Gizzi: “Mascherine, il problema non è solo il ‘ristoro’, è il dopo”

Roma, 6 maggio – Il protocollo d’intesa firmato il 1° maggio dal commissario straordinario Domenico Arcuri e dalle sigle delle farmacie, delle parafarmacie e dei distributori intermedi, che sancisce l’impegno a risarcire il differenziale tra i costi sostenuti dalle farmacie e il prezzo di vendita finale e a garantire le mascherine protettive alle farmacie per il tramite dei propri distributori intermedi, riforniti “per quanto possibile” dalla Protezione Civile con cadenza settimanale, potrà essere sicuramente utile a far “tornare i conti” per il passato.  Ma per il futuro?

A sollevare la domanda è Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm (nella foto), nel suo ultimo editoriale sul notiziario associativo. Gizzi – uno dei firmatari del “protocollo del ristoro”, come ormai molti chiamano l’accordo concluso con Arcuri il primo maggio – non rinnega l’accordo chiuso con il commissario straordinario appena qualche giorno fa (“Avevamo presentato altre proposte” spiega “ma le scelte sono poi cadute su altre soluzioni, e la nostra federazione le ha accettate con senso di responsabilità”), ma non rinuncia a rimarcare i punti critici ancora irrisolti.

Le preoccupazioni di Gizzi sono riferite, in particolare, alla situazione che, per effetto delle scelte di Arcuri, potrebbe venirsi a creare. Il protocollo “stabilisce che la Protezione civile cederà le mascherine ai distributori intermedi a 38 centesimi al pezzo, i quali le rivenderanno alle farmacie applicando un ricarico di 2 centesimi. Alle farmacie resta quindi un margine di 10 centesimi. A monte di questo meccanismo distributivo, quindi, lo Stato deve reperire mascherine a un prezzo inferiore o uguale a quello al quale lo venderà ai distributori” rammenta il presidente Assofarm, osservando che “alla prima call tramite il Consip, hanno risposto positivamente solo cinque venditori, non a caso quasi tutti importatori. È un segnale preoccupante”.
“Rischiamo di aver creato un meccanismo che di fatto impedirà la produzione domestica di mascherine, dopo che per settimane si è detto che sarebbe stato un settore strategico e che, sulla scorta di ciò, non poche imprese hanno riconvertito parte delle loro linee produttive” continua Gizzi, evidenziando quello che potrebbe essere il punto di caduta della strategia scelta da Arcuri. ” “Rischiamo anche di aver creato un meccanismo, centralizzato e rigidamente basato sul ‘massimo ribasso’ del prezzo di acquisto, probabilmente inadeguato per un mercato globale caratterizzato da offerta scarsa e domanda in crescita”.

“Il problema è di enorme complessità e, come ogni aspetto di questa crisi, coinvolge contemporaneamente le dimensioni sanitarie, economiche, organizzativo-istituzionali del nostro Paese. Il limite di una sola dimensione si riverbera immediatamente sulle altre” conclude Gizzi. “La lezione che tutti noi possiamo trarre dalla vicenda oggetto di questa riflessione non può che essere una: oggi più che mai il confronto tra le parti è fondamentale, nessuno può completamente governare il proprio raggio d’azione, lo scambio preventivo di informazioni e la condivisione delle strategie è l’unico vero approccio vincente contro le sfide poste dal Covid”.