Intolleranze alimentari, modificato il decalogo delle polemiche

Roma, 21 febbraio –  “Ops, scusate, abbiamo sbagliato, ora rimediamo subito”. Si avvia a concludersi secondo logica e buon senso, e soprattutto nel rispetto della realtà delle cose, la polemica sollevata da un’improvvida  frase contenuta nel decalogo per  gestire le intolleranze alimentari  realizzato dall’Adi, l’associazione dei medici dietologi, in collaborazione con una decina di altre società e con la “benedizione” della  Fnomceo e dello stesso ministero della Salute. Frase che, ora, sarà opportunamente emendata, eliminando lo sconsiderato apparentamento delle farmacie ad altre “strutture non specificatamente sanitarie” come palestre e centri estetici.

Un’analogia che ha calpestato (non rileva se e quanto deliberatamente) l’identità e la dignità di un presidio sanitario e offeso un’intera categoria professionale. Che, comprensibilmente, ha subito reagito. La Fofi si è subito mossa a livello istituzionale, segnalando “con indignazione”  alla Fnomceo  e allo stesso ministero della Salute l’inaccettabile “scivolone” (chiamiamolo così) contenuto nel documento,  con il risultato immediato di ottenere la  sospensione della pubblicazione e della diffusione del decalogo, a partire dal suo ritiro dal nuovo sito anti-fake news dottoremaeveroche.it , lanciato la scorsa settimana dalla federazione professionale dei medici.

Il documento – grazie anche a un invito in tal senso del ministero della Salute,  che ha pienamente riconosciuto le istanze della Fofi chiedendo alla Fnomceo la revisione del testo –  tornerà dunque sul sito della federazione dei medici soltanto dopo le dovute correzioni, con l’eliminazione delle frasi che di fatto mistificano la natura delle farmacie. Una rassicurazione in tal senso è già formalmente contenuta in una nota indirizzata ieri dal presidente dei medici Filippo Anelli al suo omologo Andrea Mandelli.

A livello pubblico, la prima reazione era stata quella dell’Asfi, l’Associazione scientifica farmacisti italiani presieduta da Maurizio Cini, con la diffusione – tra sabato e domenica scorsi – di un comunicato stampa dove l’inserimento della farmacia, “da sempre parte integrante del sistema sanitario italiano”, nel novero delle strutture ‘non propriamente sanitarie’ viene bollato come una  “inaccettabile definizione”.

“I farmacisti italiani sono i professionisti sanitari di riferimento sul territorio, i più disponibili e facilmente raggiungibili, a cui ci si può rivolgere con fiducia, sicuri di ricevere una risposta competente e disinteressata” ha scritto ancora l’Asfi al riguardo. “Non meritano di essere accomunati al ‘personale non sanitario’ che opera, senza nessuna formazione universitaria, in ‘palestre e centri estetici’”.

Argomentazioni del tutto analoghe sono contenute anche nella nota alla stampa diffusa ieri dalla Federfarma: “Affermare che la farmacia non è una struttura sanitaria, significa negare l’evidenza” scrive il sindacato dei titolari, ricordando che “la valenza sanitaria della farmacia vanta una tradizione plurisecolare ed è confermata quotidianamente dai 4 milioni di cittadini che entrano in farmacia ogni giorno”. Non solo: la funzione sanitaria della farmacia è anche sancita “da una serie di leggi che, anche recentemente, ne hanno ribadito la centralità e l’integrazione nell’ambito del Ssn. La legge di Bilancio 2017 ha stanziato i fondi per la sperimentazione di alcuni dei servizi previsti dalla normativa che permette alla farmacia di offrire una serie di prestazioni aggiuntive per rispondere alle nuove esigenze di salute espresse dai cittadini“.

“A parte lo spiacevole errore contenuto nel testo, che auspichiamo sia prontamente eliminato, comprendiamo il significato del decalogo come valido strumento per sfatare pregiudizi e false credenze, spesso veicolate on line, sulle diete e sulle intolleranze alimentari” commenta in conclusione il presidente di Federfarma, Marco Cossolo. “Mi auguro anche che Federfarma sia in futuro coinvolta nella realizzazione di simili iniziative di educazione sanitaria, perché credo fortemente che la sinergia tra i vari professionisti del settore possa dare frutti positivi a tutto vantaggio della salute pubblica. E questa sinergia si ottiene attraverso un continuo confronto tra gli operatori sanitari interessati”.