Governo Draghi, quei tecnici tutt’altro che estranei alla politica

Roma, 17 febbraio -Proprio mentre Mario Draghi (nella foto), incurante di ogni scaramanzia, si presenterà nella mattinata di oggi inl Senato per illustrare il suo programma di governo e chiedere la fiducia, Openpolis, la fondazione indipendente e senza scopo di lucro che promuove progetti per l’accesso alle informazioni pubbliche, la trasparenza e la partecipazione democratica con un’intensa attività di data journalism, monitorando in particolare l’attività delle istituzioni, propone una ricognizione sulla sua composizione del suo governo tecnico-politico.

Sotto la lente di Openpolis finisce la componente tecnica. Analizzando gli incarichi passati e presenti dei ministri tecnici, o per lo meno tali ritenuti e definiti, emerge in realtà come in larga parte si tratti di personalità che hanno già avuto a che fare con la politica.

La squadra di governo, come è noto,  è formata da 24 ministri,  se nel numero si include il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: 15 di loro sono diretta espressione dei partiti che sostengono l’esecutivo, mentre altri 9 sono ministri tecnici, ossia non direttamente collegabili ai partiti presenti in Parlamento, incluso l’appena ricordato sottosegretario di Palazzo Chigi. Proprio ai  membri tecnici del governo Draghi ha assegnato dicasteri di peso e ruoli di peso: basti pensare che ben sette sono ministeri con portafoglio, l’unico ministero  senza portafoglio è quello, cruciale, per l’innovazione tecnologica e transizione digitale e l’altro ruolo è quello delicatissimo di uomo-ombra, uomo-macchina e guardia spalle di sottosegretario alla Presidenza.  Ed è proprio a questi magnifici sette (più due) che sarà affidata in larga prevalenza affidata la programmazione degli ingenti fondi europei legati al Recovery plan.

Il ministero dell’Economia e delle finanze (Mef), uno dei più importanti in questi mesi di crisi, è stato assegnato a Daniele Franco (foto a sinistra), che conosce molto bene gli uffici di via XX settembre, avendo ricoperto la carica di ragioniere generale dello stato dal 2013 al 2019, nominato per la prima volta dall’allora ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni (governo Letta) e poi confermato da Pier Carlo Padoan (governi Renzi e Gentiloni) e Giovanni Tria (governo Conte I). Dal 2019 è in Banca d’Italia, con il ruolo prima di vice direttore generale e poi di direttore generale, incarico che ricopre attualmente. È inoltre presidente dell’Istituto per la vigilanza delle assicurazioni (Ivass), fa parte del comitato esecutivo del think tank Aspen Institute Italia (presieduto dal suo precedessore Giulio Tremonti), e del comitato direttivo dell’istituto affari internazionali (Iai), di cui fanno parte anche diversi ex ministri come Amendola, Pinotti, Mogherini, Padoan e Frattini.

Al direttivo di Iai, ricorda Openpolis, appartiene anche il nuovo ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Enrico Giovannini. Non si tratta del primo incarico di governo per lui: per circa 10 mesi fu ministro del Lavoro e delle politiche sociali nel governo Letta, tra il 2013 e il 2014. Anch’egli, dunque, non rappresenta una figura così distante dalla politica. È infatti anche membro del board scientifico di “Scuola di politiche” (presidente Enrico Letta), dell’assemblea del Forum disuguaglianze e diversità (coordinato tra gli altri dall’ex ministro Fabrizio Barca) e dell’associazione Merita Meridione – Italia. È infine portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis).

Roberto Cingolani è il nuovo titolare dell’Ambiente, dicastero che cambierà il suo nome per diventare  ministero per la Transizione ecologica. Già direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit), è nel comitato scientifico della Fondazione Leonardo, il think tank della Leonardo Finmeccanica Spa, società detenuta a maggioranza dal ministero dell’Economia. Dal 2019 è anche consigliere nel board della multinazionale Illycaffè Spa.

Sebbene sia stato inserito nella squadra dei tecnici del governo Draghi, anche il neo ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi ha già avuto direttamente a che fare con la politica. Dal 2010 al 2020, infatti, è stato assessore regionale a Scuola, università e formazione dell’Emilia Romagna con il centrosinistra, nominato prima da Vasco Errani e poi dall’attuale governatore Stefano Bonaccini. Tre giorni prima di giurare al Quirinale, è stato nominato nel consiglio d’amministrazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). L’ultimo atto di Gaetano Manfredi, poche ore prima di terminare il suo incarico da ministro dell’Università.Visualizza immagine di origine

La nuova Guardasigilli è Marta Cartabia (foto a destra), dal 2014 al settembre scorso giudice della Corte costituzionale, nominata dall’allora presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Ha condiviso lo scranno alla Corte con l’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella, diventando la prima donna presidente della corte costituzionale.

Tra i ministri confermati rispetto al governo Conte II c’è Luciana Lamorgese all’Interno. Se è vero che all’inizio dell’esecutivo giallo-rosso era considerata una ministra tecnica, è altrettanto rilevante che nell’ultimo anno e mezzo abbia ricoperto il delicato ruolo di titolare del Viminale in un governo del tutto politico. L’ex prefetta di Venezia e Milano, inoltre, era già stata al ministero dell’Interno come capo di gabinetto, nominata dai ministri Angelino Alfano e Domenico Minniti, entrambi appartenenti a esecutivi di centrosinistra.

Il ministero dell’Università sarà invece presieduto da Maria Cristina Messa, già rettrice dell’Università Bicocca dal 2013 al 2019. Messa è anche vice presidente del cda della Fondazione Orchestra sinfonica di Milano e consigliera della Bracco Imaging Spa, azienda sanitaria che si occupa di apparecchiature biomedicali.

Al managVisualizza immagine di origineer Vittorio Colao è stato affidato il ministero senza portafoglio per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale. Essendo vicenda piuttosto recente, tutti ricorderanno che nei mesi della pandemia Colao venne nominato dal governo Conte II a capo del Comitato di esperti in materia economica e sociale per la ripresa – Covid19, la cosiddetta task force per la ripresa economica voluta dall’allora presidente del consiglio Conte, di cui facevano parte peraltro anche Giovannini e Cingolani. Colao è un manager di lungo corso, con ruoli apicali in Vodafone e Rcs media group, oltre che con consulenze per banche d’affari come la Morgan Stanley.

Infine il delicato ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è andato a Roberto Garofoli (nella foto a sinistra), già nominato capo di gabinetto al ministero dell’Economia dall’allora ministro Giovanni Tria (governo Conte I). Si tratta dello stesso Garofoli che non più tardi di due anni fa, alla fine del 2018, fu costretto a lasciare il ministero del Tesoro per le pressioni dei 5 Stelle e in particolare del portavoce di Conte, Rocco Casalino”. È  membro del think tank Italianieuropei, presieduto da Massimo D’Alema, di cui fa parte anche il ministro della salute Roberto Speranza.