Integratori alimentari, i dubbi degli esperti su efficacia e sicurezza

Roma, 5 marzo – La proliferazione degli integratori alimentari e la diffusione del loro uso rischia di essere un problema. E, se ad affermarlo è il Journal of the American Medical Society, la rivista internazionale tradizionalmente più vicina alla classe medica, si tratta evidentemente di un problema anche piuttosto serio.

Tutto nasce dal regime di regolamentazione al quale sono sottoposti questi prodotti, ammessi alla vendita senza l’obbligo di ricetta, con la sola condizione di garantire una corretta applicazione delle Gmp, le pratiche di buona fabbricazione per garantire l’assenza di contaminanti come virus e batteri e di sostanze tossiche come metalli pesanti e impurità chimiche. Secondo le stime di Jama, circolano sul mercato almeno 90mila prodotti, per oltre 30 miliardi di dollari di fatturato solo negli USA (in Italia la stima è di circa tre miliardi). Numeri importanti, per prodotti che non sono nemmeno tenuti a dimostrare la propria validità o sicurezza e che – appunto – sollevano interrogativi proprio  su questi aspetti: quanto sono sicuri ed efficaci? E che uso ne fanno i consumatori?

Interrogativi ai quali ha provato a cercare una risposta il gruppo di lavoro “Salute e qualità della vita”  della Federazione italiana Scienze della Vita (Fisv), della quale fanno parte la Società italiana di Farmacologia (Sif), l’Associazione Antropologica italiana (Aai), la Società italiana di Chimica agraria (Sica), la Società italiana di Mutagenesi ambientale (Sima), la Società italiana di Microbiologia generale e Biotecnologie microbiche (Simgbm) e Società italiana di Patologia vegetale (Sipav).

Da una serie di rapporti e analisi del consumo degli integratori emergono criticità evidenti, amplificate dalla crescente popolarità di questi prodotti, il cui impiego pone ormai fondati interrogativi sui (presunti) benefici che assicurano e sui rischi per la salute ai quali può invece esporre un uso esagerato e/o inappropriato.

Tra i molti studi in questo campo, spicca una ricerca pubblicata nel 2012  sul Nutrition Journal, che ha messo in evidenza come molto spesso siano gli stessi medici a fare uso degli integratori e, conseguentemente, a suggerirli ai loro pazienti per il controllo dello stato di salute. Lo studio mette in evidenza che, nella maggior parte dei casi, l’utilizzo di integratori alimentari riguarda problemi di supporto alla matrice ossea (58%), ma anche necessità che riguardano il mantenimento dello stato generale di salute (53%) o, addirittura, la necessità di complementare lo scarso apporto di nutrienti del cibo (42%).

Un altro studio più recente, pubblicato sempre dal Nutrition Journal nel  2015, ha indagato l’approccio e le attitudini dei consumatori di integratori alimentari. Nella maggior parte dei casi, si tratta di consumatorio che riconoscono nelle preparazioni multivitaminiche e in altri supplementi la capacità di colmare il gap di nutrienti, anche se non viene loro riconosciuto il ruolo di sostituire i nutrienti del cibo sano. Elemento, questo, che tranquillizza tutti coloro che hanno interesse a promuovere il consumo di questi, inclusi gli stessi medici prescrittori, più a loro agio nel raccomandare la supplementazione dietetica come mezzo di miglioramento dell’apporto di nutrienti senza il dubbio che la raccomandazione possa portare i consumatori a disconoscere l’importanza di buone abitudini dietetiche.

Un recente studio italiano pubblicato su PlosOne (qui l’abstract), condotto sulle abitudini all’uso di integratori alimentari tra studenti con diverso grado di istruzione e di interesse culturale, ha invece rilevato come, in generale, risultino più popolari gli integratori multivitaminici piuttosto che i preparati per perdere peso. È anche emerso che gli studenti intervistati non considerano mai l’uso di complessi multivitaminici come una necessità per colmare eventuali mancanze di nutrienti dal cibo, ma come “strumento” utile ad aumentare le capacità mentali o più in generale lo stato di benessere generale. In molti casi gli intervistati ritengono che l’uso di questi integratori alimentari abbia la possibilità di prevenire le malattie, evidenziando una differenza abissale tra le ragioni basate sulle evidenze e quelle personali.

In generale, dalle conclusioni del gruppo di lavoro della Fisv risulta evidente la necessità di aumentare la formazione sugli integratori alimentari e di un cambiamento delle attitudini di chi si occupa di promuoverne l’uso per la salute e la nutrizione. Il punto di partenza non può che essere quanto emerge dagli studi scientifici sull’utilizzo di integratori e supplementi alimentari , che mostrano che nella stragrande maggioranza dei casi che il loro uso non solo è improprio – in quanto una buona dieta sarebbe molto più efficiente per “sanare” eventuali carenze di oligoelementi o vitamine – ma che spesso questi prodotti possono causare effetti indesiderati, sia per la concomitanza di patologie o di trattamenti farmacologici con cui possono interferire, sia per la potenziale tossicità che oligoelementi e vitamine possono esercitare sull’organismo qualora il loro livello di assunzione sia superiore rispetto alle necessità del momento.