Gimbe: ‘Patto Salute superato ma da firmare subito, a rischio 3,5 mld’

Roma, 19 novembre – Così com’è, il Patto per la Salute è  uno strumento anacronistico, per almeno tre ragioni: la prima è che il suo arco temporale di riferimento (tre  anni) è  troppo breve; la seconda è che tale durata, già non adeguata, è sempre inferiore a quanto programmato, perché il rinnovo ogni tre anni è spesso disatteso per motivi elettorali; la terza e fose più importante è che – non essendo di fatto sottoposto ad alcun monitoraggio – il Patto finisce per avere un impatto sostanzialmente nullo sulla salute delle persone, perché la maggior parte delle misure concordate tra Stato e Regioni rimangono inattuate.

Questo il lapidario giudizio di Nino Cartabellotta (nella foto), presidente della Fondazione Gimbe,  sull’accordo finanziario e programmatico tra Governo e Regioni per la gestione del Servizio sanitario nazionale, la cui stipula costituisce quest’anno per la prima volta la conditio sine qua non per garantire l’incremento di risorse per la sanità pubblica (due miliardi di euro nel 2020 e ulteriori 1,5 miliardi nel 2021), come sancito dall’ultima Legge di bilancio. La scadenza per la stipula del Patto, originariamente fissata al 31 marzo 2019, è poi slittata al 31 dicembre.

Per Cartabellotta, bisogna avere l’onestà intellettuale e politica di riconoscere che quello sul Patto è ormai diventato una sorta di balletto inconcludente, come un’analisi condotta dalla Fondazione Gimbe mettendo in fila tutti i fatti e gli atti che si sono succeduti in materia dall’inizio dell’anno a oggi dimostra senza tema di smentita: sia nei primi otto mesi dell’anno, quando il dicastero della Salute guidato da Giulia Grillo, sia da settembre a oggi, con Roberto Speranza nuovo ministro,  le trattative tra Stato e Regioni hanno avuto un andamento a dir poco ondivago, senza una tabella di marcia ben definita e con continui cambi di rotta. “Undici mesi bruciati  senza riuscire a siglare un Patto che per la prima volta condiziona l’incremento delle risorse che, se dovessero malauguratamente andare in fumo, farebbero precipitare nel baratro il Ssn” sintetizza Cartabellotta, affermando che “i fatti documentano senza appello che il Patto per la Salute non è che un terreno di acceso scontro politico, non solo per la storica difficoltà di sintonizzare le priorità di Governo e Regioni, ma soprattutto per l’impossibilità di allineare sulla salute delle persone gli interessi divergenti e conflittuali delle varie Regioni”.

Per il presidente di Gimbe, infatti, gli orientamenti partitici, le istanze di regionalismo differenziato, l’incolmabile gap Nord-Sud e la variabile penetrazione del privato accreditato “rendono impossibili accordi unanimi, facendo largo a compromessi e mediazioni”. Senza contare, aggiunge Cartabellotta,  che “dopo l’abolizione della clausola di salvaguardia finanziaria fortemente voluta dai ministri Grillo e Speranza, l’occhio vigile del MEF vuole evitare che alcuni accordi mettano a rischio l’equilibrio finanziario delle Regioni”.

Da queste analisi e considerazioni, Gimbe prende le mosse per rivolgere al Governo tre precise e circostanziate esortazioni: la prima è quella di siglare al più presto e senza ulteriori indugi il Patto per la Salute, perchè, spiega Cartabellotta, “i tempi sono ormai strettissimi e la posta in gioco è troppo alta”. La seconda è quella di modificare l’orizzonte temporale del Patto per la Salute 2019-2021 in 2020-2022, “allineandolo a quello della Legge di bilancio 2020, al fine di assegnare anche le risorse per il 2022”. La terza, infine, è quella di “avviare una riflessione costruttiva sulla necessità di una profonda revisione del Patto per la Salute, ripartendo dalla denominazione anacronistica, dai contenuti inappropriati, visto che si tratta di un contenitore di volta in volta riempito in maniera strumentale, dall’orizzonte temporale troppo breve per un’adeguata programmazione sanitaria, dalle inesistenti modalità di monitoraggio e verifica”.

“Non è più accettabile affidare la tutela della salute a un documento che, a dispetto della denominazione, configura un terreno di continuo scontro politico, alimenta compromessi sempre più al ribasso delegittimando le Istituzioni ed è di provata inefficacia sulla sanità e soprattutto sulla salute” è la conclusione di Cartabellotta. “Per non parlare delle conseguenze che vengono scaricate, oltre che su aziende sanitarie e professionisti, su pazienti e famiglie delle fasce socio-economiche più deboli, in particolare al Centro-Sud, rendendo evanescente il ruolo della Repubblica, che dovrebbe tutelare la nostra salute proprio tramite una leale collaborazione Governo-Regioni”.