Governo, consultazioni al via tra veti dichiarati
e trattative in corso

Roma, 3 aprile – Ultime, convulse ore prima che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (nella foto) apra ufficialmente le consultazioni di partiti e forze politiche per la formazione del nuovo governo, con quello che si annuncia un primo sondaggio esplorativo di possibilità, intenzioni e umori che, nel mese ormai trascorso dalle elezioni a oggi, continuano ad apparire estremamente incerti.

Anche se la maggioranza degli osservatori politici continua a ritenere che alla fine le due forze uscite vincitrici dal voto del 4 marzo (il M5S e la coalizione di Centrodestra a trazione salviniana) finiranno per trovare un accordo, restano sul campo difficoltà e veti incrociati che rendono l’ipotesi né scontata né tantomeno immediata. Tanto che è pressoché unanime la previsione che il primo giro di consultazioni, che durerà due giorni  (si comincerà domani  alle 10 con le audizioni della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati prima e del presidente della Camera Roberto Fico poi, per concludere nel pomeriggio del 5 aprile con la delegazione di quello che un tempo si sarebbe definito il “partito di maggioranza relativa”, il M5S guidato da Luigi Di Maio),  finirà per concludersi con un nulla di fatto,  eventualità che potrebbe suggerire al capo dello Stato di lasciar passare alcuni giorni per far decantare la situazione e poi procedere a un secondo giro di colloqui.

L’ostacolo maggiore sulla strada delle formazione del primo governo della XVIII legislatura è notoriamente il braccio di ferro in corso tra M5S e Lega su quale partito debba esprimere il premier del nuovo esecutivo. Entrambi gli schieramenti tengono il punto: per i gruppi parlamentari pentastellati (che oggi pomeriggio a Montecitorio si riuniranno in assemblea congiunta) il presidente del consiglio incaricato non può che essere Di Maio, capo politico del Movimento grillinoMa l’altro vincitore delle elezioni, Matteo Salvini, non sembra avere alcuna intenzione di cedere alla “pretesa” del M5S, rivendicando  la premiership per il Centrodestra, che come coalizione ha avuto più voti dei pentastellati.

Le posizioni, almeno fino a oggi, sembrano essere cristallizzate, anche in ragione del “niet” a Di Maio che continua a esprimere con risolutezza il secondo partito della coalizione di  Centrodestra, Forza Italia. Sul quale, nel gioco di veti incrociati, pesa a sua volta la dichiarata indisponibilità del M5S a trattare con il condannato Silvio Berlusconi, fondatore e ancora oggi indiscusso capo politico del partito: “Non saremo mai noi a riabilitarlo” tagliano corto i pentastellati.

Da qui la partenza al buio delle consultazioni, senza (almeno in apparenza) un’ipotesi di accordo sul tavolo, anche se c’è chi prefigura la possibilità che un’intesa possa essere trovata su un terzo nome. Se neppure questa soluzione si concretizzasse, almeno in questa fase, è ragionevole ritenere che la due giorni di consultazioni si concluderà con uno stallo che potrebbe suggerire a  Mattarella di non conferire alcun incarico esplorativo e concedere ai partiti uno spazio di tempo in più (almeno una settimana, secondo qualcuno)  per confrontarsi al loro interno e tra loro e tornare al Colle con idee più chiare rispetto alla formazione di un esecutivo in grado di ottenere la fiducia di Camera e Senato.

Del tutto fuori dalla partita, al momento, appare quello che – nonostante la debacle del 4 marzo – resta il secondo partito del Paese, il Pd, dilaniato dall’ennesima lotta intestina tra quanti sostengono la linea dell’opposizione dura e pura a un eventuale governo Cinque Stelle-Centrodestra  o Cinque Stelle-Lega e chi, invece, non è pregiudizialmente ostile, soprattutto se la situazione dovesse richiederlo e dal capo dello Stato arrivassero richiami alla responsabilità.

Se questa, in linea generale, è la situazione nella quale il presidente della Repubblica aprirà domani le consultazioni, va detto che, sotto traccia, fervono le trattative, che si spingono addirittura fino a ipotesi di composizione del primo esecutivo con Lega e M5S nel ruolo di player principali.

Molto attivo al riguardo, a prestare fede ai retroscena riportati nel giorno di Pasqua tanto dal Corriere della Sera quanto da la Repubblica, sembra essere il segretario della Lega Salvini. Il quale, deciso a mantenere l’unità del Centrodestra, starebbe cercando di far digerire allo stato maggiore pentastellato la presenza nel governo di esponenti forzisti che siano “digeribili” agli occhi dell’elettorato grillino. Personaggi, dunque, che non appartengano alla cerchia dei collaboratori più stretti di Berlusconi, non abbiano avuto incarichi nei suoi governi e non si siano segnalati come “pasdaran” del berlusconismo (identikit che, peraltro, si attaglia alla perfezione alla sen. Alberti Casellati, salita alla presidenza del Senato proprio grazie ai voti dei grillini).

Tra questi, le anticipazioni di Corriere della Sera e la Repubblica  indicano due nomi “tra i quattro che Salvini avrebbe concordato con i leader di Fi, quelli del deputato milanese Andrea Mandelli e del senatore Lucio Malan”. E, tra tutte le notizie emerse durante la pausa pasquale, per la professione farmaceutica questa è sicuramente la più interessante e rilevante, per evidenti motivi.