Gli infermieri ai giornali: “Basta confonderci
con altre figure”

Roma, 27 aprile – Una lettera ai media per denunciare la confusione di cui gli infermieri sono vittime, ‘scambiati’ con altre figure professionali, e chiedere più attenzione. Soprattutto per evitare che la categoria venga additata per comportamenti infamanti di operatori che nulla hanno a che fare con la professione infermieristica.

A scriverla, indirizzandola a tutti i mezzi di comunicazione sul territorio nazionale, è la presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), Barbara Mangiacavalli (nella foto), che già tre anni fa aveva assunto un’analoga iniziativa.
Noi infermieri iscritti a questa Federazione siamo a volte oggetto di errori mediatici che suscitano grande imbarazzo e risentimento nei professionisti”  spiega Mangiacavalli. “Il termine ‘infermiere’ è utilizzato a vario titolo per indicare operatori di altre professionalità quando questi compiono atti e, spesso, illeciti o reati di varia natura. In sostanza, nel mondo sanitario sembrano esistere solo due categorie professionali da citare per i media: medici e infermieri. Indubbiamente dopo la prima richiesta di collaborazione agli organi di stampa si è molto ridotto l’utilizzo improprio del termine infermiere“. Tra l’altro, ricorda, “l’istituzione dell’Ordine professionale degli infermieri, ha visto inasprire le pene per chi abusivamente si attribuisce questo tipo di professionalità“.
L”errore’ in cui incorrono i giornali, sostiene Mangiacavalli, ” “è legato a esigenze di spazio sui giornali o a semplificazioni eccessive da parte di chi in radio, tv o sul web ha necessità di essere compreso in fretta dal grande pubblico. Ma questa esigenza non può e non deve legittimare l’attribuzione della professione infermieristica a chi infermiere non è”.

La presidente Fnopi sottolinea che con tutto ciò “non si facilita la comprensione, ma si rende al contrario ben più gravoso il compito di chi assiste le persone e ben più difficile da parte delle persone con bisogni di salute sapere esattamente a chi rivolgersi. Il principale fraintendimento dei mezzi di comunicazione – precisa – avviene quando si utilizza la qualifica di infermiere, attribuendola erroneamente a personale ausiliario, a operatori sociosanitari” .
Mangiacavalli invoca dunque “maggiore chiarezza che eviterebbe tra l’altro lo spiacevole, quanto inutile seppure necessario, ricorso a richieste di rettifica a mezzo stampa che dal 2017 in poi sono state almeno 10, anche se il fenomeno” precisa  “è comunque in calo rispetto agli anni precedenti di oltre il 70% dei casi“. La presidente degli infermieri, per chiarire ogni equivoco,  elenca puntigliosamente le specificità professionali della categoria: “Noi infermieri siamo professionisti laureati responsabili dell’assistenza infermieristica che esplichiamo attraverso valutazioni, interventi e certificazioni competenti e autonome in ambito assistenziale, curativo, riabilitativo, preventivo“.
Inoltre “abbiamo l’obbligo di iscrizione all’Albo professionale tenuto dall’Ordine, per poter esercitare la professione. Conseguiamo master, laurea magistrale e dottorato di ricerca e svolgiamo funzioni cliniche molto diversificate tra loro con numerose specializzazioni, così come funzioni manageriali (dal coordinamento alla direzione di strutture complesse), funzioni formative e di ricerca in ambito universitario e non. Seppure in forme diverse e con percorsi professionalizzanti diversi, esistono poi una serie di figure dedicate sostanzialmente all’assistenza di base, soddisfacimento di bisogni igienici, di eliminazione e di confort domestico alberghiero, e in alcuni casi di pulizia e manutenzione di utensili, apparecchi, presidi usati dal paziente e dal personale medico e infermieristico per l’assistenza al malato“.
Ci sono poi “figure non professioniste, non iscritte ad Ordini, che lavorano su attribuzione dell’infermiere che rimane il responsabile di riferimento diretto. Per fare un esempio molto pratico, seppur forzato, è come confondere all’interno degli istituti scolastici un insegnante con un operatore scolastico“ conclude Mangiacavalli, chiedendo ai responsabili dei media “di nuovo collaborazione per fare il passo finale, visto il trend positivo registrato e per evitare il ripetersi di tali situazioni, lasciando così a noi infermieri la necessaria serenità nell’attività quotidiana in cui ci prendiamo cura dei pazienti e la certezza che i pazienti ci riconoscano per quel che siamo e non ci guardino con un sospetto legato in realtà all’agire di altre figure non controllate, non responsabili e che noi, come Ordini professionali, non possiamo neppure sanzionare“.