Gizzi confermato alla presidenza dell’Unione farmacie sociali europee

Roma, 23 novembre  -“Se ciò che ci unisce è la volontà di offrire un servizio sanitario di prossimità al cittadino, allora per essere parte dell’Unione europea delle farmacie sociali non conta tanto essere farmacia pubblica o cooperativa, ma è più determinante essere sociale nella sostanza”.

Con queste parole il presidente della Unione europea delle farmacie sociali (Uefs) Venanzio Gizzi, fresco di conferma nell’incarico, annuncia una delle più importanti decisioni prese lo scorso 20 novembre ad Anversa dalla federazione che riunisce 2.300 farmacie e dieci grossisti distributori in Belgio, Francia, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito e Svizzera.

“Si tratta di una svolta importante”  spiega Gizzi “perché sposta l’attenzione dalla struttura proprietaria alla mission: la farmacia sociale vede nel bisogno sanitario del cittadino il proprio obiettivo primario, e non una mera occasione di profitto. La salute dei propri bilanci è cosa importantissima, ma la tendenza alla massimizzazione degli utili è un’altra cosa, non priva di rischi etici e sociali”.

“Detto ciò” puntualizza Gizzi “è evidente che per essere farmacia sociale non bisogna per forza essere farmacia pubblica o cooperativa di farmacie, si può anche essere farmacia privata indipendente e addirittura catena di farmacie. La Uefs quindi si apre a chiunque condivida questa filosofia sociale”.

Durante l’incontro di Anversa il direttivo della Uefs ha rivolto al presidente Gizzi e al segretario generale Marc Henry Cornely l’invito a mantenere i rispettivi incarichi anche per i prossimi quattro anni. Secondo l’Unione, una maggiore stabilità delle cariche permetterà di affrontare con maggiore efficacia il periodo critico che la farmacia sta vivendo nella maggior parte dei contesti nazionali europei.

“In un momento così complesso, il fatto che la Uefs abbia deciso di scommettere ancora sulla rappresentanza italiana dovrebbe essere motivo di soddisfazione per tutta la nostra sanità nazionale” commenta Gizzi, leggendo nella decisione dell’Unione  “un riconoscimento a quanto il movimento delle farmacie comunali italiane ha saputo fare in questi anni”.