Il Papa: ‘La vita non si sopprime nemmeno se malattia è irreversibile’

Roma, 7 gennaio – “Cari operatori sanitari, ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo ‘persona’, viene sempre prima dell’aggettivo ‘malata’. Pertanto, il vostro agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile”.

Solo le parole di Papa Francesco (nella foto) nel messaggio predisposto per la XXVIII  Giornata mondiale del malato che si celebrerà il prossimo 11 febbraio. Il messaggio, pubblicato tre giorni fa, fa un esplicito riferimento all’obiezione di cosceinza, ricordando che in certi casi essa è per gli operatori sanitari “la scelta necessaria per rimanere coerenti a questo ‘sì’ alla vita e alla persona. In ogni caso la vostra professionalità, animata dalla carità cristiana, sarà il migliore servizio al vero diritto umano, quello alla vita. Quando non potrete guarire, potrete sempre curare con gesti e procedure che diano ristoro e sollievo al malato”.

Lì dove non arriva la scienza, deve arrivare la fede, afferma il Santo Padre, ribadendo la posizione della Chiesa nei confronti del fine vita. “Nell’esperienza del limite e del possibile fallimento anche della scienza medica di fronte a casi clinici sempre più problematici e a diagnosi infauste, siete chiamati ad aprirvi alla dimensionetrascendente, che può offrirvi il senso pieno della vostra professione” spiega il pontefice, invitando a ricordare che “la vita è sacra e appartiene a Dio, pertanto è inviolabile e indisponibile”.