Lazio, tamponi rapidi in farmacia, affiorano dubbi e perplessità

Roma, 20 novembre – Era più che prevedibile, alla luce dell’acceso confronto registratosi all’interno della categoria (almeno sui social), con pareri spesso opposti: la possibilità, da ieri, di eseguire test antigenici e tamponi sierologici rapidi in farmacia, frutto di un accordo tra la Regione Lazio e la Federfarma regionale,  non piace davvero a tutti e non sembrano davvero pochi i farmacisti che nutrono invece perplessità e riserve.

Una buona parte delle posizioni critiche sull’iniziativa (voluta con forza dal sindacato dei titolari) sono state riassunte ieri  da Mondofarmacia, associazione di titolari nata nella Capitale, molto attiva nel supporto delle farmacie associate (che nel Lazio sono 81) e nella promozione del ruolo professionale e culturale della categoria, attestata su posizioni che spesso confliggono con quelle delle articolazioni locali di  Federfarma, alle quali peraltro gli iscritti Mondofarmacia aderiscono.

In un comunicato, il gruppo – che ha in Nino Annetta  il  suo coordinatore di riferimento,  sia pure in una struttura organizzativa molto aperta e orizzontale –  esplicita i suoi molti dubbi sull’esecuzione dei tamponi in farmacia, essenzialmente riferiti alla sicurezza dei farmacisti e dei clienti della farmacia, ma anche di tipo economico e professionale.

La prima riserva, anche alla luce della recrudescenza della pandemia, è che la farmacia per conformazione e struttura dei locali, oltre che per la sua funzione, non sembra  essere un luogo adatto a svolgere questo tipo di servizio: “Anche applicando i protocolli di sicurezza più severi” scrive al riguardo Mondofarmacia “i rischi per titolari, collaboratori, clienti sono, a nostro avviso, elevatissimi. E tali problematiche restano importanti anche se la farmacia dovesse eseguire tale servizio nell’orario di chiusura o avvalendosi di una struttura esterna“.
La seconda riserva è di tipo economico-aziendale: la farmacia è un presidio di salute ma anche un’azienda e deve quindi valutare ogni sua attività anche sulla base del rapporto costi/ricavi. E nel caso  dell’esecuzione dei tamponi anti-Covid, servizio ad altissimo rischio, la somma dei costi rischia di superare quella dei ricavi. Tra adozione di misure supplementari di sicurezza, costo dei tamponi, aggravio dei costi del personale per l’adempimento delle formalità burocratiche/amministrative connesse ai tamponi, eventuale assunzione (in caso di esecuzione di test sierologici) di personale sanitario esterno per occuparsene, quasi certa lievitazione dei costi assicurativi per mettersi al riparo dalle conseguenze connesse al non trascurabile in caso di contagio e/o contestazioni, l’investimento necessario per fare i tamponi potrebbe non essere ripagato da ricavi sufficienti. E nel caso in cui la farmacia decidesse di avvalersi di attrezzare una struttura esterna (come un gazebo o un camper) i costi ovviamente salirebbero ancora (noleggio, montaggio, smontaggio, sicurezza statica e sanitaria).
L’ultimo forte elemento di dubbio evidenziato da Mondofarmacia: secondo il sodalizio, gli aspetti professionali di questo servizio sono praticamente inesistenti. Il ruolo ‘professionale’ del farmacista è infatti “quello di presenziare, senza svolgere alcuna attività pratica, all’esecuzione del test sierologico e ad accordarsi con un operatore sanitario che dovrà invece eseguire i tamponi rapidi. Compito del farmacista è quello di verificare se il cittadino esegua correttamente il test sierologico ed ottemperare a tutte le formalità burocratiche e amministrative. In pratica poco più di quanto svolge un impiegato amministrativo“,

E c’è anche da considerare un altro aspetto che rappresenta un’incognita: i test sierologici rapidi, allo stato attuale, non sono autorizzati, come riportano tutte le schede tecniche delle confezioni, per essere eseguiti in autotest, come invece riferisce la determina regionale. “In pratica la Regione invita con propria determina all’autotest, mentre i produttori riferiscono che non si può fare” scrive al riguardo Mondofarmacia. “Siamo sicuri che non ci saranno contestazioni da parte di Asl e Nas?”

L’associazione, però, non si limita a elencare le sue critiche, ma avanza una possibile, utile alternativa ai tamponi in farmacia. “Le farmacie sono un presidio sanitario fondamentale sul territorio come scriviamo e riferiamo molto spesso e in un contesto di emergenza sanitaria possono e devono mettersi a disposizione del proprio Paese”  scrive Mondofarmacia. “Possiamo e dobbiamo fornire il nostro importante contributo anche in questa occasione nella totale sicurezza dei farmacisti e dei clienti della farmacia organizzando, ad esempio, un servizio domiciliare per l’effettuazione del test sierologico e dei tamponi rapidi“. L’idea, oltretutto – e Mondofarmacia si preoccupa subito di sottolinearlo – è “riportata nella stessa determina regionale del Lazio che regola l’esecuzione dei test e dei tamponi in farmacia, in alternativa all’esecuzione di tali attività all’interno dei nostri locali o avvalendosi di struttura esterna, oltre a essere formalizzata anche in un recente accordo tra Regione Piemonte e Federfarma locale”.

Una simile procedura avrebbe inoltre “l’enorme vantaggio per la collettività che il cittadino con sospetta positività non dovrà uscire di casa”.

Questi i motivi che fanno concludere a Mondofarmacia “che l’approccio organizzativo di Federfarma Roma, che ha fortemente voluto questo accordo regionale, sia a nostro avviso errato, perché totalmente concentrato sulla farmacia come luogo ‘pratico’ di esecuzione dei test e dei tamponi, con tutte le criticità che abbiamo esposto precedentemente, specialmente in questo periodo di grande diffusione del contagio.  La farmacia dovrebbe essere invece, insieme ai medici di medicina generale, il ‘punto di riferimento’ organizzativo sul territorio del paziente che desidera sottoporsi a tali indagini consentendo ai cittadini che si rivolgono in farmacia e sospettano una positività al Covid19 di sottoporsi ai test e ai tamponi a domicilio nella totale sicurezza di tutti”.