Imperatore “Enpaf, da Fenagifar una petizione che disinforma”

Roma, 21 febbraio – La recente petizione Fenagifar per la riforma dell’Enpaf sta alimentando tra i farmacisti, soprattutto giovani, polemiche non costruttive”.

Questo l’esplicito incipit con il quale Lino Imperatore, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Matera e componente del CdA dell’Enpaf, stigmatizza l’iniziativa della federazione dei giovani farmacisti, impegnati da qualche settimana a diffondere un documento (con l’invito a sottoscriverlo) contenente sette proposte per riformare l’ente di previdenza di categoria.

Un documento che ha fatto molto discutere, non già per l’assunto che lo sostiene (la necessità di un riordino della previdenza di categoria è pacificamente condivisa da tutto l’universo professionale, a partire dallo stesso Enpaf, tanto che i cantieri per affrontare un percorso comunque difficile e non esente da rischi sono aperti da tempo e hanno già cominciato a produrre risultati, almeno sul fronte dell’assistenza), ma proprio per le proposte in esso avanzate.  Proposte sicuramente ispirate da molto apprezzabili e condivisibili intenti, ma altrettanto certamente non sostenute dal primo, necessario requisito di ogni istanza che voglia davvero essere costruttiva: quello della praticabilità.

A rispondere nel merito, punto per punto, alle proposte di riforma previdenziale di Fenagifar aveva subito provveduto lo stesso presidente di Enpaf, Emilio Croce, con un’intervista al nostro giornale e un documento poi diffuso nella categoria.  Un intervento dal quale era emerso, in tutta la sua evidenza, l’insufficiente fondamento tecnico delle proposte della federazione presieduta da Davide Petrosillo, e che Croce aveva concluso con l’invito a tutti ad affrontare il tema della riforma della previdenza di categoria “con un approccio responsabile e consapevole, e non a colpi di slogan, di indicazioni generiche e di desiderata tanto seducenti quanto impossibili: le pensioni si basano su numeri e logiche molto stringenti e, per conseguenza, ogni intervento deve essere estremamente ponderato, se non si vuole destabilizzare il sistema, pubblico o privato che sia”.

Fenagifar, però, continua a far circolare la sua petizione, e il presidente Petrosillo insiste nel sostenerla, anche pubblicamente, pur se prova in qualche modo a derubricarne la portata, scrivendo che essa mira soltanto a  raccogliere il malessere e l’insofferenza “continuamente espressi” in materia previdenziale, “senza la presunzione di avere in tasca soluzioni facili a problemi complessi”.
“L’intento è di sollecitare riforme da attuare in tempi brevi, proponendo con molta probabilità le medesime aree problematiche che lo stesso Enpaf dichiara di avere messo già in cantiere dal 2015” scrive infatti Petrosillo. “È un’azione volta alla condivisione di un processo di riforma che si attui, possibilmente, mediante il confronto tra tutte le componenti della categoria, per giungere a un ente più vicino ai nuovi bisogni dei propri iscritti. Come è cambiato il mondo in pochi anni, in tutti i settori (politico, economico, mediatico…), così devono cambiare gli strumenti a supporto della categoria; ammodernarsi e adeguarsi perché siano al servizio dei farmacisti e non viceversa”

Affermazioni che, con tutta la stima e la simpatia per Petrosillo, suonano scontate, atteso che il confronto sull’Enpaf era già avviato – e in modo più che condiviso – ben prima della petizione Fenagifar e che tutti si erano già accorti che il mondo della farmacia (e non solo quello) è profondamente cambiato.

