Enpaf, interrogazione su fuga iscritti, smentita dell’ente: ‘Dati sbagliati’

Roma, 16 giugno – Torna in primo piano l’obbligatorietà dell’iscrizione all’Enpaf  per rimanere iscritti all’Albo professionale, alla quale sono soggetti tutti i farmacisti, anche quando titolari di altro trattamento contributivo obbligatorio. A riportare l’attenzione sulla questione è stata un’interrogazione parlamentare (la n. 5/03430, presentata il 27 gennaio 2020  a prima firma della deputata Pd Chiara Gribaudo, nella foto), che sarà discussa mercoledì 17 giugno in Commissione Lavoro a Montecitorio.

L’atto di sindacato ispettivo della parlamentare piemontese (“giovane turca” orbitante nella corrente orfiniana del partito dem, alla sua seconda legislatura) evidenzia che circa i due terzi dei 99883 farmacisti iscritti  (dato ottobre 2019) all’Ente nazionale di previdenza e assistenza farmacisti risultano essere dipendenti, sottolineando che “la paga base oraria lorda di un dipendente di farmacia privata è pari a poco più di 10 euro (10,40 euro)”.

Rilevato che il Ccnl di categoria è scaduto da oltre  sette anni (gennaio 2013)  e che il suo mancato rinnovo “ha inciso fortemente sul reddito dei farmacisti dipendenti, nonché dei farmacisti liberi professionisti a basso reddito”,  Gribaudo sottolinea come questa situazione venga resa “ancor più difficile per l’obbligo di versare a Enpaf, a prescindere dall’inquadramento come dipendente o autonomo, una quota fissa annua di 4.500 euro, che colpisce soprattutto i farmacisti precari e disoccupati; dopo cinque anni di disoccupazione la quota passa a 2.300 euro all’anno”.

La problematica, scrive ancora l’interrogante, “viene identificata come ‘contribuzione silente’, in quanto non cumulabile e non totalizzabile da parte dei farmacisti, che, a partire dal 2003, non possono nemmeno più chiedere la restituzione dei contributi versati dopo quella data; tuttavia, la contribuzione rimane obbligatoria per rimanere iscritti all’albo, essere assunti nelle farmacie private o effettuare un concorso pubblico come farmacista“.

L’interrogazione evidenzia quindi che “per essere titolati a ricevere la pensione bisogna pagare minimo 30 anni di contributi avendo almeno 20 anni attività; la pensione poi sarà del 15 per cento del totale dei contributi versati e tutto ciò non prima dei 68 anni di età; queste rigidità e l’alta quota dovuta dai farmacisti all’Enpaf, siano essi titolari o collaboratori di farmacia o parafarmacia, siano essi occupati o inoccupati, hanno portato alla cancellazione dall’Albo, solo nel 2018, di 2467 farmacisti entro i 60 anni di età, rappresentando un grave allontanamento da una professione ad elevata specializzazione e di grande valore per il Sistema sanitario nazionale”.

Tutto ciò rilevato, la deputata dem chede se il Governo sia a conoscenza di tali fatti e “quali iniziative di competenza intenda assumere, anche normative, per tutelare il reddito dei farmacisti italiani e la loro contribuzione, anche prevedendo una revisione delle somme dovute a Enpaf e dell’obbligatorietà di tali versamenti per i lavoratori farmacisti dipendenti”.

L’Enpaf, però, senza entrare nel merito della vexata quaestio dell’obbligatorietà dell’iscrizione (che discende da un obbligo di legge e che dunque non può che essere affrontata e, se del caso, risolta in parlamento), osserva che i dati esposti nell’interrogazione non trovano riscontro nel reale andamento delle iscrizioni all’Ente, che non registrano nessuna emorragia ma, al contrario, un saldo attivo di 1173 unità, passando da 95.656 a 96.829 iscritti.  In particolare, l’ente evidenzia come l’unica contrazione nella categoria dei contribuenti si registri tra coloro che hanno solo l’Enpaf quale previdenza obbligatoria, per i quali la riduzione è pari a 1.586 unità, in conseguenza degli effetti prodotti dalla modifica dell’art. 7 della L. n. 362/91, ad opera della legge. n. 124/2017 per la quale non vi è più l’obbligo dell’iscrizione all’Albo, e quindi all’Enpaf, per i soci di società di capitali di
gestione di farmacia privata (niente a che fare, dunque, con le problematiche sollevate dall’interrogazione.
Per tutte le altre categorie, che versano contribuzione ridotta in ragione della propria condizione di lavoratori subordinati o di non esercenti attività professionale, si registra invece un incremento del numero delle posizioni: uno scenario, dunque, ben diverso da quello prefigurato nell’atto di sindacato ispettivo dell’on. Gribaudo che sarà discusso domani.

 

L’interrogazione dell’on. Gribaudo (PD)  su contribuzione Enpaf