Lazio, Regione autorizza vendita “riconfezionata” delle mascherine

Roma, 10 aprile – Ti fraziono, mascherina: anche la Regione Lazio, con un provvedimento dell’Area Farmaci e dispositivi della Direzione regionale Salute e Integrazione sociosanitaria pubblicato ieri sul Registro ufficiale e inviato a tutti i diretti interessati (direttori dei servizi farmaceutici delle Asl, sigle delle farmacie convenzionate pubbliche e private e Ordini dei farmacisti)  ha emanato “misure organizzative urgenti per il confezionamento in farmacia convenzionata di mascherine facciali”, che – traducendo e sintetizzando – autorizzano la vendita di mascherine (acquistate dalle farmacie nelle confezioni multiple prevalentemente disponibili sul mercato) riconfezionate in “unità singole o in confezioni con poche unità pronte alla vendita”.

Sull’esempio di quanto già fatto in Emilia Romagna e in Campania, la  misura consentirà di neutralizzare lo spettro dei controlli e delle sanzioni a carico delle farmacie che – in una situazione di emergenza e in presenza delle note criticità nella reperibilità dei prodotti – con una scelta professionale di puro buon senso anziché vendere a un singolo cliente confezioni da 50 o più mascherine, aprivano le scatole per venderle in singole unità o numeri comunque minori, così da accontentare più persone. Una pratica che però, quando individuata,  ha esposto le farmacie a provvedimenti sanzionatori da parte della Guardia di Finanza per la violazione delle leggi sul commercio, con il  comprensibile disappunto (eufemismo) della categoria.

Un rischio che, almeno nel Lazio (così come nelle già ricordate Emilia Romagna e Campania) ora dovrebbe essere scongiurato: nel documento della Regione (alla luce del fatto che le confezioni di mascherine spesso si presentano in multipli, fatto che “può causare il rapido esaurimento delle scorte, impedendo a chi avesse necessità di una sola o poche mascherine di accedere a tale dispositivo di protezione“) viene in buona sostanza proposto alle farmacie “un protocollo operativo per poter allestire in farmacia unità singole o confezioni con poche unità pronte alla vendita. Le operazioni sono effettuate dal farmacista applicando in via generale le norme di buona preparazione dei medicinali della farmacopea ufficiale, sono mirate a garantire pari sicurezza nell’uso e igiene a quelle del prodotto intero e a fornire al cittadino tutte le informazioni necessarie per il corretto utilizzo”. L’apertura delle confezioni e la loro ripartizione in confezioni più piccole, si legge ancora nel documento, “devono avvenire nel laboratorio della farmacia, o comunque nello spazio dedicato alla preparazione, confezionamento ed etichettatura dei farmaci. Mantenendo ovviamente la massima igiene, e allegando in fotocopia il foglio illustrativo”.

La nota recepisce dunque le richieste in tal senso che da tempo la Federfarma, anche con le sue articolazioni territoriali, andava avanzando alle autorità a ogni livello e che hanno trovato ascolto (per ora) nelle tre Regioni citate, alle quali il sindacato nazionale dei titolari ha voluto esprimere ieri il suo ringraziamento per aver saputo “prontamente cogliere le esigenze rappresentate, fornendo indicazioni puntuali sullo sconfezionamento dei pacchi di mascherine e sulla loro dispensazione anche in forma singola da parte delle farmacie”.
Un risposta attesa peraltro come l’unica possibile in termini di buon senso, a fronte della considerazione avanzata da Federfarma alle istituzioni, alle quali viene chiesto se sia “possibile obbligare una farmacia a consegnare ad un singolo utente una confezione di 50 mascherine chirurgiche sottraendone la disponibilità in maniera irrazionale e provocando evidenti danni nei confronti della collettività? Se è possibile esporre le farmacie al rischio di pesantissime sanzioni amministrative per avere agito razionalmente vendendo mascherine singole sconfezionate?”.

Tre amministrazioni regionali,  “con misure evidentemente volte sia a tutelare la salute dei cittadini sia a evitare quell’alterazione dei prezzi alla fonte di cui le farmacie sono le prime vittime”, hanno già risposto positivamente. L’auspicio di Federfarma, ora, è quello “che l’Amministrazione statale, per prima, e le altre Regioni possano stabilire quanto prima analoghe misure”.

 

Il documento della Regione Lazio che autorizza la vendita “riconfezionata” di mascherine