Regioni, sì a linee guida per l’attivita degli infermieri di famiglia

Roma, 11 settembre – Procede a passo spedito e sicuro il cammino dell’infermiere di famiglia e comunità (già pronto l’acrnimo: Ifc), figura professionale istituita nello scorso mese di maggio dal decreto Rilancio. Nel corso della  seduta di ieri la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha infatti approvato le Linee guida per l’introduzione e l’impiego di questi professionisti nei servizi sanitari regionali, un documento che le Regioni hanno dovuto necessariamente predisporre (vista la “reticenza” al riguardo della legge istitutiva)  per disporre degli indirizzi necessari a stabilire ruolo, compiti, competenze, formazione e modalità di reclutamento dei circa 10 mila Ifc (uno ogni 6.250 abitanti, in media) da cui si attende un contributo importante per lo sviluppo della sanità sul territorio.

Il documento è stato elaborato da un’apposito gruppo tecnico della Commissione Salute della Conferenza, ca seguito di un confronto con la Fnopi e la Fnomceo, era chiara l’esigenza di definire alcune linee d’indirizzo che stabilissero proprio ruolo, compiti, competenze, formazione e modalità di reclutamento. Per questo motivo un sottogruppo tecnico della Commissione Salute ha elaborato un documento ad hoc, confrontandosi anche con la Fnopi e la Fnomceo.

“Si tratta di un’evoluzione importante nell’assistenza sul territorio” ha commentato soddisfatto il presidente del Molise Donato Toma, che ieri ha presieduto la Conferenza delle Regioni. “L’infermiere di famiglia potrà in sinergia con il medico di famiglia meglio integrare i servizi sanitari e fornire una prima risposta indispensabile per il corretto svolgimento delle cure. Lo abbiamo visto in questa pandemia quanto fosse necessario coadiuvare il lavoro di tutti, fin dalle prime esigenze sanitarie”.

“Il decreto Rilancio consente di assumere 9600 Ifc e distribuirli a livello territoriale ai distretti. Gli anziani con malattie croniche sono coloro che maggiormente potranno usufruire dei servizi della nuova figura professionale, che opererà con la medicina generale territoriale” ha ricordato ancora Toma, per concludere che  “le linee di indirizzo delle Regioni definiscono il ruolo e i compiti, le competenze e la necessaria formazione, favorendo innanzitutto l’integrazione sanitaria e sociale dei servizi”.