L’Antitrust rilancia, riavviare liberalizzazioni e concorrenza

Roma, 14  maggio – Come ampiamente previsto, l’Antitrust rilancia con forza la necessità di una stagione di liberalizzazioni, facendo le pulci alla prima legge sulla concorrenza approvata nel nostro Paese.

A volerlo sintetizzare, è il succo della Relazione annuale dell’Antitrust per il 2017,  trasmessa nei giorni scorsi alle Camere e anticipata venerdì scorso da Il Sole 24 Ore, dalla quale emerge una valutazione molto severa sulle politiche per la concorrenza avviate nel nostro Paese non solo con la già ricordata  e deludente (per l’Antitrust) legge sulla concorrenza approvata nell’agosto del 2017 dopo un iter in Parlamento durato più di due anni e ancora in attesa di quasi tutti i suoi decreti attuativi, ma anche con altri provvedimenti come la Legge di bilancio, il decreto fiscale e la legge Lorenzin sul riordino delle professioni sanitarie: un combinato disposto di provvedimenti che, per l’autorità garante del mercato, sostanzia addirittura  “un netto arretramento – e in alcuni casi una vera e propria restaurazione – rispetto alle seppur parziali aperture pro-concorrenziali”.

Secondo quanto anticipa il quotidiano economico, il cahier de doleances  è piuttosto nutrito:  oltre al mancato recepimento nella legge sulla concorrenza delle indicazioni puntualmente (e in più di un caso reiteratamente) inviate a Camera e Governo dall’Antitrust, l’autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella (nella foto) stigmatizza i passi indietro che a suo giudizio sarebbero stati compiuti anche con gli altri provvedimenti prima ricordati. Severi, in particolare, i giudizi sull’equo compenso, sull’esclusione delle azioni disciplinari dei consigli notarili dalla sfera d’intervento del Garante (misura contro la quale peraltro l’Agcm si è appellata alla Consulta) e sulla istituzione di nuovi ordini professionali disposta dalla Legge Lorenzin, nonostante il parere contrario espresso dall’autorità.

Oltre alle cose realizzate (male), i rilievi della Relazione riguarderebbero anche ciò che invece non è stato fatto, come il riassetto dei servizi pubblici locali e quello delle piattaforme digitali, rimasti al palo per motivi diversi: il primo perché sostanzialmente bocciato da una sentenza della Corte costituzionale, il secondo per effetto della fine della legislatura che, annota Il Sole 24 ore, “ha mandato in cavalleria una proposta di legge che provava a disegnare una cornice di regole per la sharing economy che la sottraesse al caos di singole discipline settoriali o locali”.

Quello che emerge, secondo l’Antitrust, è la cronica difficoltà della politica nazionale ad adottare i provvedimenti pro-concorrenziali necessari per “aprire” il mercato. Da qui l’ennesimo appello al Parlamento e, ovviamente, al Governo che verrà: la nuova legislatura deve riprendere “il sentiero delle liberalizzazioni”, intervenendo per risolvere le molte criticità ancora presenti in troppi settori dell’economia nazionale. Per farlo, esiste uno strumento ad hoc, la legge annuale sulla concorrenza: basta rispettare l’obbligo di predisporla e approvarla. Cosa che, alla luce delle prima e fin qui unica legge sulla concorrenza approvata, è peraltro più facile a dirsi (e a chiedersi) che a farsi.