In realtà, Petrosillo evita ancora una volta la questione vera, che è quella di avere avanzato nella sua petizione proposte e obiettivi che – come gli è stato ampiamente rappresentato – vanno in qualche caso non solo contro la praticabilità, ma contro la stessa logica. E, per quanto egli sostenga di aver già esposto a questi rilievi le proprie controdeduzioni, tirando però dritto sulla loro consistenza e congruità, e faccia ricorso a facili metafore (come quella del dito – Fenagifar – che indica la luna, la riforma dell’Enpaf), resta il fatto che quelle proposte restano in piedi e continuano a circolare.  E sono proprio quelle proposte, come è agevole rendersi girando sulle varie piattaforme frequentate dai giovani farmacisti, che si traducono in una vera e propria disinformatija in materia di riforma previdenziale, alimentando illusioni impossibili da realizzare e, per conseguenza, rischiando di tradursi in benzina per quei “malessere e insofferenza” che l’iniziativa di Fenagifar sostiene invece di voler sanare.

Basterebbe, insomma, ammettere semplicemente ma con le necessarie chiarezza e sincerità che l’iniziativa della petizione, di per sé meritoria, ha risentito nella sua redazione di una certa “fretta” (per citare la prima della tante possibili esimenti che è possibile invocare) e quindi riformularla in altri termini, per aiutare davvero – e in senso costruttivo – il cammino verso la riforma previdenziale. Ma questo piccolo passo indietro non è arrivato e non arriva. Anzi.

È proprio per questo che Imperatore si è risolto a una nuova, articolata sortita sui contenuti della petizione Fenagifar, tornando sulle proposte che contiene e spiegando per filo e per segno i motivi per i quali rischiano appunto di “fare disinformazione”.

Il consigliere di amministrazione dell’ente analizza il merito delle proposte dei giornali farmacisti, a partire da quella dell’adozione del modello contributivo e di una destinazione esplicitamente vincolata del contributo dello 0,90% per evidenziarne  limiti e contraddizione in termini (il comunicato di Imperatore è integralmente consultabile qui)..
Imperatore sottolinea anche le criticità derivanti dall’introduzione delle società di capitali nella gestione delle farmacie private, in base alla recente legge sulla concorrenza.,  che rischiano di modificare profondamente la posizione lavorativa e, di conseguenza, previdenziale di numerosi iscritti che, oggi, hanno solo l’Enpaf quale ente di previdenza obbligatoria.

“La diffusione delle società di capitali rischia di depauperare il numero delle farmacie private a conduzione di farmacisti titolari e nei prossimi anni, potremmo avere uno scenario ben diverso da quello attuale, in cui la professione rischia di essere prevalentemente esercitata in forma di lavoro dipendente” scrive il presidente dell’Ordine di Matera. “Ciò comporterà una riduzione delle entrate contributive dell’Ente, in ragione del fatto che la gran parte degli iscritti opterà, avendo già la copertura previdenziale obbligatoria Inps, per una contribuzione ridotta”.
Imperatore ribadisce in conclusione che la riforma della previdenza di categoria, come sostenuto da Croce, va affrontata da tutti con un approccio responsabile e consapevole, e non a colpi di slogan e indicazioni generiche, invitando tutti a  “condividere tale posizione, soprattutto quelli tra noi che hanno responsabilità negli organismi di categoria, non dimenticando che il nostro Ente di previdenza, nei prossimi anni, può rappresentare l’ultimo baluardo della nostra indipendenza professionale”.
E, per ricordare il significato e il valore di disporre di una cassa previdenziale autonoma, Imperatore ne ricorda  “le iniziative a carattere solidaristico (…) che investono tutti gli iscritti, come la tutela per la maternità delle farmaciste disoccupate; la copertura sanitaria integrativa e la Long Term Care per tutti gli iscritti, senza alcun onere; le misure di sostegno al reddito; i sussidi a favore dei disoccupati, dei farmacisti rurali a basso reddito, dei lavoratori precari in regime di lavoro autonomo, dei titolari di parafarmacia; le iniziative a sostegno dell’occupazione; gli interventi in favore di coloro che sono colpiti da calamità naturali”.
“Questi sono fatti concreti”  conclude Imperatore “e credo che, responsabilmente, siano elementi che consolidano, sul piano sociale, una categoria professionale”.