Sentenza Consulta sui vaccini: “Obbligo legittimo e ragionevole”

Roma, 19 gennaio – Non è “irragionevole”, nell’attuale contesto e allo stato “delle condizioni epidemiologiche e delle conoscenze scientifiche”, l’intervento del legislatore che “ha ritenuto di dover rafforzare la cogenza degli strumenti della profilassi vaccinale”. Ma “nulla esclude che, mutate le condizioni, la scelta possa essere rivalutata e riconsiderata”.
Lo scrive la Corte costituzionale  nelle motivazioni con cui lo scorso 21 novembre ha bocciato le questioni prospettate nei ricorsi della Regione Veneto sull’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione a scuola.

La diffusione delle motivazioni di quella sentenza arrivano proprio nel pieno delle polemiche (e ovviamente non mancherà chi griderà al complottismo) sollevate dalle recentissime dichiarazioni di due “pezzi da novanta” della campagna elettorale, il candidato premier del M5S Luigi Di Maio e il segretario della Lega Matteo Salvini. Il primo, fors’anche nel tentativo di scrollare di dosso dal suo partito l’etichetta di alfiere delle posizioni no vax, ha delineato nei giorni scorsi una posizione “ni vax”, qualcosa del tipo “sì all’obbligo dei vaccini, ma anche no”.

Non ho mai detto di essere contrario all’obbligatorietà” ha infatti dichiarato Di Maio. “M5S vuole vaccini obbligatori come nel resto d’Europa: ne rendiamo obbligatori quattro, aumentando il numero se ci sono epidemie o problematiche”.

Una sortita subito censurata da Roberto Burioni, medico e ricercatore ormai notissimo alle cronache nazionali per le sue strenue battaglie contro la disinformazione in materia di vaccini, che via Twitter ha diffuso un commento bruciante: “Qualcuno gli spieghi (a Di Maio, NdR) che l’idea di decidere di utilizzare un vaccino quando c’è un’epidemia è tanto brillante quanto quella di allacciarsi le cinture di sicurezza quando si ha un incidente”.

Ma la vera e definitiva risposta al candidato premier del Movimento 5 Stelle è arrivata dalla Corte Costituzionale, che ieri ha depositato le motivazioni della sentenza  pronunciata lo scorso novembre. Per la Consulta, infatti, come già anticipato in premessa, la scelta del governo è ragionevole e legittima. “Negli anni più recenti, si è assistito a una flessione preoccupante delle coperture, alimentata anche dal diffondersi della convinzione che le vaccinazioni siano inutili, se non addirittura nocive” scrivono i giudici. “Convinzione, si noti, mai suffragata da evidenze scientifiche, le quali invece depongono in senso opposto. Paradossalmente, proprio il successo delle vaccinazioni, induce molti a ritenerle erroneamente superflue, se non nocive: infatti, al diminuire della percezione del rischio di contagio e degli effetti dannosi della malattia, in alcuni settori dell’opinione pubblica possono aumentare i timori per gli effetti avversi delle vaccinazioni”.

“Il legislatore intervenendo in una situazione in cui lo strumento della persuasione appariva carente sul piano della efficacia, ha reso obbligatorie dieci vaccinazioni” continua la Consulta. “Meglio, ha riconfermato e rafforzato l’obbligo, mai formalmente abrogato, per le quattro vaccinazioni già previste dalle leggi dello Stato, e l’ha introdotto per altre sei vaccinazioni che già erano tutte offerte alla popolazione come ‘raccomandate’”.

“Non è corretto, dunque, affermare che la legge ha repentinamente introdotto dal nulla l’imposizione di un ampio numero di vaccinazioni” si legge ancora nella sentenza. “Essa ha invece innovato il titolo giuridico in nome del quale alcune vaccinazioni sono somministrate, avendo reso obbligatorio un certo numero di vaccinazioni che in precedenza erano, comunque, già raccomandate”.

Sbagliato, però, anche affermare che lo Stato è andato oltre le proprie competenze: “L’introduzione dell’obbligatorietà per alcune vaccinazioni chiama in causa prevalentemente i principi fondamentali in materia di tutela della salute, pure attribuiti alla potestà legislativa dello Stato ai sensi dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione” afferma al riguardo la Consulta. “Nel presente contesto, dunque, il legislatore ha ritenuto di dover rafforzare la cogenza degli strumenti della profilassi vaccinale, configurando un intervento non irragionevole allo stato attuale delle condizioni epidemiologiche e delle conoscenze scientifiche. Nulla esclude che, mutate le condizioni, la scelta possa essere rivalutata e riconsiderata”.

Insomma lo Stato, con buona pace di Di Maio e di chi la pensa come lui, ha fatto semplicemente ciò che che doveva fare. Comprensibile, dunque, l’esultanza via Twitter della ministra della Salute Beatrice Lorenzin: “Le motivazioni della sentenza della Consulta sul decreto vaccini” ha cinguettato la titolare del ministero “confermano la ragionevolezza della legge e come l’intervento fosse necessario. I vaccini sono la prima arma di prevenzione. Proteggono i nostri bambini e la nostra comunità”.

 

 Pronuncia Consulta n. 5/2018 – Prevenzione vaccinale – Regione Veneto.pdf