Lazio, il Tar annulla l’obbligo di vaccinazione antiflu per gli over 65

TAR LAZIO TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

Roma, 5 ottobre – Il Tar Lazio ha annullato l’ordinanza con la quale il 17 aprile scorso il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha imposto l’obbligo della vaccinazione antinfluenzale stagionale per tutte le persone al di sopra dei 65 anni di età (pena il divieto di frequentare luoghi di facile assembramento come centri sociali e case di riposo) nonché per tutto il personale sanitario e sociosanitario operante in ambito regionale (pena il divieto di avere accesso ai rispettivi luoghi di lavoro), raccomandandola anche per i bambini tra i sei mesi ed i sei anni. Il tribunale ha infatti accolto il ricorso proposto dall’Associazione Codici Nazionale e del Lazio, dopo che – appena 15 giorni fa – aveva respinto la richiesta di sospensiva del provvedimento regionale.

Pronunciandosi nel merito della questione,  i giudici amministrativi di Roma hanno però ritenuto, in due sostanze sostanzialmente sovrapponibili pubblicate entrambe il 2 ottobre, che “non è disconosciuta dalla Corte costituzionale la possibilità che le Regioni possano legiferare in settori riservati al legislatore statale”, ma “a condizione che vengano rispettati i ‘principi’ fissati dalla legge statale”; e “nel caso di specie la ‘soglia’ stabilita dal legislatore statale tra obbligo e raccomandazione del vaccino antinfluenzale, poiché costituisce il frutto di una operazione di bilanciamento complessa ed articolata tra libertà del singolo e tutela della salute individuale e collettiva, non potrebbe essere derogata dalle regioni neppure in melius ossia in senso più restrittivo”.

“La normativa emergenziale Covid non ammette simili interventi regionali in materia di vaccinazioni obbligatorie” conclude il Tar. “Le disposizioni in materia di igiene e sanità nonché di protezione civile non recano previsioni che possano autorizzare le regioni ad adottare questo tipo di ordinanze allorché il fenomeno assuma, come nella specie, un rilievo di carattere nazionale; L’ordinamento costituzionale non tollera interventi regionali di questo genere, diretti nella sostanza ad alterare taluni difficili equilibri raggiunti dagli organi del potere centrale”. E la conclusione è che “al di là della ragionevolezza della misura, la sua introduzione non rientra nella sfera di attribuzioni regionale ma, semmai, soltanto in quella statale”.

Il Tar ha ritenuto che “non è disconosciuta dalla Corte costituzionale la possibilità che le Regioni possano legiferare in settori riservati al legislatore statale”, ma “a condizione che vengano rispettati i ‘principi’ fissati dalla legge statale”; e “nel caso di specie la ‘soglia’ stabilita dal legislatore statale tra obbligo e raccomandazione del vaccino antinfluenzale, poiché costituisce il frutto di una operazione di bilanciamento complessa ed articolata tra libertà del singolo e tutela della salute individuale e collettiva, non potrebbe essere derogata dalle regioni neppure in melius ossia in senso più restrittivo”.

“La normativa emergenziale Covid” continua il Tar “non ammette simili interventi regionali in materia di vaccinazioni obbligatorie. Le disposizioni in materia di igiene e sanità nonché di protezione civile non recano previsioni che possano autorizzare le regioni ad adottare questo tipo di ordinanze allorché il fenomeno assuma, come nella specie, un rilievo di carattere nazionale; L’ordinamento costituzionale non tollera interventi regionali di questo genere, diretti nella sostanza ad alterare taluni difficili equilibri raggiunti dagli organi del potere centrale”. Inevitabile, alla luce di tali considerazioni, le conclusioni dei giudici amministrativi laziali:  “al di là della ragionevolezza della misura”,  l’introduzione dell’obbligo vaccinale disposto dalla Regione Lazio con la sua ordinanza dello scorso aprile “non rientra nella sfera di attribuzioni regionale ma, semmai, soltanto in quella statale”.

 

La sentenza del Tar Lazio n. 10047/2020

La sentenza del Tar Lazio n. 10048/2020