Intolleranze alimentari, dieci regole per evitare test-bufala e fake news

Roma, 15 febbraio – In questa che sembra ormai caratterizzarsi come l’era delle bufale e delle fake news, non poteva davvero mancare che qualcuno accendesse un riflettore sulla proliferazione di falsi test diagnostici per rilevare presunte intolleranza o allergie alimentari, ai quali si sottopongono numeri crescenti di persone, nonostante essi siano privi della validazione della comunità scientifica.

Il risultato è che le indicazioni che vengono arbitrariamente fornite sulla base dei risultati di questi “test” (eseguiti per lo più su campioni biologici come sangue, saliva e capelli e diventati quasi un fenomeno di moda) finiscono per generare molta confusione e per ingenerare nella popolazione false aspettative di dimagrimento, soprattutto tra i soggetti in sovrappeso e obesi, con il rischio di esposizione a gravi carenze nutrizionali e alle potenziali conseguenze.

Per contrastare il dilagare del fenomeno e fornire ai cittadini gli elementi di conoscenza necessari a riconoscere gli inganni che si celano dietro ai falsi test (un business che vale circa  3 milioni di euro l’anno),  l’Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione clinica (Adi), in collaborazione con le maggiori società scientifiche del settore, ha predisposto e diffuso un decalogo con i consigli da seguire per evitare di incorrere in  falsi professionisti e false diagnosi.

Il decalogo, validato dal mMinistero della Salute, sarà presto consultabile anche  sul sito anti-bufale della Fnomceo www.dottoremaeveroche.it, nuovo portale creato dalla Federazione dell’Ordine dei Medici per rispondere ai principali dubbi sulla salute dei cittadini.

“Sempre più spesso ci troviamo di fronte a casi di pazienti disorientati e in sovrappeso che si rivolgono al medico convinti di essere intolleranti a determinati alimenti, solo perché accusano gonfiore addominale e scarsa digeribilità” spiega il presidente dell’Adi Antonio Caretto. “Il più delle volte questi pazienti si presentano con i risultati di test non validati e dopo aver seguito delle diete selettive assolutamente prive di efficacia e soprattutto dannose proposte da personale non ascrivibile all’ambito sanitario. Il decalogo vuole essere per la popolazione uno strumento di prevenzione e orientamento che li aiuti a capire a chi rivolgersi prima ancora di ricorrere, senza una prescrizione medica, a inutili e costosi test”.

“Le diete che escludono determinati alimenti, se non adeguatamente gestite e monitorate da un professionista sanitario competente, possono comportare un rischio nutrizionale non trascurabile soprattutto nei bambini“ aggiunge Barbara Paolini, vicesegretario Adi.  “Va ricordato soprattutto ai genitori che si affidano a questi test e autoescludono alimenti come latte o grano dalla dieta del bambino, che la diffusione delle diverse intolleranze alimentari è legata in gran parte alle abitudini di vita. Non a caso in Italia le reazioni più diffuse sono quelle legate al latte, al grano, all’uovo e alla soia”.