Lazio, al via la nuova giunta di Zingaretti, D’Amato alla sanità

Roma, 26 marzo – Insediato il nuovo governo della Regione Lazio, presieduto da Nicola Zingaretti (nella foto), uscito vincitore dalla tornata elettorale del 4 marzo scorso, sia pure con un esito non del tutto favorevole: in consiglio regionale,  infatti, i numeri sono a favore delle opposizioni.

Zingaretti, tuttavia, si dice fiducioso sulla possibilità di lavorare bene e ha già definito la nuova Giunta (che dovrà essere completata con un assessore espressione di Liberi e Uguali, impresa resa complicata dai contrasti che sarebbero insorti tra le componenti interne di Leu, Mdp e Sinistra italiana) “una squadra solida per il futuro del Lazio”.

La nuova giunta dovrebbe riunirsi già domani per la prima volta e, al momento, in attesa della nomina del decimo, è costituita da nove membri, quattro donne e cinque uomini:  il presidente Zingaretti, che assume le deleghe a Cultura, Sport e Politiche giovanili, sarà affiancato dal vicepresidente Massimiliano Smeriglio, che si occuperà di Formazione, Università, Attuazione del programma, Coordinamento dell’attività della Giunta sull’Area del Sisma e Protezione civile.

Assessori saranno  Alessandra Sartore, (Bilancio e Patrimonio);  Lorenza Bonaccorsi (Turismo e Pari Opportunità); Alessandra Troncarelli (Politiche Sociali, Welfare ed Enti locali); Enrica Onorati, (Agricoltura, Ambiente e Politiche della valorizzazione della natura; Gian Paolo  Manzella, (Sviluppo economico, Commercio e Artigianato, Start-up e Innovazione);  Mauro Alessandri (Infrastrutture, Lavori pubblici e Tutela del territorio, trasporti e piccoli Comuni);
Massimiliano Valeriani (Politiche abitative, Urbanistica e Rifiuti). Da ultimo ma non certo ultimo, Alessio D’Amato, che va ad occupare – non senza qualche sopresa –  la delicata poltrona di assessore alla Sanità, dopo essere stato per tutta la scorsa consiliatura responsabile della “cabina di regia” della sanità regionale, sotto commissariamento.

A lui il compito di portare definitivamente fuori la sanità laziale dal decennio trascorso sotto rigida tutela, per uscire dal baratro di un deficit pari a quasi due miliardi, ovvero 400 euro a cittadino. Dopo un percorso lunghissimo e “da lacrime e sangue”, come lo definì lo stesso Zingaretti, le cose (e i conti) sono migliorate al punto da indurre il Governo, alla fine dello scorso novembre, di dare via libera alla procedura di uscita dal commissariamento, grazie ai positivi risultati raggiunti sia sotto il profilo dei conti, sia per le performance sanitarie: il punteggio Lea (Livelli essenziali di assistenza) assegnato al Lazio è arrivato nel 2016 a quota 178, ben al di sopra della soglia critica di 160 punti, fissata dal ministero della Salute.

Ma ora è necessario far fronte al processo post-commissariamento, che  prevede procedure e pratiche amministrative che richiedono tempi tecnici per essere assolte. Ed è appunto il primo compito che attende D’Alessio, che sarà chiamato a svolgerlo sotto gli occhi puntati dell’opposizione, che non ha davvero accolto con favore la sua nomina. Ad illustrare il clima, è più che sufficiente il commento del consigliere regionale di Forza Italia, Giuseppe Cangemi, prima ancora che la nomina dell’assessore venisse ufficializzata: “La sola idea di D’Amato alla Sanità è a dir poco imbarazzante” ha affermato infatti Cangemi, che aveva anche espresso l’auspicio, fino all’ultimo, che Zingaretti riconsiderasse la sua scelta, dal momento che “la sanità è una cosa seria”.