue, le autorità nazionali potranno continuare la discussione sulla relazione 2017 sullo stato della salute nella Ue a partire dall’inizio del 2018: un confronto che aiuterà a comprendere meglio le problematiche principali e a elaborare le opportune risposte strategiche.