Governo Draghi al via: “Basta interessi di parte, l’Italia deve ripartire”

Roma, 15 febbraio – Con il giuramento al Quirinale di sabato scorso, il Paese torna ad avere un governo nel pieno delle sue funzioni. A comunicarne la composizione al Capo dello Stato Sergio Mattarella, sciogliendo la riserva, è stato il nuovo premier Mario Draghi (nella foto), che ha poi guidato la sua squadra al Quirinale, il giorno successivo, per la cerimonia del giuramento. Qui di seguito, ricordiamo la composizione del nuovo esecutivo, un mix di tecnici e politici ad evidente impronta “draghiana” (con uomini di stretta fiducia nei dicasteri-chiave) che lascia ampiamente intendere come il nuovo presidente del consiglio sia fermamente intenzionato a tracciare la rotta e seguirla senza farsi troppo condizionare dalle pressioni dei sei partiti entrati nella maggioranza di governo e presenti al suo interno con propri rappresentanti.

La nuova compagine governativa annovera nove ministri già presenti nel governo Conte II e confermati: si tratta di Luciana Lamorgese (Interno), Luigi Di Maio (Esteri), Lorenzo Guerini (Difesa), Federico D’Incà (Rapporti con il Parlamento), Elena Bonetti (Pari opportunità),  Roberto Speranza (Salute), Dario Franceschini (Cultura).  Restano al governo, ma cambiando dicastero, anche Stefano Patuanelli (dallo Sviluppo economico all’Agricoltura) e Fabiana Dadone (dalla Pubblica amministrazione alle Politiche giovanili.

Per quanto riguarda la sua composizione, il nuovo governo ha nove ministri senza portafoglio: i già ricordati D’Incà, Bonetti e Dadone, Vittorio Colao (Innovazione tecnologica e transizione digitale), Renato Brunetta (Pubblica amministrazione), Mariastella Gelmini (Affari regionali e autonomie),Mara Carfagna (Sud e coesione territoriale), Erika Stefani (Disabilità) e
Massimo Garavaglia (Turismo, che prossimamente sarà trasformato in ministero con portafoglio).

I ministri con portafoglio, oltre ai già ricordati Lamorgese, Di Maio, Guerini, Speranza, Franceschini e Patuanelli, sono Marta Cartabia (Giustizia), Daniele Franco (Economia e finanze),
Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico), Roberto Cingolani (Ambiente, dicastero che assumerà a breve la denominazione di Ministero per la Transizione ecologica, assorbendo le competenze in materia energetica allo stato attribuite ad altri ministeri), Enrico Giovannini (Infrastrutture e trasporti),  Andrea Orlando (Lavoro e politiche sociali), Patrizio Bianchi (Istruzione), Cristina Messa (Università e ricerca).

Nel corso della prima, breve riunione del nuovo Governo, si è proceduto alla nomina di Roberto Garofoli come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con funzione di segretario del Consiglio medesimo. Nell’occasione, il nuovo capo del governo ha rivolto alla sua squadra un breve messaggio, centrato sulle parole d’ordine della coesione e dell’unità, perché la prima e più importante sfida di affrontare è “mettere in sicurezza il Paese”, mettendo da parte (messaggio rivolto soprattutto ai membri politici dell’esecutivo) provenienze e posizioni diverse  per far “ripartire” l’Italia. Draghi si è quindi messo subito al lavoro, nello stesso ufficio utilizzato fino a pochi minuti prima da Conte, assieme al sottosegretario Garofoli.

Manca ora soltanto la prova dell’Aula, dove però non si prevedono sorprese e si ritiene anzi che – anche nel caso di possibili defezioni tra i parlamentari del M5S – il nuovo Governo incassi la fiducia con numeri decisamente inusitati rispetto al passato. Il calendario prevede prima il passaggio in Senato, mercoledì, al quale seguirà il giorno successivo il voto di fiducia a Montecitorio.