Gimbe torna all’attacco degli sprechi: “Le frodi tolgono 5 mld al Ssn”

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Roma, 4 luglio  – Sprechi per 22,51 miliardi, un enormità di denaro pubblico inutilmente dispersa nelle spesa sanitaria pubblica per il sovra-utilizzo di servizi e prestazioni inefficaci e inappropriate, per le frodi e gli abusi, per acquisti a costi eccessivi, per il sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie efficaci e appropriate, per la burocrazie e le complessità amministrative e per l’inadeguato coordinamento dei vari livelli di assistenza.

A quantificare lo sperpero, nel suo secondo rapporto sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale presentato nella Biblioteca Spadolini del Senato a inizio dello scorso mese di giugno, è stata la Fondazione Gimbe, nata 20 anni fa per promuovere una sanità efficiente, funzionale e sostenibile fondata sui principi dell’evidence based medicine.

A riportare d’attualità è stata la stessa fondazione, rilanciando e diffondendo i contenuti dell’Appendice 1 del suo report, relativa al capitolo “Frodi e abusi”, una delle categorie responsabili degli sprechi poc’anzi elencate.

“La categoria Frodi e abusi – afferma il presidente Gimbe Nino Cartabellotta erode circa 4,95 miliardi di euro (il range va da 3,96 a 5,94 mld) tramite fenomeni corruttivi e/o comportamenti opportunistici condizionati da conflitti di interesse, che non configurano necessariamente reato o illecito amministrativo – puntualizza – ovvero non sempre sono condotte perseguibili per legge. Di conseguenza abbiamo deciso di esplorare in maniera analitica questa categoria, per diffondere la consapevolezza che alcuni comportamenti non possono essere più accettati solo perché ‘così fan tutti’“.

Partendo dalle iniziative istituzionali realizzate dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e dall’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione e integrando fonti internazionali, casistiche giurisprudenziali, fatti e fenomeni nazionali,  Gimbe ha identificato “ben 53 tipologie di frodi e abusi organizzati in 9 categorie: policy making e governance del sistema sanitario; regolamentazione del sistema sanitario; ricerca biomedica; marketing e promozione di farmaci, dispositivi e altre tecnologie sanitarie; acquisto di beni e servizi; distribuzione e stoccaggio di prodotti; gestione delle risorse finanziarie; gestione delle risorse umane; erogazione dei servizi sanitari“.

“Scorrendo l’elenco dei singoli fenomeni” spiega Cartabellotta “risulta evidente che da un lato tutti gli attori del sistema sanitario sono coinvolti (politica, management, professionisti sanitari, cittadini e pazienti), e che dall’altro è difficile, se non impossibile, introdurre misure preventive per molti abusi che non rappresentano reati o illeciti amministrativi, ma sono di fatto alimentati da conflitti di interesse e scarsa etica professionale”.

“Il motivo principale di stupore – commenta il presidente della Fondazione – è costituito dall’inverosimile convivenza di oltre 20 miliardi di sprechi con un finanziamento pubblico tra i più bassi d’Europa e, tutto sommato, servizi sanitari di livello elevato”.

Eppure, osserva Cartabellotta,  da una lettura attenta del Rapporto Gimbe “si evince che gli sprechi si annidano nell’erogazione di beni e servizi e nella pianificazione e organizzazione dell’assistenza sanitaria, mentre la scure del finanziamento pubblico si è abbattuta principalmente sul personale che, tra blocco delle assunzioni e mancato rinnovo di contratti e convenzioni dal 2009, rappresenta una voce di spesa stabile per il Ssn”.

Il II Rapporto Gimbe sulla sostenibilità del Ssn, tengono a evidenziare dalla Fondazione, ha enfatizzato “il notevole impegno di Agenas e Anac che hanno messo in campo diverse misure di prevenzione: dal Protocollo d’intesa Anac-Agenas al Protocollo d’intesa ministero della Salute-Anac; dal Piano nazionale anticorruzione del 2012, poi aggiornato nel 2015 e nel 2016, agli specifici approfondimenti tra cui le Linee guida per l’adozione dei codici di comportamento negli enti del Ssn e la Modulistica standard per la dichiarazione pubblica di interessi da parte dei professionisti del Ssn“.

“Strumenti fondamentali – riconosce il Gimbe – che, se uniformemente adottati, potrebbero ridurre una quota consistente di abusi non conseguenti a reati o illeciti amministrativi”.

“L’Osservatorio Gimbe per la sostenibilità del Ssn” conclude Cartabellotta “ha identificato nel monitoraggio analitico di frodi e abusi una priorità per il biennio 2017-2018: in un momento particolarmente critico per la sostenibilità del servizio sanitario, questo tipo di sprechi non è più tollerabile non solo per ragioni economiche, ma soprattutto etiche. Ecco perché chiediamo a tutti di contribuire attivamente attraverso la consultazione pubblica del Rapporto Gimbe aperta sino al 30 settembre”.