Sentenza Catanzaro,
le parafarmacie: “Per noi vittoria morale”

Roma, 10 novembre – La sentenza di Catanzaro ribadisce quello che la Federazione nazionale delle parafarmacie sostiene da anni: bisogna tutelare il legame farmaco-farmacista e  non dimenticare che a garantire la sicurezza della dispensazione dei farmaci è il professionista e non il luogo.

Ad affermarlo, in un comunicato stampa diramato ieri, è Davide Gullotta, presidente della Fnpi, riferendosi alla sentenza del Tribunale di Catanzaro del 27 ottobre scorso (si veda  l’anteprima del nostro giornale di tre giorni fa) con la quale è stata assolta una farmacista finita a giudizio con l’imputazione di abuso di esercizio professionale per aver dispensato un farmaco di fascia A soggetto a ricetta in una parafarmacia.

“Questa sentenza” afferma Gullotta “concede una piccola vittoria morale a quelle migliaia di farmacisti che in parafarmacia in questi anni si sono sentiti umiliati e attaccati, spesso e volentieri da quella classe politica che invece avrebbe dovuto tutelarli e svilupparne l’esperienza”.

A giudizio del presidente diFnpi, il quadro normativo del settore farmacia/parafarmacia in Italia è sicuramente complesso e l’ingresso del capitale privato con la legge 124/17 sulla concorrenza non ha davvero semplificato la situazione. “Oggi vi è l’assurda situazione per cui una farmacia può essere acquistata da chiunque e al contempo un farmacista non può accedere liberamente alla professione” spiega al riguardo Gullotta. “Le Regioni, inoltre, negano il ritiro referti nelle parafarmacie e le autoanalisi, ma poi si fanno accordi per ritirare i referti nelle edicole e le autoanalisi del sangue si eseguono anche in autogrill”.

“È il risultato prodotto da una classe politica che non ha mai voluto affrontare veramente il problema dell’accesso alla professione per i farmacisti” conclude Gullotta “ma che ha sempre cercato soluzioni per carpire il consenso o il voto delle migliaia di farmacisti che ad oggi lavorano negli esercizi di vicinato”.