Iqvia, Covid abbatte i fatturati dei primi sei mesi 2020: meno 3,3%

Roma, 13 ottobre – Per chi, per tutto sommato invidiabili indole e inclinazione, è solito vedere il bicchiere mezzo pieno, quella che arriva da Iqvia, indiscusso numero uno nella rilevazione dei dati in ambito farmaceutico e sanitario e apprezzato provider globale di servizi di ricerca clinica, tecnologie innovative e consulenza, è in fondo una buona notizia: il mercato dei prodotti venduti in farmacia ha registrato nei primi sei mesi dell’anno un calo del 3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se qualcuno si stesse chiedendo dov’è la buona notizia, eccola: la stessa Iqvia, appena tre mesi fa, a fine giugno, rendeva noto con il suo Director Pharmacy e CH Offering Francesco Cavone (nella foto) che il fatturato delle farmacie, complessivamente, era sceso del 5 per cento nei primi cinque mesi dell’anno. Dunque, proprio nell’ultimo mese del primo semstre sembrerebbe esservi stato un notevole colpo di reni che – perlomeno – ha contribuito a rendere meno tragica una flessione che resta comunque drammatica.

A lasciare più sangue sulla strada è stato il comparto dei farmaci da prescrizione, che segna -4,9%, contro l’andamento sostanzialmente stabile del comparto commerciale, che chiude addirittura in territorio positivo facendo segnare il +0,1%. In buona sostanza, i dati Iqvia confermano quanto già lasciava presagire il “grafico della febbre” relativo all’andamento delle Dcr pubblicato dall’amministratore delegato di Credifarma Marco Alessandrini qualche tempo fa (vedi RIFday del 9 ottobre).

Sull’andamento del mercato ha ovviamente giocato un ruolo determinante l’emergenza Covid, che a inizio pandemia (fine febbraio-inizio marzo) aveva prodotto un’esplosione di ingressi in farmacia e una conseguente impennata dei fatturati. Una bolla che, però, con il lockdown è subito esplosa, dissolvendosi in una costante decrescita degli stessi ingressi e fatturati dal 9 marzo in poi. Con tanti saluti al luogo comune – falso e mistificante come pochi – secondo il quale nelle farmacie,  esercizi tra i pochissimi a restare aperti durante il lockdown, l’emergenza Covid faceva girare i registratori di cassa a manetta.

Iqvia, nella sua “fotografia” del mercato della farmacia dei primi sei mesi dell’anno, offre dati interessanti spunti sulle diverse performance dei diversi segmenti di mercato. Prevedibile, ad esempio. il forte aumento della vendita di ansiolitici benzodiazepinici e anti-depressivi nelle settimane calde del lockdown: nella settimana tra il 9 e il 16 marzo il picco delle vendite di questi farmaci ha toccato i 31,4 milioni di euro, quasi sette in più rispetto alla corrispondete settimana del 2019.

Una notizia non del tutto negativa, se consideriamo che siamo una delle nazioni europee meno virtuose, in materia di ricorso eccessivo agli antibiotici, arriva dal drastico calo nel consumo di questi farmaci, che segnano il 25% in meno dei consumi. Flessione agevolmente spiegabile con il lockdown, l’incremento esponenziale delle pratiche igieniche (su tutte il più frequente lavaggio delle mani) e misure come il distanziamento sociale e l’uso  obbligatorio delle mascherine, che hanno inevitabilmente ridotto le infezioni e il conseguente consumo dei farmaci che servono a curarle.

Non si può peraltro dire che vda meglio al comparto commerciale, che si ferma a 5,0 miliardi di euro, vale a dire meno 2,4% rispetto al  periodo corrispondente dell’anno prima.  All’andamento negativo ha contribuito anche quella che era sempre stata fin qui la locomotiva di questo settore, ovvero il mercato degli integratori  (vitaminici, minerali, probiotici): anch’essa ha cominciato ad arrancare, fino a fermarsi e a far segnare una perdita di quasi due miliardi (1,88),  pari a un sonoro meno 2,8%  in percentuale, sempre in rapporto alla corrispondente settimana dell’anno precedente. Si sottraggono al triste destino della performance negativa i prodotti a base di vitamina C e vitamina D, che continuano a registrare un aumento dei consumi. Peggio ancora è andata ai farmaci Otc (-4,6%) e alla cosmetica (-3,6%), due settori con fatturati intorno al miliardo di euro.

Del tutto prevedibile l’exploit del mercato dei dispositivi medici (+2,2%), grazie all’incremento di vendite di mascherine, termometri, gel igienizzanti, guanti monouso e via elencando, altra chiara dimostrazione di come il vero market maker della farmacia sia stata la pandemia di Covid. Che però non ha modificato più di tanto la composizione del fatturato delle farmacie,  che vede ancora prevalere i farmaci da prescrizione (58% del fatturato totale della farmacia) rispetto al settore commerciale (42%). A dimostrazione della (purtroppo) significativa indicazione registrata dal termometro dell’Ad Alessandrini e esplicitata nel suo già ricordata “grafico della febbre”: la Dcr delle farmacie continua a calare, sia pure con un talvolta bizzarro andamento ondivago. E  non servono davvero consulti per interpretare il significato del dato clinico: la farmacia sta male. E non si vedono ancora rimedi capaci di aiutarla a stare meglio.